martedì 27 agosto 2013

Perla del mese - Agosto


Scalare non serve a conquistare le montagne;
le montagne restano immobili,
siamo noi che dopo un'avventura non siamo più gli stessi.
[Royal Robbins]

domenica 25 agosto 2013

Orrido di Chianocco


Fiumi e corsi d'acqua in montagna, con il passare dei secoli, possono generare quello che viene definito un orrido: una gola rocciosa, più o meno ampia, scavata in profondità dall'acqua per effetto dell'erosione.
Ne è un classico esempio l'Orrido di Chianocco situata nella Riserva Naturale Speciale dell'Orrido e stazione di Leccio di Chianocco, istituita nel 1980, a difesa di questo particolare ambiente.
E non c'è maniera migliore per visitare questi luoghi, frutto del lavoro erosivo del Rio Prebec, se non con una breve ma piacevole Via Ferrata che si sviluppa proprio all'interno della gola.
La Via è catalogata con difficoltà D- e si sviluppa su un dislivello di 150 mt. lungo circa 300 metri di cavo quasi sempre assistito da pioli metallici ed appoggi per i piedi.
Il tempo complessivo necessario per percorrerla è di circa 1.00 - 1.30 h. ma di questo ne parleremo in dettaglio più avanti.
Raggiunto il centro abitato di Chianocco a poca distanza dal Comune si parcheggia comodamente in una piazzetta accanto alla Chiesa. È possibile rifornire le borracce di acqua fresca alla fontana situata poco dopo il ponte.
Dalla piazzetta parte un comodo percorso di avvicinamento alla Via Ferrata che si sviluppa con un sentiero escursionistico nel bosco e passa sotto un suggestivo arco naturale scavato nella roccia.
Al termine del percorso si giunge al pannello informativo della Via Ferrata e ad un mini percorso didattico, attrezzato al fine di dimostrare le manovre corrette, ai neofiti ed ai meno esperti.
Girato lo spigolo, dove la gola cambia bruscamente direzione, ci ritroviamo tra le due alte pareti di calcare bianco poco distanti tra loro, a volte meno di una decina di metri. Da qui inizia la Via Ferrata vera e propria che si sviluppa fondamentalmente con due traversi principali, prima sul fianco sinistro e successivamente su quello destro, separati da un ponte tibetano e da una curiosa variante dentro una grotta all'interno della quale recenti studi hanno rinvenuto testimonianze di natura preistorica.
Il primo traverso è su una cengia un poco esposta e porta ad un piccolo anfratto attraversabile senza troppa fatica. Superato questo passaggio una seconda parete porta al ponte tibetano.
Al termine del ponte un percorso a destra scende leggermente con un traverso che conduce alla grotta preistorica. A sinistra del ponte si prosegue inizialmente con un traverso basso che procede in direzione della diga alta sul Rio Prebec. Poco prima della diga si incontra una delle prime uscite che permettono di interrompere la Via e di scendere fino al greto del fiume, all'ombra delle pareti dell'Orrido.
Proseguendo invece lungo il percorso incontriamo un tratto verticale che conduce all'ultimo lungo traverso sulla parte alta della parete, che supera la diga e termina con una discesa fino al greto prima di riprendere a salire fuori dalla gola con un tratto in salita di semplice esecuzione.
Sulla sommità della salita il percorso attrezzato termina e si riprende con un sentiero che porta ad una balconata naturale sopra i tetti del centro abitato e si ricongiunge alla strada che conduce nuovamente al punto di partenza.
Torniamo a parlare del tempo necessario per percorrere la Via Ferrata e del suo relativo grado di difficoltà. Credo che il percorso sia in definitiva molto semplice da eseguire utilizzando il cavo come appiglio per le braccia e non solo come sistema di sicurezza. In tal caso il tempo di percorrenza citato sopra ed indicato dal pannello informativo non si discosta tanto dal tempo effettivo per effettuare tutto il percorso.
Gli appigli sulla parete sono piuttosto scarsi e complessi da utilizzare. Alcuni di essi sono semplici fori nella morbida parete calcarea, appena utilizzabili per uno o due dita. Ecco quindi che cercare di percorrere l'intera Via Ferrata in maniera “pulita” senza cioè aggrapparsi al cavo d'acciaio, diventa molto impegnativo e faticoso. La difficoltà aumenta e il tempo richiesto si allunga notevolmente.

