Siamo nel pliocene. Abbiamo fatto cioè,
un salto indietro nel tempo di oltre tre milioni di anni.
L’habitat
che caratterizza il Piemonte non è molto diverso da quello attuale:
le estati sono piovose e miti e gli inverni un po’ meno rigidi
rispetto a quelli dei giorni nostri. Ciò nonostante facciamo molta
fatica a riconoscere l’ambiente. Il paesaggio è profondamente
diverso. Il mare occupa gran parte della pianura attuale. Numerose
sono le aree deltizie formate dai corsi d'acqua che scendono dalle
Alpi e che si tuffano in mare. L'uomo non esiste ancora, ovviamente,
mentre la vegetazione è rigogliosa. Le foreste, che ricordano alcune
selve del Nord America dei nostri giorni, la fanno da padrone anche
se, a dire il vero, le aree deltizie offrono un ambiente nel quale le
specie vegetali fanno fatica ad attecchire, solo alcune ci riescono.

Ma c'è un elemento importante da
sottolineare: le acque dei fiumi depositano successioni di ghiaie più
o meno sabbiose e limi più o meno argillosi che inglobano al loro
interno le piante quando muoiono.
Oggi l'insieme di tali sedimenti viene
chiamato dai geologi "formazione villafranchiana" e al suo
interno sono state trovate piante fossilizzate di quelle antiche
foreste.
I sedimenti che stanno sotto a quelli
del villafranchiano dicono che prima dei conoidi dei fiumi vi doveva
essere il mare. Sopra al villafranchiano, invece, i sedimenti
raccontano che l'ambiente mutò ancora, in quanto il mare si ritirò
sempre più verso est e il fiume, che scendeva dalle Alpi, lo
inseguiva verso oriente.
Fu così che i conoidi del
villafranchiano vennero sommersi da altri sedimenti portati dai
fiumi.
Oggi, grazie all'alterazione dei
ciottoli che si trovano all'interno dei depositi è possibile
stabilire con una certa precisione l'età di tali depositi.
Nei sedimenti più antichi si nota
infatti una massiccia ossidazione dei composti del ferro, oltre
all'alterazione di certi minerali (feldspati) dai quali si è formata
argilla.
Sono trascorsi centinaia di migliaia di
anni quando, su una di quelle conoidi del villafranchiano, sono sorti
paesi e città come Ciriè, Nole, San Francesco, San Maurizio, San
Carlo, Villanova e Grosso. La conoide in questione è quella della
Stura di Lanzo e con i suoi circa 20 km di lunghezza è una delle più
imponenti che si formarono nel pliocene.

Torniamo nuovamente indietro nel tempo
di tre milioni di anni, per riapparire proprio sulla conoide di
Lanzo. Ciò che più colpisce è la poca varietà di specie arboree
che crescono in quest'ambiente.
Tra di esse la più maestosa è senza
dubbio la Glyptostrobus europaeus, oggi estinta, ma che si può
considerare un'antica parente delle sequoie e dei "cipressi
calvi". Si tratta di una Taxodiaceae (specie di piante legnose,
caratterizzate spesso da grandi dimensioni, con foglie aghiformi
disposte a spirale), che poteva levarsi verso il cielo anche per
qualche decina di metri. Oggi questa famiglia di piante è
rappresentata da una sola specie, la Glyptostrobus pensilis, che
cresce in alcuni ambienti umidi della Cina meridionale.
Osservando quella foresta però ci si
potrebbe chiedere coma abbia potuto svilupparsi in tal modo. Solo
tornando ai nostri tempi e solo grazie alle analisi dell'habitat nel
suo insieme si è riusciti a ricostruire la serie di eventi che hanno
portato alla formazione della foresta fossile.
Essi raccontano che tra 3,6 e 2,3
milioni di anni or sono gli ambienti paludosi nell'area attorno a
Ciriè erano più vicini alla linea di costa. Inoltre vi era una
situazione geologica dove il terreno tendeva lentamente a
sprofondare, un fenomeno che durò nel tempo per centinaia di
migliaia di anni. Alla morte degli alberi che si erano radicati in
quell'area, sabbia e fango ricoprivano i tronchi proteggendoli dagli
agenti atmosferici. Se la sopra citata Glyptostrobus europaeus è
l'albero che si è imposto su tutti gli altri in realtà prima che
essa riuscisse a impiantarsi vi fu una sequenza di arrivi di vegetali
che si è potuto ricostruire grazie all'analisi di altri materiali
fossilizzati ritrovati, quali macrospore, frutti e semi. Le antiche
specie hanno parenti più prossimi in alcune piante che crescono nei
nostri giorni in Asia e in America (Brasenia, Dulichium,
Proserpinaca, Boehmeria, Epipremnites). Solo successivamente, come
detto, si vennero a creare condizioni favorevoli allo sviluppo di
piante come la Glyptostrobus, a cui sono attribuiti i ceppi fossili
di grandi dimensioni rinvenuti in prossimità di Ciriè. Con l'arrivo
di tale specie vegetale la foresta raggiunse il massimo del suo
splendore.

A un certo punto, però, le condizioni
mutano, in quanto il mare si allontana e la palude scompare sotto i
sedimenti portati dal fiume. E circa 2,3 milioni di anni fa la
pianura che giace ai piedi delle Alpi Occidentali inizia a
sollevarsi. I fiumi rispondono erodendo il materiale che si innalza.
La Stura non è da meno e così, con un'opera continua e costante di
erosione, porta alla luce ciò che rimane dell'antico mondo del
pliocene e che esso stesso aveva costruito.
[Luigi Bignami]