domenica 31 gennaio 2016

Perla del mese - Gennaio

Non si può mai dominare la natura,
l'alpinista deve assumersi le proprie responsabilità
e non dare la colpa alla montagna.


[Reinhold Messner]





martedì 26 gennaio 2016

Giuseppe Culicchia: Lanzo, il Diavolo gabbato e tre valli

Val grande, Val di Ala, Val di Viù: bellezze naturali, profumi di miele e storie molto singolari
[di G. Culicchia "in viaggio con gli scrittori" estratto da "Pagine del Piemonte" N 22, estate 2005]

Era una specie di droga. Il sabato pomeriggio, tutte le settimane, ci si dava appuntamento "su in collegio". Su in collegio voleva dire Lanzo, e per la precisione al campo di calcio di fianco al collegio dei Salesiani, ovvero proprio in cima al paese, a pochi passi dall'austero, imponente edificio grigio occupato dal famoso Istituto Magistrale Statale Federico Albert, da sempre inesauribile risorsa di ragazze ansiose di fare le maestre elementari da grandi e all'epoca ancora gestito almeno in parte da suore. Ma malgrado l'età, ossia i quindici anni, e le conseguenti ovvie tempeste ormonali adolescenziali, il sabato pomeriggio su in collegio alle future maestre elementari non si pensava. C'era l'appuntamento al campo di calcio e dunque il consueto rituale della scelta della squadra e della porta e dei portieri e poi c'era il pallone da (eventualmente) buttare dentro. Non contava niente altro. Adesso non ho idea se il sabato pomeriggio i quindicenni di oggi si trovino ancora su in collegio per giocare a calcio. Sono trascorsi venticinque anni. Forse preferiscono starsene a casa con le loro Playstation, e giocano con Fifa 2005 in un finto stadio affollato di finti spettatori con finte squadre popolate di finti campioni. Comunque: Lanzo col suo campo salesiano per me è sempre stata l'equivalente del Maracanà di Rio de Janeiro, con in meno la torcida e la samba ma in più i torcetti in vendita nelle panetterie e il Ponte del Diavolo. Al Ponte del Diavolo, d'estate, si va da sempre in cerca di refrigerio e anche a fare merenda o a prendere il sole, proprio come se le piccole spiagge ghiaiose ai bordi dello Stura fossero appendici di quella di Copacabana. Mancano il Pan di Zucchero e le brasiliane in topless, è vero, però ci sono moltissimi alberi e c'è il ponte, che risale al 1377 ed è bellissimo e unisce le due sponde con la sua unica arcata a schiena d'asino, che secondo la leggenda venne costruita dal Diavolo in cambio dell'anima del primo essere vivente che fosse transitato sul ponte (ricordo che da bambino mi raccontavano che sul ponte gli abitanti del posto fecero passare per prima una pecora, fregando il Diavolo, che adirato per via dell'inganno battè un piede per terra di cui è rimasta l'impronta). All'epoca medievale risale anche la Porta di Aimone, che ospita la Biblioteca Civica di Lanzo, piccolo tesoro di libri conservato all'interno della Torre, una delle biblioteche più affascinanti in cui mi sia mai capitato di entrare.