La Via Ferrata di Chianocco può quindi regalare un breve ma piacevole incontro con l'Orrido e il suo ambiente (suggestiva la spianata dopo la diga circondata da piante di Leccio) oppure mettere a dura prova la resistenza delle braccia e delle mani e magari lasciare anche un po' di amaro in bocca quando non si riesce ad effettuare un passaggio perché troppo complicato. Dipende in larga misura da come si decide di affrontarla e dal grado di preparazione di ciascuno.


 





domenica 11 agosto 2013

Gorge di San Gervasio

3650 metri di funi d'acciaio, 1350 traversine in metallo grigliato, un peso complessivo di 7500 Kg e un'altezza media dal suolo di circa 30 metri.
Ecco le caratteristiche del ponte tibetano più lungo del mondo, ancorato per 468 metri sopra la Piccola Dora con fissaggi nelle pareti della gola che raggiungono profondità di circa 8 metri nella solida roccia.
L'area che ospita il ponte tibetano si trova tra i comuni di Cesana Torinese e Claviere, non lontano dal Campeggio appena fuori dal centro abitato.

Raggiunto comodamente in auto il comune di Claviere, non bisogna far altro che rivolgersi alla competenza delle guide alpine all'imbocco del percorso, proprio sotto la chiesetta di San Gervasio a quota 1761 m, per ogni genere di informazione.
Vengono illustrati il regolamento e le tariffe: 10 € per gli adulti, 5 € per i ragazzi fino a 14 anni. Poi si passa alla revisione delle condizioni del materiale necessario per effettuare il percorso come casco, imbrago, longes e moschettoni. È possibile noleggiarlo direttamente presso lo chalet alla modica cifra di 5 € per tre ore di utilizzo.

Si parte quindi per il percorso, dopo la chiesetta si scede nella gola con qualche tornante su uno stretto sentiero sterrato fino a raggiungere il piccolo capanno in legno da cui comincia il primo tratto di ponte che attraversa longitudinalmente la gola e si aggancia alla parete opposta.
Il ponte prosegue quindi a destra lungo il letto del torrente tra le alte pareti della gola sormontate da un bosco di larici fino ad una piccola cascata.
Il ponte termina poco più in alto e da qui è possibile risalire dalla gola con un comodo sentiero attrezzato di piattaforme belvedere sulle Gorge di San Gervasio, oppure cimentarsi nella breve Via Ferrata denominata Via del Bunker: un esposto passaggio sulla destra che immette in un tratto di gola secondario e procede con un lungo traverso fino a raggiungere un'antica scaletta militare di metallo realizzata durante la Grande Guerra.
Sulla sommità della scaletta, dopo una meritata sosta, proseguiamo il nostro percorso all'interno dei resti di un vecchio bunker. Le correnti d'aria fresca all'interno e l'ombra dei corridoi, che nonostante l'illuminazione consiglio di percorrere con una buona torcia elettrica, invitano a prendersi un meritato riposo dal sole implacabile.



Al termine del percorso nel bunker il sentiero recupera la superficie e devia a destra in direzione degli impianti sciistici, oppure prosegue con l'ultimo tratto di ponte tibetano (90 metri di lunghezza e posto a circa 90 metri di altezza dal suolo) che attraversa nuovamente la gola e conduce al parcheggio e allo chalet di partenza.

In definitiva il percorso è molto divertente, occorre provare almeno una volta l'ebbrezza del camminamento sul ponte in sospensione, cimentarsi nella Via Ferrata non eccessivamente impegnativa e tuffarsi nel passato attraversando i corridoi del bunker carichi di una storia che ancora colpisce e suggestiona.


La Via Ferrata si sviluppa per circa 300 metri ed è classificata con un grado di difficoltà AD+.
Il tempo di percorrenza stimato è di circa 1 ora ma va sommato al tempo di percorrenza del ponte anch'esso di circa 1 ora.


Il percorso della Via Ferrata del Bunker.
In rosa il tratto esposto sulla roccia,
In blu il tratto interno del bunker.
Molto importante è la scelta dell'attrezzatura: il cavo di sicurezza del ponte è posto molto in alto sopra la testa e richiede una lunghezza di longes adeguata o quantomeno di un'estensione dall'imbrago. Durante la Via Ferrata questa lunghezza va ridimensionata per essere nuovamente ripristinata nell'ultimo tratto di ponte tibetano.
Personalmente ho trovato questo percorso molto piacevole nel suo complesso, non estremamente tecnico, immerso nel verde e curato dallo staff di guide alpine al servizio dell'intera struttura.
Spero che l'area si arricchisca presto di nuove attività e ringrazio Alessandro e Matteo per la gradevole giornata trascorsa insieme.