mercoledì 31 agosto 2022

Perla del mese - Agosto

Ma è quando arriviamo in cima alla chiesetta che mi si mozza il fiato, un panorama diviso in due; da una parte le case e il centro di Cicero, dall'altra un mare verde, un orizzonte immenso e due montagne imponenti che spiccano in mezzo a tutto quel verde.

[Chiara Bargetto]


martedì 12 luglio 2022

Lac Bleu

La ripresa delle mie attività in montagna è più lenta del previsto, rare sono le occasioni di poter calzare gli scarponcini, metter sulle spalle lo zaino e salire lungo uno degli itinerari in lista, così come rare sono le opportunità di dedicare il tempo che vorrei alla scrittura sul Blog.
Così devo cogliere ogni occasione propizia anche se queste mi portano su sentieri che non avevo in programma.
Il Lac Bleu è una di queste occasioni: con l'obiettivo di ispezionare il luogo attorno allo specchio d'acqua per una potenziale Uscita Scout decido di salire partendo dall'area attrezzata per i camper dopo il centro abitato di Chianale.
Lascio quindi l'auto a circa 1810 m di quota e prendo a salire per ciò che resta del tratto asfaltato che conduce all'Agriturismo Lou Chirun, raggiungo il piazzale prima del salto d'acqua che scende da Grange Pian Vasserot, e prendo il sentiero U21 a sinistra che comincia con lieve pendenza ad inoltrarsi tra gli alberi.

Si può godere dell'ombra del bosco fino a quota 2081 m circa, poi la vegetazione inizia a diradarsi gradualmente fino a lasciare l'escursionista sotto l'implacabile forza dei raggi solari per la rimanente parte del tragitto.

Come se avvertisse l'energia dell'astro e volesse schivare la luce del sole il sentiero nel primo tratto esposto sembra un serpente agitato, saettando a destra e sinistra in modo caotico, seguendo Costa Buscet, una parete del Tour Real (2877 m di altezza). Dall'altra parte si ha una splendida visuale del Vallone di Saint Veran e della sua cima più affascinante: Rocca Bianca (3063 m di altezza) dall'aspetto maestoso, degno delle migliori illustrazioni dei romanzi fantasy.

Superate Grange Antolina ci si trova davanti alle magnifiche Cascate del Rio Antolina, poi il sentiero piega bruscamente a sinistra come per evitarle risalendo su un costone dove, con un paio di tornanti, si immette in un'apertura del piano sopra di noi, non lontano dal salto delle cascate. Dopo il sentiero cambia pendenza diventando più agevole e coprendo gli ultimi 550 m che ci separano dal colletto di contenimento del Lago Bleu.





Alimentato dai torrenti che scendono dal Vallone del Lupo, dal Vallone Pienasea e dai corsi d'acqua che abbandonano i laghi soprastanti nei pressi del Col de Longet (2660 m) il lago si presenta come un ceruleo specchio d'acqua di forma quasi regolare, lungo circa 219 m e largo circa 156 m, anche se il perdurare del clima secco ne ha ridotto lievemente le dimensioni.

I riflessi del cielo sulla sua superficie, facilmente ammirabili dalle sponde calme, occasionalmente increspate dal guizzo di un pesce, invitano a sostare per la pausa pranzo. 
Sulla via del ritorno scruto con interesse il sentiero che conduce al vicino Lago Nero, ma decido di tenere tale meta per un'altra occasione e riprendo quindi il sentiero della discesa.




Ringrazio Marina, Alessio e i loro amici per la compagnia sulle sponde del lago e raccomando calorosamente una visita alla Chiesa di Maria Vergine Assunta a Venasca, sulla via del ritorno.




Chiesa monumentale, definita "Una tra le più superbamente belle chiese del Piemonte", è uno dei più significativi esempi di architettura barocca del Saluzzese.
Dedicata a Maria Vergine Assunta, è a pianta ottagonale e la facciata, tutta in mattoni a vista, s'innalza su un piano rialzato limitato da una balaustra in pietra; il grande portale si apre fra due grandiose colonne in cotto affiancate da un succedersi di alte paraste. A destra del presbiterio s'innalza il campanile, sormontato dalla cuspide barocca, coperta da lastre metalliche, portante il globo e la croce.

