martedì 30 settembre 2014

Perla del mese - Settembre

Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, 
la commozione di sentirsi buoni 
e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. 
Tutto questo perché siamo più vicini al cielo.


[Emilio Comici]

giovedì 18 settembre 2014

Museo Nazionale della Montagna

Accanto alla Chiesa ed al Convento del Monte dei Cappuccini sorge una struttura carica di storia che il CAI ha contribuito negli anni a rendere un museo piccolo ma affascinante.
Il Museo nel 1900
Il progetto cominciato nel lontano 1874 ha visto inizialmente nascere un osservatorio alpino: una sorta di grande cannocchiale orientabile all'interno di un padiglione. Successivamente, nei saloni sottostanti sorsero alcune piccole mostre fotografiche che raccoglievano numerosi visitatori, affascinati dalle montagne spesso così vicine ma non ancora alla portata di tutti.
Nel 1901 il Principe Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi donò oggetti appartenutigli nella spedizione al Polo Nord. Con L'Esposizione Internazionale tenutasi a Torino nel 1911 le collezioni del Museo si arricchirono nuovamente e nel 1918 si poté avere un ordine più preciso del complesso delle sale. Esistevano infatti due saloni al piano terreno, la sala superiore e, infine, il terrazzo della vedetta su cui era collocato un ottimo telescopio.

Dal 1935 il Museo vide avviarsi numerose opere di ristrutturazione e rifacimento (esterno ed interno) che permisero di aumentare lo spazio espositivo interno ed adeguare l'intera struttura ad accogliere altro materiale. I lavori si chiusero il 19 Luglio 1942 ma pochi anni più tardi la Guerra causò gravi danni che costrinsero nuovamente a chiudere le sale alte per quasi due anni: il tetto era stato distrutto insieme alle finestre e parte dei muri.
Dopo la Guerra vennero avviati dei lavori per rivalorizzare gli spazi espositivi ma solo nel 1966 presero il via i lavori più decisivi che smantellarono tutte le strutture per un rifacimento generale.
Il 21 Marzo 1981 fu inaugurato il completamento di tutta la ristrutturazione del Museo, composto da sale espositive permanenti e temporanee.
Il Monte dei Cappuccini con il tempo si è affermato come un vero polo culturale internazionale dedicato alla montagna, composto da ben tre strutture, una dedicata agli incontri, una alla documentazione e una alle esposizioni.
Quest'ultima struttura ha visto negli anni dopo il 2000 l'arrivo di un comodo ascensore che porta fino al piano di vedetta da dove si possono ammirare quasi 400 chilometri nel nostro arco alpino, grazie anche ad un ampliamento della terrazza. Quasi un ritorno alle origini considerando quale fu il suo primo utilizzo.

Oggi il Museo della Montagna è una realtà affermata che collabora abitualmente con moltissimi Enti internazionali ed è mondialmente riconosciuto come punto di riferimento per la cultura della montagna. È socio fondatore dell'International Alliance for Mountain Film, associazione che riunisce 22 festival ed operatori del settore "cinema di montagna" di 17 paesi diversi, oltre a collaborare per progetti espositivi e scientifici con molti dei principali musei del mondo dedicati alla montagna.
Il materiale esposto e le numerose mostre temporanee hanno attirato anche grandi nomi dell'alpinismo nazionale ed internazionale come ad esempio Walter Bonatti, Reinhold Messner, Edmund Hillary, Tenzing Norgay, Jerzy Kukuczka, Luis Trenker e molti altri.
Oggi, guidati nelle sale dalle registrazioni dell'attore alpinista Giuseppe Cederna, è possibile seguire il loro stesso percorso, proprio come si potrebbe fare su un sentiero ad alta quota, e forse sperimentare le loro stesse emozioni.
Perchè no? Dopotutto ogni visitatore può provare a mettersi in gioco, come fanno i bambini nei laboratori didattici proposti dal Museo alle scolaresche, e sentirsi "Alpinista per un giorno".

La vedetta alpina nel 1920
Il Museo della Montagna di Torino è uno dei punti di interesse della città che viene troppo spesso dimenticato o preso poco in considerazione. Eppure racchiude un significativo tesoro storico, affascinante ed antico come le montagne che circondano la città. 


