lunedì 6 agosto 2018

Punta della Merla

Apro gli occhi esattamente due minuti prima dell'attivazione della sveglia e balzo in piedi. Mentre verso la colazione al gatto sbircio fuori dalla finestra: cielo pulito e terso, leggera foschia ma nulla di più.
Il breve tempo dedicato alla preparazione nei due giorni precedenti non è stato sprecato.
Tutto è avvenuto con semplicità e leggerezza: la conta dei presenti, la scelta della destinazione, lo zaino sulla soglia già pronto alla partenza.

In meno di un paio d'ore abbiamo lasciato le auto a Serre Marchetto a quota 1133 m e siamo in marcia lungo il sentiero 346 diretti a Punta dell'Aquila.

La parte iniziale del sentiero segue idealmente un contrafforte del Monte Cucetto ed è una piacevole tregua dal caldo soffocante all'ombra degli alberi, ma raggiunta Fontana Pralamar a 1437 m la vegetazione comincia a farsi più rada e ci si trova presto a procedere verso la cresta del Cucetto sotto il sole.

Raggiunta la cresta si può effettuare una breve panoramica deviazione a destra verso un capanno A.I.B. di recente realizzazione, verso sinistra invece in direzione di un ben evidente ripetitore di segnale e poi in salita lungo il sentiero che attraversa pietraie e prati fioriti si prosegue in direzione di Punta dell'Aquila.

Raggiungiamo Punta della Merla e proprio di fronte a noi Punta dell'Aquila si nasconde alla vista dietro una spessa coltre di nuvole.
Inutile proseguire oltre, ci fermiamo quindi a quota 1906 m per il pranzo, le foto e le firme sul quaderno di vetta custodito in una robusta cassetta di ferro posta sotto la croce.
Il panorama è parzialmente coperto da nuvole e foschia, ma è sufficiente per rilassarsi in compagnia fino all'ora di ritorno.



Punta della Merla non era esattamente la destinazione finale prevista per questa escursione, ma ha comunque permesso di trascorrere una giornata interessante e piacevole lontano dal caos cittadino.

Ringrazio Chiara, Ester, Francesco e Massimo per la compagnia durante l'escursione.































lunedì 16 luglio 2018

Falesia Ginevrè

L'incombenza delle faccende domestiche questa volta non ha prevalso sul desiderio di partire e di vivere qualche piccola avventura sulla punta delle dita.
Così, anche se la stanchezza accumulata nelle settimane precedenti non ci ha lasciato partire molto presto, ci troviamo nel giro di poco tempo ai piedi della Falesia Ginevrè, per la precisione al settore Paravalanghe.

Raggiungerlo non è complicato. Lasciata l'auto nel piazzale di Balme attraversiamo il centro abitato fino in punta al paese per raggiungere l'albergo Camussot.
Il sentiero che conduce alle pareti di roccia si trova sulla destra dell'edificio ed è sufficientemente indicato almeno fino alla deviazione del Sentiero degli Stambecchi. Dopo basta seguire le indicazioni per il Lago Mercurin o i ben evidenti marca-via bianchi e rossi.

La parete del settore Paravalanghe è situata poco più in alto e a destra del Settore Bocia, il primo che si incontra lungo il sentiero, e si sviluppa verso sinistra lungo una cengia rocciosa dalla quale si può ammirare uno splendido panorama sopra le case di Balme e verso l'imbocco della Val Servin.

RELAX 4a
Via molto semplice ed intuitiva, specialmente nella parte conclusiva. L'inizio su uno sperone roccioso avvicina a tacche e fessure comode per le mani, si supera quindi un cambio pendenza e si raggiunge la sosta.

LILLY 4b
Partire a sinistra dove una faglia inclinata conduce al primo spit in un diedro della pietra.
Scavallando il diedro, rimanendo sempre a sinistra si raggiunge il secondo spit e poi si procede in appoggiata fino alla catena di sosta, la stessa della via descritta in precedenza.

LA REGINA 5c
In basso a destra si individua un gradino inclinato comodo per i piedi.
I primi due spit si trovano nei pressi di tre tagli verticali nella roccia: il primo a sinistra degli spit, il secondo a destra degli spit e il terzo quasi allo stesso livello del gradino alla base.
Si procede inizialmente sul taglio di destra e quello centrale. Poi poco più in alto si trovano due piccoli appoggi per i piedi che permettono di alzare il corpo e spostarsi a sinistra per usare quindi le fessure verticali al centro e a sinistra fino a raggiungere delle prese davvero ampie su una parete ora affrontabile comodamente in appoggiata fino alla sosta di calata.

L FOL 5a
Inizialmente tentati di salire in prossimità degli spit, consiglio di spostarsi più a destra dove sono presenti alcune fessure ed appoggi, molto vicini ad un angolo di roccia.
Superati i primi due spit una fessura orizzontale, prolungamento di una asperità sulla via precedentemente descritta, diventa un comodo punto di partenza per la seconda parte della via, più semplice ed intuitiva. Si supera una cengia erbosa e si prosegue rimanendo a destra e seguendo la via indicate dagli spit. La catena di sosta è la medesima della via LA REGINA.

Il principale punto di forza di questo settore è sicuramente la bellezza delle vie realizzate: semplici, divertenti, adatte a chi non cerca ossessivamente il limite nel grado. Tutte le vie offrono diverse possibilità di soluzione, permettendo di sperimentare svariate alternative sullo stesso percorso senza eccessivi sforzi sulle braccia o sulle dita.

Ringrazio Elena, Federica, Gabriele e Riccardo per la compagnia durante la giornata.











sabato 30 giugno 2018

Perla del mese - Giugno

Non è la montagna che ti sfianca; è quel sassolino nello scarpone.

[Robert William Service]

martedì 26 giugno 2018

Salviamo l'Alpe Devero

Mi scuso con i lettori del blog per la prolungata assenza dovuta alla moltitudine di impegni e al persistente maltempo che ha bloccato numerose escursioni in programma.

Colgo l'occasione per divulgare un'iniziativa di tutela e salvaguardia rivolta all'Alpe Devero.

Ai confine del Parco naturale Veglia Devero si fanno strada nuovi impianti di risalita e piste da sci: salviamo l'Alpe Devero!

L'Alpe Devero è un ambiente alpino meraviglioso: montagne aspre e dolci, orizzonti sconfinati. Larici, acque e pascoli. Un ambiente ospitale e accessibile a tutti. Gestori e pastori offrono accoglienza e prodotti tradizionali con un modello sostenibile e in espansione. In molti la amano e frequentano, estate e inverno.

Tra gli aderenti al "Comitato Tutela Alpe Devero" sono Mountain Wilderness, Legambiente VCO, Italia Nostra VCO, Salviamo il paesaggio Valdossola, Pro Natura Piemonte, che difendono il Devero. Anche il C.A.I. dichiara: "Come C.A.I. siamo impegnati per lo sviluppo sostenibile delle Terre Alte e per porre fine alla devastazione dell'ambiente montano operato nel secolo e nei decenni scorsi. Siamo contrari alla realizzazione di nuove infrastrutture, nuovi impianti o all'ampliamento degli esistenti".

(E. Quartiani, Vicepresidente C.A.I., Montagne360, Maggio 2018)




Per firmare la petizione on line