All'interno, agli angoli dell'ottagono, si levano colonne corinzie, in corrispondenza della quali, in alto, sono collocate grandi statue in stucco che rappresentano i Dottori della Chiesa. Presenta un'ampia navata maggiore e 6 cappelle laterali che coronano nella grande abside, dove spicca la decorazione pittorica dell'Assunta, opera del milanese Pietro Antonio Pozzi. Un maestoso arco di trionfo immette nel presbiterio: sull'arcata vi è lo stemma di Venasca con una grande "V" sopra la divisa bianco-azzurra del marchesato di Saluzzo.
Nelle cappelle di destra sono collocate tre pale che rappresentano, in ordine, l'Annunciazione dell'Arcangelo Gabriele alla Vergine, la Madonna della cintura e le anime del Purgatorio, Santa Lucia con la Madonna del Carmine; in quelle di sinistra sono raffigurati: il trapasso di San Giuseppe, la Madonna del Rosario con Santa Caterina e San Domenico, opera del pittore Netu Borgna, il Sacro Cuore apparso a S. Margherita.
Il presbiterio è delimitato da una balaustra in marmi variegati; l'altare maggiore, marmoreo e di stile neoclassico, è coperto da una volta a conca con base ellittica.
All'ingresso, sopra il vestibolo, vi sono la tribuna e le canne dell'organo.
La grandiosa opera venne iniziata il 24 Maggio 1750, quando Mons. Filippo Porporato, vescovo di Saluzzo, pose la prima pietra e la costruzione seguì il progetto dell'architetto Paolo Ottavio Ruffino di Cavallermaggiore. Del precedente edificio romanico-gotico abbattuto rimane un architrave in pietra scolpita che riporta la data 1468, attualmente murato di fianco alla porta d'ingresso di sinistra. Il 17 Luglio 1788 Mons. Gioacchino Lovera consacra solennemente la parrocchiale. Il 14 Settembre 1909 il Ministero della Pubblica Istruzione attesta che questa chiesa "È edificio pregevole di arte per l'eleganza e la purezza delle linee di perfetto barocco piemontese" e la dichiara Monumento Nazionale.
Importanti restauri vengono compiuti negli anni 1935-'37 sotto la guida del parroco Don Andrea Allemano e, di recente, sono state effettuate significative opere di risistemazione dei dipinti per iniziativa di Don Roberto Salomone, parroco di Venasca.






































































giovedì 30 giugno 2022

martedì 31 maggio 2022

Perla del mese - Maggio

In montagna ci si va per essere liberi.
Senza la libertà,
l'alpinismo non esiste più.

[Bruno Detassis]

martedì 17 maggio 2022

Col du Lac Blanc

Seduto alla mia scrivania tento di affrontare il torrido clima di questo periodo bevendo di frequente qualche bevanda fresca mentre tento di trovare le parole adeguate per il prossimo articolo del Blog. Casualmente il mio occhio cade sul sottobicchiere che uso: una rappresentazione del Wasa, il vascello svedese da 64 cannoni, costruito per il re Gustavo II Adolfo di Svezia tra il 1626 e il 1628 ed affondato nel porto di Stoccolma il giorno stesso del varo, il 10 agosto 1628.

Avevo acquistato questi sottobicchieri durante la visita al Wasa Museum, una imponente struttura inaugurata nel 1990 dal re di Svezia Carlo XVI Gustavo, dove il relitto è esposto in seguito al suo recupero dal fondo della laguna svedese e successivo restauro.

Secondo le ricostruzioni storiche il vascello fu concepito effettuando svariate modifiche a causa delle pressanti interferenze del re in fase di progettazione per aumentarne la capacità di carico, le dimensioni, il numero di cannoni e, più in generale, ogni richiesta del sovrano di ampliamento al fine di rendere la nave un gigante del mare, simbolo di prestigio e grandezza. Sfortunatamente tali richieste non sempre erano supportate dalle necessarie competenze di carpenteria navale del re, appesantendo di fatto la struttura del vascello fino a renderlo inadeguato alla navigazione.