La stradina stretta che collega il collegio in cima al monte Buriasco (dove in origine c'era il castello di Landolfo, vescovo di Torino, fatto erigere nell'XI secolo) alla Torre porta all'ex Ospedale Mauriziano, edificio di una bellezza rara oggi purtroppo in stato di abbandono. Parallelamente ad essa, si inerpica su per il monte la cosiddetta "scalinata", che è divertente percorrere soprattutto d'inverno se è nevicato, meglio ancora quando a terra c'è un pericoloso strato di ghiaccio. Dalla scalinata si gode anche di un bel panorama sulle Valli di Lanzo, o almeno su parte di esse. Le valli infatti sono tre: la Val Grande, che culmina nel villaggio di Forno Alpi Graie (m 1226); la Val di Ala, che porta al Piano della Mussa (m 1752); e la Val di Viù, al termine della quale ci si ritrova al lago di Malciaussia (m 1805). Prima di arrivare a Forno, si incontrano Cantoira, Chialamberto e Groscavallo. Nei pressi della prima, in località Brunetta ovvero el vallone di Vrù, è possibile visitare il Museo di Archeologia Industriale, dedicato alle miniere e ai minatori che tanta parte hanno avuto in passato nell'economia delle valli. Oggi le miniere e i minatori non ci sono più, e nella Val Grande, che è dominata da notevoli contrafforti alpini, si vive anche di turismo sportivo, grazie alle numerose passeggiate e ai percorsi per il trekking e la mountain bike e ai torrenti dov'è possibile praticare il rafting a bordo di canoe o kayak e alle palestre naturali per chi fa roccia e ai dirupi da cui gli appassionati del parapendio si buttano nel vuoto appesi ai loro colorati sogni leonardeschi finalmente realizzati. Forno Alpi Graie è poi una buona base di partenza per vere e proprie escursioni alpine fino ai rifugi Ferreri (m 2207) e Daviso (m 2280), oppure spirituali, se si va al Santuario di Nostra Signora di Loreto, a cui si arriva percorrendo una scalinata di 444 gradini. Senza contare che all'albergo in cui culmina il paesino, con le sue casette dai tetti in pietre di Luserna addossate le une alle altre e sprigionanti d'inverno il profumo del riscaldamento a legna, si trova un ottimo miele al rododendro.

L'adiacente Val di Ala è più stretta, rispetto alla Val Grande. E contiene innanzi tutto Cères (m 704), con il suo Museo delle Genti delle Valli di Lanzo e la celebre raccolta di chiodi che qui venivano fabbricati e che da qui venivano esportati in tutta la Penisola, ma anche con i suoi bomboloni che la domenica vengono sfornati caldi alle cinque del pomeriggio dal bar dell'unico albergo che si affaccia sulla piazzetta principale. E ad Ala ecco la casa della Dogana costruita nel XV secolo e provvista di armi dei Savoia. Quanto alle bellezze naturali, vietato perdere la Gorgia di Mondrone, cascata a pochi minuti di cammino dalla borgata omonima.

Prima di arrivare al Piano della Mussa (m 1752), grande spianata venuta alla luce dove nel corso dei millenni si successero prima un ghiacciaio e poi un lago, e base di partenza per le escursioni al rifugio Città di Ciriè, c'è però Balme (m 1402), ovvero il comune più alto delle Valli di Lanzo. Qui, dopo la crisi dell'industria mineraria, si diffuse il contrabbando del sale tra l'Italia e la Francia. E proprio grazie all'abilità dei tanti passeurs locali, esperti di ghiacciai, scalate e traversate a tremila metri, Balme fu la località che vide nascere l'alpinismo torinese, con i contrabbandieri che poco a poco si trasformarono in guide alpine. Abbastanza straordinarie, sia detto tra parentesi ma non troppo, le paste di meliga di granoturco in vendita presso il locale tabaccaio-edicolante, di una fragranza assoluta.

La Val di Viù prende il nome dal paesino di Viù (m 774), immerso tra i boschi di castagni. Più in alto e più a Sud, il Colle del Lys (m 1311) unisce la Valle di Viù con quella di Susa: qui durante l'ultima guerra si batterono formazioni partigiane e unità della Repubblica Sociale e della Wehrmacht. A Lèmie invece, e per la precisione nella frazione Forno, c'è un ponte del XV secolo, in pietra come quello del Diavolo a Lanzo ma a due arcate. Poi, dopo Usseglio, ecco il lago di Malciaussia, a poca distanza dal Rocciamelone e dalla Savoia, e meta di gite soprattutto durante l'estate, quando anche i torinesi si spingono fin qui in cerca di sollievo dalla canicola cittadina.