Visite al Museo:
Dal Martedì alla Domenica dalle 10.00 alle 18.00.
Chiuso il Lunedì.

http://www.museomontagna.org/it/home/index.php

martedì 9 settembre 2014

Pertus Colombano Romean

Alla fine del 1300, dopo le guerre, l'epidemia della peste nera e la piccola glaciazione, si verificò un generalizzato incremento della popolazione e conseguentemente un aumento della necessità di approvvigionamento di acqua. Il 20 Ottobre 1526 fu affidato al minatore Colombano Romean, l'incarico di realizzare una galleria per derivare le acque del Rio Thullie alle frazioni Ramats e Cels.

Gli abitanti di Cels e Ramats dovevano corrispondere a Colombano Romean due emine di buon vino e una emina (23,055 litri) di segala per ogni mese di lavoro, più quattro sestieri (1 sestiere = 2 emine) di legumi all'anno. Il compenso fu stabilito in 5 fiorini da 12 soldi per ogni tesa (m 1,7) di galleria eseguita. I committenti dovevano anche fornire gli attrezzi necessari, una baracca, una botte e l'olio necessario per l'illuminazione della galleria. Nella baracca, posta vicino all'imbocco, c'era una botte per il vino e una madia per il pane. Il cibo era fornito giornalmente dagli abitanti della Ramats, portato a Romean (pare) dal suo cane.

L'opera fu terminata dopo sette anni nel 1533: a Colombano Romean furono pagati 1600 fiorini, pari a 320 scudi (circa la metà del bilancio annuale di un comune valsusino dell'epoca). La leggenda vuole che Romean fosse ucciso dai chiomontini quando si resero conto di avergli promesso una cifra esorbitante. Un'altra leggenda narra che il minatore morì molto anziano, a causa di una gran bevuta di vino.

Romean aveva a disposizione martello, mazza, piccone, cunei e pali in ferro e probabilmente l'aiuto di un lavorante. Iniziò lo scavo dal versante di Chiomonte, dove già esisteva un primo
tentativo di scavo, illuminando la galleria con lampade ad olio e probabilmente utilizzando mantici per l'areazione. Il materiale di scavo o smarino, circa 3500 metri cubi, fu gettato all'esterno, dove forma una piccola discarica inerbita. Lo scavo fu portato a termine in sette anni lavorando da Aprile a Ottobre: durante l'inverno non era possibile raggiungere il cantiere a causa della neve e delle valanghe. Il minatore avanzò a colpi di piccone e mazza con un ritmo di circa 40 - 60 cm al giorno: nel condotto sono visibili gli avanzamenti evidenziati da gradini. Per poter mantenere la direzione giusta il minatore si orientò incidendo sulle pareti 46 mire (a forma di croce) che gli permisero di avanzare senza troppe deviazioni. Sono presenti anche 100 nicchie scolpite per appoggiarvi il lume ad olio. Lungo le pareti si riconoscono anche numerosi bassorilievi che raffigurano il Giglio di Francia, figure e volti umani, cuori e mani.

La galleria è stata scavata in dolomie triassiche e si sviluppa per 433,239 metri con un dislivello di 12,56 metri, iniziando dai 2019 mt, sul versante della Dora e terminando a 2034 m nel vallone delle Thullie. Ha forma ovoidale con altezza media di 1,80 metri e larghezza di un metro. Gli ultimi 40 metri sono stati rivestiti nel 1931 con calcestruzzo, molto probabilmente a causa dei crolli della volta. L'acqua è captata nel Rio di Thullie sotto il ghiacciaio dell'Agnello e con una condotta di un chilometro raggiunge la vasca di carico, dove inizia il condotto sotterraneo, che ha una portata media di 2,23 m³/s

L'avvicinamento alla galleria può avvenire lungo diversi itinerari. Qui di seguito presenteremo uno dei più paesaggistici e meno impegnativi.
Lasciamo l'auto nel comodo parcheggio prima di Grange della Valle a quota 1772 m e attraversiamo il ponte sul Rio di Galambra ed il piccolo incantevole centro abitato. Ci sono due fontane tra le case, di cui una accanto alla cappella consacrata alla Madonna delle Nevi. Lasciando il paese si imbocca il sentiero B7/804 marcato bianco/rosso che dopo un breve tratto tra larici ed ontani ammorbidisce la pendenza e si immette a quota 1800 m in una carrareccia sterrata, a destra la strada incrocia più volte un sentiero che porta a Case Armeita non lontano da Cels. I cartelli indicano a sinistra in direzione di un cancello di ferro fino a raggiungere Grange Clot Brun a 1905 m. La maggior parte delle case appare ormai abbandonata da tempo, il sentiero costeggia un grande cascinale e riprende la salita nella
macchia boscosa all'ombra di alcune maestose conifere. Alle nostre spalle lo Chaberton, facilmente riconoscibile fa mostra di sè mentre noi iniziamo un piacevole traverso in quota tra le basse nuvole che vanno addensandosi. In condizioni di buona visibilità è possibile ammirare il fondovalle con Exilles ed il suo forte militare, la Dora che scorre in direzione di Chiomonte, e poi tutte le cime dalla parte opposta della valle: la testa dell'Assietta, Punta Gran Serin, la Cima delle Vallette e il Ciantiplagna. Alla nostra sinistra una cresta rocciosa accompagna lo sguardo più avanti verso cima Quattro Denti con i suoi 2106 m.