Nei giorni precedenti al varo il Wasa fu anche caricato con tonnellate di arredi, quadri, vasellame e sovrastrutture decorative in legno, portando la sua linea di galleggiamento pericolosamente in prossimità dei portelli dei cannoni al ponte inferiore.
Impossibilitati dal respingere le richieste fuori misura del sovrano e evitando che i test di collaudo ritardassero il giorno del varo, i carpentieri acconsentirono ad ogni capriccio del re e fecero salpare la nave il 10 Agosto 1628 per il suo viaggio inaugurale.
L'esito fu disastroso: la nave rischiò fin da subito di capovolgersi ad ogni folata di vento laterale. Se sulle prime la perizia del timoniere riuscì a recuperare una posizione stabile dello scafo, alle successive raffiche la nave si inclinò al punto da imbarcare acqua e affondare rapidamente a meno di un miglio marino dalla sua partenza.

Il recupero e restauro della nave sono una storia di successo della Marina Svedese degli anni 50 e 60, ma ciò che di questa storia preferisco tenere a mente è che occorre sempre aver presenti i propri limiti ed evitare assolutamente che interventi esterni, spesso poco competenti, influenzino le decisioni prese.
Da parecchio tempo, possiamo facilmente datare con l'inizio del primo massiccio isolamento pandemico, le mie opportunità di effettuare escursioni e di arrampicare, si sono drasticamente ridotte. Complici anche altre problematiche tuttora in fase di risoluzione, sono stato costretto a rallentare il ritmo delle mie gite e delle mie camminate, portando inevitabilmente ad un ridimensionamento del livello di difficoltà e della durata di tali percorsi.

Ecco perché ho dovuto, a malincuore, rinunciare spesso a delle offerte e accettare di ricalibrare le mie mete con dei percorsi decisamente molto semplici.
Ciò ha anche portato ad un rallentamento nella pubblicazione di articoli ma confido di poter ripartire presto con delle nuove escursioni decisamente più interessanti ed impegnative.

Per ora mi limito a salpare, a differenza del Wasa, alleggerito per quanto possibile da tutto il carico inutile e non assecondando richieste che in passato avrei considerato tranquillamente alla mia portata ma che ora preferisco procrastinare ad un momento più adeguato e ad una preparazione fisica e mentale ottimale.

Quando mi è stato proposto di raggiungere il Col du Lac Blan, partendo dal pratico parcheggio Lac Muffè, ho accettato di buon grado riconoscendo la semplicità del tracciato e ricordando che parte di esso mi era anche familiare grazie alla precedente escursione al Colle Cima Piana.
Con quest'ultimo infatti condivide il medesimo percorso fino al ristoro Lago Muffè ed oltre, a quota 2222 m, per poi procedere verso la ben visibile sella oltre la quale si possono trovare il Rifugio Barbustel ed altri splendidi laghi, potenziali mete per altre future escursioni.

Giunti al passo a 2310 m, senza difficoltà grazie alla evidente traccia del percorso ed ai segnavia ben visibili, decidiamo di piegare a destra e salire su uno sperone di roccia per goderci panorama e un po' di ristoro.

Come ho accennato non è stata che una passeggiata, nulla a che vedere con le escursioni finora descritte. Ma lo scopo era esattamente questo: non ripartire come se nulla finora fosse avvenuto, non riprendere il largo carichi del pesante fardello di cui ogni tanto ho percepito l'approssimarsi, ma una graduale ripresa, con l'obiettivo di tornare ad apprezzare la montagna, anche la più apparentemente insignificante. Senza attribuire valore o significato alla meta finale, senza rispondere alle provocazioni e alle ambizioni di raggiungere alte vette.

Ringrazio Cristina per l'invito a camminare insieme per questa gita.