martedì 30 giugno 2020
Perla del mese - Giugno
venerdì 26 giugno 2020
Sella del Cournour
Gli amici d'oltralpe, discendenti delle alemanne lande, hanno delle parole, spesso molto lunghe e articolate, che in altre lingue si esprimono soltanto tramite un'intero concetto.


La Fernweh aveva compromesso il mio modo di vivere quel trekking? La molla aveva guastato il meccanismo?
Solo ora, mentre scrivo, comprendo cosa sia andato storto e perchè non sia riuscito a vivere la camminata con il consueto spirito. La spiegazione sta nel titolo: la sella non era la meta finale. Avevo in animo di raggiungere la punta ed è stato forse questo ad aver sviato tutte le prospettive.
Mi sono concentrato unicamente sull'ambita destinazione finale perdendo di vista quello che in tanti anni di escursioni era divenuta una routine, ossia l'abituale e piacevole osservazione del percorso nella sua interezza e nella sua totalità.
Avevo perso di vista quello che Terzani ed altri pregevoli autori ripetono spesso nelle loro opere: "Il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare".

Col motore spento si riesce ad udire il fruscìo dei maggiociondoli fioriti nel vento. C'è un silenzio spettacolare.
Si sale lungo il sentiero GTA/204 seguendo le indicazioni per i 13 Laghi. Si abbandonano immediatamente le ultime miande e ci si immerge in un bosco di larici maestosi.
Mentre le conifere si diradano il sentiero si fa gradualmente più ripido e roccioso con un ultimo tiro deciso fino a quota 2199 m circa. A quella quota si scavalca l'ultimo colletto e ci ritrova davanti alla piana dei laghi.

Il paesaggio è così bello che persino le marmotte paiono in contemplazione, disturbate unicamente dal nostro passaggio.
Oltrepassiamo ciò che rimane dei ricoveri militari Perrucchetti e puntiamo con decisione al punto in cui il sentiero 204 attacca la cresta del Cialancia per poi piegare a destra verso Punta Cournour.
Il sentiero non è facilmente individuabile: sbuca e sparisce di sovente sotto i nevai e confonde i suoi segni di marcatura con quelli degli altri sentieri che percorrono il piano in ogni sua direzione.
Si riesce comunque a trovare l'attacco in prossimità dei Laghi Verdi (2511 m) dove i prati soccombono alle pietraie occasionalmente coperte di neve.

La Sella del Cournour è proprio a 200 m di dislivello dalla cima. Ci fermiamo un istante in contemplazione e per consumare un pasto veloce, proprio mentre nuvole pesanti si addensano sulla cima decapitandola. Rinunciamo quindi al tratto di percorso mancante, fermandoci alla sella pur non del tutto soddisfatti. Dopo circa mezz'ora riprendiamo la via dell'andata, sorpresi da una pioggia leggera negli ultimi venti minuti prima di raggiungere l'auto.
Giunti al parcheggio alziamo nuovamente lo sguardo verso le montagne, il desiderio non è ancora del tutto sopito. Qualcosa rode dall'interno, nel profondo ma mi costringo ad ignorarlo.


La persistente staticità domestica stava trasformando la montagna in un ambiente nel quale raggiungere soddisfazione unicamente tramite obiettivi e risultati, un instabile gioco che invade già numerosi ambienti della vita di tutti i giorni: abbiamo sempre scadenze da rispettare, cifre da raggiungere, target da portare a termine... la montagna è qualcosa di diverso, che deve rimanere qualcosa di diverso.
Più ci penso e più sono felice di non aver potuto raggiungere la prefissata Punta Cournour. Sono felice che la montagna mi abbia fermato, ridimensionato, costretto a guardarmi dentro per un breve momento giacchè impossibilitato a guardare lontano a lungo.
Lieto dunque di aver fatto nuovamente tesoro di una lezione dimenticata, ringrazio Francesco per avermi invitato a condividere con lui il cammino.


























domenica 31 maggio 2020
mercoledì 20 maggio 2020
La Piccozza
Da me !... Non quando m'avviai trepido
c'era una madre che nel mio zaino
ponesse due pani
per il solitario domani.
Per me non c'era bacio né lagrima,
né caro capo chino su l'omero
a lungo, né voce
pregante, né segno di croce.
Non c'eri! E niuno vide che lacero
fuggivo gli occhi prossimi, subito,
o madre, accorato
che niuno m'avesse guardato.
Da me, da solo, solo e famelico,
per l'erta mossi rompendo ai triboli
i piedi e la mano,
piangendo, sì, forse, ma piano:
piangendo quando copriva il turbine
con il suo pianto grande il mio piccolo,
e quando il mio lutto
spariva nell'ombra del Tutto.
Ascesi senza mano che valida
mi sorreggesse, nè orme ch' abili
io nuovo seguissi
su l'orlo d' esanimi abissi.
Ascesi il monte senza lo strepito
delle compagne grida. Silenzio.
Ne' cupi sconforti
non voce, che voci di morti.
Da me, da solo, solo con l'anima,
con la piccozza d'acciar ceruleo,
su lento, su anelo,
su sempre; spezzandoti, o gelo!
E salgo ancora, da me, facendomi
da une la scala, tacito, assiduo;
nel gelo che spezzo,
scavandomi il fine ed il mezzo.
Salgo; e non salgo, no, per discendere,
per udir crosci di mani, simili
a ghiaia che frangano,
io, io, che sentii la valanga;
ma per restare là dov è ottimo restar,
sul puro limpido culmine,
o uomini; in alto,
pur umile: è il monte ch'è alto;
ma per restare solo con l' aquile,
ma per morire dove me placido
immerso nell'alga
vermiglia ritrovi chi salga:
e a me lo guidi, con baglior subito,
la mia piccozza d'acciar ceruleo,
che, al suolo a me scorsa,
riflette le stelle dell'Orsa.
giovedì 30 aprile 2020
Perla del mese - Aprile
Personaggi:
L'EREMITA CHE VIVE IN CIMA A UNA MONTAGNA
L'AMICO
La scena si svolge nella casupola dell'EREMITA in cima alla montagna.
All'alzarsi del sipario l'EREMITA si accinge a uscire e l'AMICO, che è venuto a fargli visita, si prepara a seguirlo.
L'EREMITA:
"Oggi, giorno di mercato, io scendo al piano per fare delle compere."
L'AMICO:
Tu sei vecchio, poco pratico della città. Sarà prudente che io ti accompagni,"
venerdì 17 aprile 2020
Dialogo della montagna
se tu non l'hai portato con fatica qualcun altro l'ha fatto.
Se tu, essere vivente, non credi in un Essere Supremo guardati attorno
e pensa se tu saresti in grado di fare tutto ciò che il tuo occhio vede.
Amami e io non ti tradirò,
sii coraggioso e mi vincerai.
Attento a dove posi il piede,
per colpa tua qualcun altro più in basso può lasciarci la vita.
Ai 1500 metri dimentica chi sei,
con persone di differente età usa il voi,
con persone della stessa età usa il tu.
Ai 2000 metri dimentica il mondo, gli affanni, le tasse e goditi la vera pace.
Ai 2500 metri dimentica il tuo io,
la boria, la cultura, la forza fisica,
perché se quassù sei giunto sei in tutto e per tutto uguale agli altri che quassù stanno.
Non credere, piccolo uomo, di essere chissà chi,
perché prima che esistessi io già c'ero
e quando tu non esisterai più io ancora ci sarò.