Giuseppe Culicchia
Ha pubblicato i primi racconti nel 1990 nell'antologia Papergang-Under 25 III curata da Pier Vittorio Tondelli e nel 1994 il suo primo romanzo, Tuti giù per terra (premio Montblanc 1993 e Premio Grinzane Cavour Autore Esordiente 1995). Tra gli altri suoi romanzi, pubblicati da Garzanti, Bla bla bla (1997), Ambarabà (2000) e Il paese delle meravoglie (2004). Recentemente è uscito Torino è casa mia (Laterza, 2005) giunto in pochissimo tempo alla seconda edizione. Per Einaudi ha tradotto America Psycho di Bret Easton Ellis.

martedì 19 gennaio 2016

Divertirsi in sicurezza con le racchette da neve

Le escursioni con le racchette da neve consentono di fruire della bellezza e della vastità di ambienti innevati incontaminati. Tuttavia se c'è neve possono formarsi valanghe; questi fenomeni naturali si originano sia spontaneamente sia per effetto di sollecitazioni prodotte dall'uomo dette, nei bollettini valanghe, "sovraccarico".

L'approccio corretto nell'affrontare questa attività richiede di tener conto dei rischi che essa comporta al fine di prevenire incidenti.
Pertanto ogni escursione va pianificata con cura, assumendo sempre informazioni da chi già conosce il percorso invernale oppure facendosi accompagnare da professionisti (guide alpine) e consultando le numerose pubblicazioni che descrivono gli itinerari.
Ecco alcune semplici regole da rispettare per procedere in sicurezza con le racchette da neve in montagna.

Prima di una gita bisogna sempre:
1. Consultare il Bollettino Nivometeorologico per verificare le condizioni del tempo, del manto nevoso e il grado di pericolo previsto.
2. Informarsi sull'itinerario prendendo informazioni da chi lo conosce, contattando il più vicino ufficio guide o i gestori dei rifugi e consultando le pubblicazioni sugli itinerari.
3. Verificare il percorso scelto e le sue difficoltà aiutandosi con una cartina topografica, tenendo presente che da pendii con inclinazione superiore ai 27° possono staccarsi valanghe.
4. Tenere in considerazione il grado di preparazione fisica e tecnica dei componenti del gruppo, ricordandosi che la persona meno preparata condiziona la buona riuscita di una gita.


Durante l'escursione si deve:
1. Accertarsi che non ci siano avvisaglie di repentini peggioramenti delle condizioni meteorologiche.
2. Verificare che tutti i componenti del gruppo siano dotati dell'attrezzatura base per l'autosoccorso (ARTVA, pala e sonda da valanga) e che essa sia efficiente.
3. Considerare gli aspetti morfologici del terreno quali esposizione, pendenza, presenza o meno di vegetazione, mantenendo la distanza di sicurezza 10-15 m l'uno dall'altro, prestando ancora maggiore attenzione quando si devono attraversare pendii con inclinazione superiore ai 27°.
4. Verificare costantemente che il pericolo valanghe riscontrato in loco sia coerente con quello previsto nel bollettino.
5. Se si deve necessariamente affrontare un pendio a rischio, farlo uno alla volta.
6. Con prudenza valutare sul posto la capacità di ogni pendio di sopportare il carico e le sollecitazioni che andremmo ad imprimere con il nostro passaggio, tenendo presente che anche un comodo sentiero estivo durante l'inverno può risultare pericoloso.
7. Cogliere i segnali di instabilità che l'ambiente presenta quali, ad esempio, l'esistenza di valanghe cadute di recente, la presenza di accumuli o lastroni di neve ventata, rumori sospetti anche in lontananza.
8. Anche se camminiamo in zone pianeggianti, fare attenzione alla possibilità che si possa staccare qualche valanga dai pendii che ci sovrastano.
9. Se si decidesse di fare una sosta, fermarsi in luoghi più possibile sicuri, lontano dai canaloni ripidi e zone normalmente soggette a valanghe.
10. In caso di pericolo occorre individuare la via più breve per raggiungere un posto sicuro e controllare la posizione dei compagni.


 
SCALA PERICOLO
DESCRIZIONE
AVVERTIMENTO
1

DEBOLE
Il distacco è generalmente possibile solo con forte sovraccarico su pochissimi punti sul terreno ripido estremo. Sono possibili scaricamenti e piccole valanghe spontanee.