Si raggiunge quindi il pertugio quasi in corrispondenza di un bivio: a destra il sentiero B6 che insieme al B5 conduce a Ramats. A sinistra si procede con alcuni tratti maggiormente in pendenza verso Cima Quattro Denti. Decidiamo di attraversare la galleria e di chiudere successivamente con un anello verso la Cima Quattro Denti e ritorno a Grange della Valle.
Il Pertugio Colombano Romean è tutt'ora attraversato dal corso d'acqua quindi si consiglia di attraversarlo in un periodo adatto, muniti di torce elettriche e calzature adeguate.
Il primo tratto di galleria è piuttosto basso e costringe a procedere curvi. Poi la volta si alza e fino alla fine si procede comodamente, fatta eccezione per alcuni passaggi che costringono a mantenere l'attenzione per non scivolare sulle rocce. Davvero sbalorditivo lo stato di conservazione del lavoro del minatore chiomontino, sono ancora visibili i segni delle lavorazioni sulla volta e lungo le pareti.
Al termine della galleria una moderna scala di alluminio sostituisce i vecchi pioli di ferro e permette di riaffiorare in superficie, spingendo con un po' di energia un grata di metallo per uscire nel Vallone Tiraculo. Alla nostra destra, dopo Grangia Thullie ormai abitata solo da grasse marmotte si trova il Rio Tornon che scorre verso la Val Clarea. A sinistra invece possiamo notare la cresta rocciosa che prosegue verso Passo Clopacà e Monte Niblè con i suoi 3365 m di altitudine.

Il percorso, chiaramente tracciato sulle carte Fraternali 1:25000 N°3, è classificabile come un E di circa un paio d'ore per raggiungere la galleria. Il pertugio richiede un po' di tempo per essere attraversato con la dovuta attenzione, per non perdere nessun dettaglio di questa sensazionale opera di ingegneria idraulica del passato.

Ringrazio Cristina, Federica e Luigi per avermi fatto scoprire questo piccolo ma importante tesoro delle nostre montagne, da vivere come una vera avventura.












domenica 31 agosto 2014

Perla del mese - Agosto

La mia casa è quassù fra lo sconfinare delle vette e i racconti del vento,
La mia casa è quassù fra le altere pareti e misteriosi silenzi,
La mia casa è quassù fra garrule acque e dolcissimi ricordi,
Qui sono io, qui è la mia casa, qui sono le mie montagne. 
[Antonella Fornari]



domenica 24 agosto 2014

Civrari - Punta della Croce

Tre ore di cammino lungo un itinerario che regala dei magnifici scorci panoramici, su un percorso EE che si snoda sulla cresta sud del Civrari, esposta al sole e con poca ombra se non sotto i boschi di faggi e conifere situati tra 1200 e 1500 m.
Questo è il tempo che richiede un'escursione come questa.
Un'escursione che offre alla vista una serie di paesaggi incantevoli, che invita alla contemplazione di frequente e che fa desiderare ardentemente di salire ancora e di raggiungere la vetta anche se in questo caso sarebbe più opportuno parlare di cresta.
Il Civrari prende questo nome dal dialetto piemontese e stava a significare "montagna delle capre". Questa montagna delle Graie infatti veniva probabilmente utilizzata in passato per il pascolo delle capre. Oggi i suoi principali visitatori sono alpinisti ed escursionisti che non si lasciano sfuggire l'occasione di un'ascensione piacevole come questa.