Condizioni generalmente sicure per gite sciistiche.
2

MODERATO
Il distacco è possibile soprattutto con un forte sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati. Non sono da aspettarsi grandi valanghe spontanee.

Condizioni favorevoli per gite sciistiche ma occorre considerare adeguatamente locali zone pericolose.
3

MARCATO
Il distacco è possibile con debole sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati. In alcune situazioni sono possibili valanghe spontanee di media grandezza e, in singoli casi, anche grandi valanghe.

Le possibilità per gite sciistiche sono limitate ed è richiesta una buona capacità di valutazione locale.
4

FORTE
Il distacco è probabile anche già con un debole sovraccarico su molti pendii ripidi. In alcune zone sono da aspettarsi molte valanghe spontanee di media grandezza e, talvolta, anche grandi valanghe.

Le possibilità per gite sciistiche sono fortemente limitate ed è richiesta una grande capacità di valutazione locale.
5

MOLTO FORTE
Sono da aspettarsi numerose grandi valanghe spontanee, anche su terreno moderatamente ripido.

Le gite sciistiche non sono generalmente possibili.

RICORDA: il 90% dei travolti provoca personalmente il distacco della valanga di cui è vittima.


giovedì 31 dicembre 2015

Perla del mese - Dicembre

Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano.
È vero o no che la montagna ispira più riverenza e appare più chiara al viandante della valle 
che non all'abitante delle sue pendici?

[Khalil Gibran]



giovedì 24 dicembre 2015

Rifugio Quintino Sella - M. Rosa


Da bambino mi affascinavano tanto le soffitte: luoghi misteriosi, di difficile accesso, ricche spesso di oggetti del passato o dimenticati. Ricordo ancora adesso le avventure che l'immaginazione mi permetteva di vivere nella soffitta di mio nonno. Per me era come addentrarsi in un sito archeologico inesplorato, un giovanissimo Indiana Jones alle prese con una sensazionale scoperta ed allora la polvere, le ragnatele e la semioscurità facevano da cornice alle mie avventure: i vecchi mobili costituivano il labirinto del tempio maledetto...i teli che coprivano le poltrone diventavano i fantasmi da cui fuggire...i libri ingialliti erano i tomi da cui carpire la posizione dei passaggi segreti, degli enigmi e delle trappole...coppe, specchietti e candelabri ossidati dal tempo assumevano il ruolo di talismani e reliquie dotate di poteri magici e misteriosi...bauli e valigie si trasformavano nei forzieri colmi di tesori dei pirati.

Oggi le soffitte hanno perso quel fascino che solo la mia fantasia di bambino era in grado di fornire loro, tuttavia quando mi capita di vedere una botola d'accesso alle soffitte o una scala che conduce ad un vecchio sottotetto provo un forte impulso, un'emozione che si avverte all'interno dello stomaco e che si manifesta con una sensazione di vuoto, un mancamento. Un'amputazione.
La gioia e la spensieratezza di un breve capitolo della vita sono lì, al di là di quella botola, oltre quella scala. È una necessità, il bisogno di un ritorno, spesso avvertito come un senso di nostalgia ma a volte è qualcosa di più, che si percepisce come un'incompiutezza e nello stesso tempo un desiderio di colmare quel frustrante stato di assenza. L'irrefrenabile voglia di sperimentare ancora quella meraviglia e di tornare a sognare di poter ricreare quelle magiche atmosfere dentro il nostro cuore, spesso ignorando inconsciamente la consapevolezza che non riusciremo a vedere con gli stessi occhi di allora ciò che ci circonda.

È esattamente questa la sensazione che ho provato giunto a 3585 m di altezza al Rifugio Quintino Sella sul Monte Rosa alla base del ghiacciaio del Felik.
Le nuvole dense e grigie erano la botola dietro la quale si snodava la normale al Castore (3920 m) e le altre cime del Massiccio del Rosa, con percorsi e traversate che richiedono attrezzature adeguate e preparazione a percorsi a quote superiori ai 3000 m.
È questa botola, immaginaria eppure così evidente per me, che mi impedisce di soffermarmi solo a descrivere il percorso effettuato, un percorso affascinante con meravigliosi passaggi e panorami mozzafiato.

Partiti da St. Jacques raggiungiamo il Colle Bettaforca a quota 2672 m a bordo di un taxi fuoristrada, riducendo così i tempi di cammino da 6 a 4 ore. Un mare di nuvole basse copre le vallate sottostanti e lascia affiorare solo le cime più elevate.
Dal Bettaforca si individua facilmente il sentiero N°9, indicato dai segnavia gialli sulle rocce, che sale in direzione della Punta Bettolina, costeggiando alcuni piccoli specchi d'acqua posti più in basso a quota 2742 m.
Si oltrepassa la Punta Bettolina per raggiungere il Passo della Bettolina Inferiore (2905 m) dove si incrocia a destra il sentiero N°1 che parte da Madonna delle Nevi a Grenne (1872 m) e si prosegue ancora lungo un'ampia cresta fino al Passo della Bettolina Superiore (3100 m) dove si incrocia, questa volta a sinistra, il sentiero N°8 che dopo un primo tratto molto impegnativo raggiunge Plan de Veraz dessus e scende costeggiando il Torrent de Vèraz fino a Blanchard non lontano dal centro abitato di Saint-Jacques.

Superato il Passo della Bettolina Superiore il sentiero si fa gradualmente più impegnativo, la cresta si fa più stretta e le pareti laterali più scoscese fino a limitare il passaggio agevole a una persona per volta: una corda fissa, pioli metallici nella roccia ed alcune catene accompagnano lungo questo ultimo tratto di percorso fino al rifugio. Una spaccatura in un tratto di cresta più largo è stato dotato di una passerella in legno con corrimano da entrambi i lati. Oltre questo piccolo ponte, il percorso prosegue con brevissimi strappi in pendenza sui roccioni, aggirando talvolta i passaggi troppo stretti, fino al pianoro innevato dove si staglia il profilo del Rifugio Quintino Sella a quota 3585 m. Il panorama è velato di nuvole ma si possono distinguere chiaramente le cime del Cervino del Monte Bianco e di molte altre cime circostanti.
Il Rifugio è chiuso ma il locale invernale ampio ed accogliente fa al caso nostro: ci sono tavoli, panche e coperte sufficienti per tutti, consumiamo il nostro pasto, poi uscendo mi soffermo ad osservare il ghiacciaio del Felik che sparisce tra le nubi verso nord in direzione di Punta Perazzi. Quella nube mi impedisce di concentrarmi unicamente sulle emozioni provate durante la salita: è stata una escursione meravigliosa, ma l'impossibilità di dare sfogo al desiderio di andare avanti...avevo nella mente l'immagine di me bambino sulla cima della scala, uno spiraglio della botola aperto, sufficiente a gettare uno sguardo alla soffitta, dall'altra parte le montagne oltre le nuvole mandano un vero e proprio richiamo, silenzioso ma udibile. Difficile non percepirlo.
Ma non c'è tempo. Devo scendere, e la botola si richiude.

Giunge rapidamente (fin troppo rapidamente) il momento di fare ritorno. Qualche foto  davanti al rifugio e poi ritorno silenzioso sul sentiero, mentre microscopici fiocchi di neve cadono davanti ai nostri occhi, ripensando a ciò che non ho visto ma che mi fa morire dalla voglia di tornare ancora a ripercorrere questo sentiero.


Ringrazio Davide, Ilaria, Marco, Mattia S., Mattia Z. e Riccardo per la camminata insieme su questo magnifico tracciato.

Rifugio Quintino Sella
Altitudine: 3.585 m
Gestore: C.A.I. Biella
Tel. 0125/366.113
Posizione: Ghiacciaio del Felik
Località: Valle di Gressoney - Gressoney
Apertura: fine Giugno - metà Settembre
Posti letto: 140
Locale invernale: sì
Posti letto loc. inver.: 30
Note: coperte, stoviglie, gas, acqua di fusione, telefono di emergenza