Partiti da Rubiana ci lasciamo il centro abitato alle spalle lungo la Via del Lys e svoltiamo a sinistra diretti a Borgata Favella. Qui lasciamo l'auto e proseguiamo verso la Muanda Nuova Azienda Agricola. A quota 1146 m raggiungiamo quindi Muanda Soffietti, un cascinale abbandonato, la strada asfaltata diventa sterrata e si addentra in un boschetto che ha ormai divorato i resti di alcune abitazioni e di alcune vetture abbandonate.
Subito dopo il sentiero si allarga, un grande masso al centro, marcato bianco/rosso, indica di deviare a destra inoltrandosi nuovamente nel bosco tra le conifere e l'erba alta. Proseguendo dritto si può raggiungere Rocca Tunino (1414 m) e il Sapei (1624 m)

Il sentiero è marcato bianco/rosso ma è visibile occasionalmente anche una marcatura blu sugli alberi, si procede passando accanto ad un'altra casa abbandonata poi piega leggermente a sinistra e si raggiunge a circa 1500 m Colle la Bassa. Una bacheca informativa che riporta un avviso del Comune di Caprie in collaborazione con i G.A.L. delle Valli di Lanzo della Val Ceronda e Casternone, per comunicare il progetto in corso  del ripristino e riqualificazione del sentiero 571 dal Colle La Bassa ad Alpe Cormeano.
Il sentiero in questione è proprio davanti a noi, marcato rosso che scende fino a quota 1456 m e si ricongiunge al sentiero per il Colombardo.
Dal pannello bisogna svoltare a destra in una macchia di conifere, oltrepassare una pietraia per trovare un'indicazione per il Civrari.
Le conifere si fanno via via più rade fino a lasciare totalmente il posto ai prati da pascolo a quota 1600 m.
Davanti a noi ora la meta è ben visibile, a destra una linea di rocce blocca la visuale verso Mompellato e verso il Col del Lys, a sinistra si delinea parte della Val di Susa verso Condove e buona parte del Massiccio dell'Orsiera.
Il sentiero è indicato con sporadici ometti di pietra e qualche segno bianco/rosso ma per non perdere la strada giusta è sufficiente seguire la lunga cresta puntando con decisione alla Punta della Croce camminando sulle ampie distese erbose o saltellando sulle rocce.
Si raggiunge Punta di Costafiorita a 1769 m dalla quale si gode di una visuale magnifica anche delle montagne ad Est che circondano Valdellatorre.
Si prosegue per una bassa anticima rocciosa poi il sentiero si fa leggermente più ripido per raggiungere la meta finale.
Due croci accolgono il nostro arrivo oltre al diario della cima, ben custodito in una cassa di metallo, uno specchietto in frantumi e un piccolo parafulmine.
Dalla cima la visuale è spettacolare: una buona visuale di Torino, della collina e dei comuni circostanti, la lunga cresta verso il Rocca Sella, Avigliana ed i suoi laghi, e poi ancora la Sacra San Michele, in cima al suo Pirchiriano. Il Gigante delle Cozie in lontananza (parzialmente coperto dalle nuvole), il già citato Massiccio dell'Orisera Rocciavrè, le alte cime della Val di Susa, il Rocciamelone con i suoi 3538 m di altezza, la riconoscibile sagoma del Lera, di Punta d'Arnas, della Bessanese, della Ciamarella ed ancora molte altre fino al Gran Paradiso più a Nord. Oltre alle basse cime della Val di Viù è possibile vedere anche il Cervino ed il Monte Rosa.
Più in basso all'ombra della cresta il laghetto del Civrari, poco profondo ma carico di leggende. Una delle più famose narra che nelle profondità del laghetto sia custodito un enorme tesoro. A guardia del tesoro: il Diavolo in persona.
Dall'altra parte, Punta Imperatoria a 2302 m di quota.
Le condizioni sono perfette: la pioggia del giorno precedente ha rinfrescato l'aria, il sole splende e la brezza spinge piccole nuvole che corrono veloci scavalcando rapide la cresta. Decido di concedermi una lunga pausa riflessiva mentre il vento fa mormorare la cima con una voce profonda ed austera.
Il fischio di un falchetto in volo a breve distanza mi riporta alla realtà ricordandomi che devo tornare a casa. Riprendo quindi il sentiero con la ferma decisione di voler tornare su questa imponente cresta, magari raggiungendo Punta Imperatoria provando un percorso alternativo (il Colombardo sembra promettente).
Il Civrari è una cima molto bella che consiglio a tutti. Un'escursione non certo delle più semplici: non c'è fonte d'acqua su questo versante così assolato e la cresta può risultare molto pericolosa in caso di cattivo tempo. Alcuni punti del sentiero di cresta sono molto stretti ed esposti, ma con un po' di esperienza e di rispetto per la montagna e per le proprie capacità il Civrari saprà parlare di sé in un modo che non si dimentica facilmente.