lunedì 16 luglio 2018

Falesia Ginevrè

L'incombenza delle faccende domestiche questa volta non ha prevalso sul desiderio di partire e di vivere qualche piccola avventura sulla punta delle dita.
Così, anche se la stanchezza accumulata nelle settimane precedenti non ci ha lasciato partire molto presto, ci troviamo nel giro di poco tempo ai piedi della Falesia Ginevrè, per la precisione al settore Paravalanghe.

Raggiungerlo non è complicato. Lasciata l'auto nel piazzale di Balme attraversiamo il centro abitato fino in punta al paese per raggiungere l'albergo Camussot.
Il sentiero che conduce alle pareti di roccia si trova sulla destra dell'edificio ed è sufficientemente indicato almeno fino alla deviazione del Sentiero degli Stambecchi. Dopo basta seguire le indicazioni per il Lago Mercurin o i ben evidenti marca-via bianchi e rossi.

La parete del settore Paravalanghe è situata poco più in alto e a destra del Settore Bocia, il primo che si incontra lungo il sentiero, e si sviluppa verso sinistra lungo una cengia rocciosa dalla quale si può ammirare uno splendido panorama sopra le case di Balme e verso l'imbocco della Val Servin.

RELAX 4a
Via molto semplice ed intuitiva, specialmente nella parte conclusiva. L'inizio su uno sperone roccioso avvicina a tacche e fessure comode per le mani, si supera quindi un cambio pendenza e si raggiunge la sosta.

LILLY 4b
Partire a sinistra dove una faglia inclinata conduce al primo spit in un diedro della pietra.
Scavallando il diedro, rimanendo sempre a sinistra si raggiunge il secondo spit e poi si procede in appoggiata fino alla catena di sosta, la stessa della via descritta in precedenza.

LA REGINA 5c
In basso a destra si individua un gradino inclinato comodo per i piedi.
I primi due spit si trovano nei pressi di tre tagli verticali nella roccia: il primo a sinistra degli spit, il secondo a destra degli spit e il terzo quasi allo stesso livello del gradino alla base.
Si procede inizialmente sul taglio di destra e quello centrale. Poi poco più in alto si trovano due piccoli appoggi per i piedi che permettono di alzare il corpo e spostarsi a sinistra per usare quindi le fessure verticali al centro e a sinistra fino a raggiungere delle prese davvero ampie su una parete ora affrontabile comodamente in appoggiata fino alla sosta di calata.

Il principale punto di forza di questo settore è sicuramente la bellezza delle vie realizzate: semplici, divertenti, adatte a chi non cerca ossessivamente il limite nel grado. Tutte le vie offrono diverse possibilità di soluzione, permettendo di sperimentare svariate alternative sullo stesso percorso senza eccessivi sforzi sulle braccia o sulle dita.

Ringrazio Elena, Federica, Gabriele e Riccardo per la compagnia durante la giornata.










sabato 30 giugno 2018

Perla del mese - Giugno

Non è la montagna che ti sfianca; è quel sassolino nello scarpone.

[Robert William Service]

martedì 26 giugno 2018

Salviamo l'Alpe Devero

Mi scuso con i lettori del blog per la prolungata assenza dovuta alla moltitudine di impegni e al persistente maltempo che ha bloccato numerose escursioni in programma.

Colgo l'occasione per divulgare un'iniziativa di tutela e salvaguardia rivolta all'Alpe Devero.

Ai confine del Parco naturale Veglia Devero si fanno strada nuovi impianti di risalita e piste da sci: salviamo l'Alpe Devero!

L'Alpe Devero è un ambiente alpino meraviglioso: montagne aspre e dolci, orizzonti sconfinati. Larici, acque e pascoli. Un ambiente ospitale e accessibile a tutti. Gestori e pastori offrono accoglienza e prodotti tradizionali con un modello sostenibile e in espansione. In molti la amano e frequentano, estate e inverno.

Tra gli aderenti al "Comitato Tutela Alpe Devero" sono Mountain Wilderness, Legambiente VCO, Italia Nostra VCO, Salviamo il paesaggio Valdossola, Pro Natura Piemonte, che difendono il Devero. Anche il C.A.I. dichiara: "Come C.A.I. siamo impegnati per lo sviluppo sostenibile delle Terre Alte e per porre fine alla devastazione dell'ambiente montano operato nel secolo e nei decenni scorsi. Siamo contrari alla realizzazione di nuove infrastrutture, nuovi impianti o all'ampliamento degli esistenti".

(E. Quartiani, Vicepresidente C.A.I., Montagne360, Maggio 2018)




Per firmare la petizione on line

giovedì 31 maggio 2018

Perla del mese - Maggio

Non c'è cammino troppo lungo per chi cammina lentamente, senza sforzarsi;
non c'è meta troppo alta per chi vi si prepara con la pazienza.

[Jean de La Bruyère]


sabato 12 maggio 2018

Rifugio Fontana Mura

Numerose, troppe, le occasioni sfumate dall'inizio dell'anno per una piacevole passeggiata, semplice e non impegnativa. Da tempo si cercava di organizzare un'escursione per andare ad inspirare il tanto ambito "profumo di aria fredda".
Si presenta finalmente un'opportunità, uno spiraglio di tempo abbastanza stabile da indurci a non esitare.

Partiti di buon mattino, nonostante il cielo coperto, ci dirigiamo verso Forno di Coazze e lasciamo l'auto lungo la Strada Provinciale 192 poco dopo aver superato il Santuario Grotta di Nostra Signora di Lourdes e il Campeggio I Pianas.
Si imbocca quindi il sentiero 414a che segue la sinistra idrografica del Sangone e che oltrepassa Presa Ruffino e Prese Pian Contero.
Arrivati a quota 1450 m circa si guada un torrente e si raggiunge un bivio: a sinistra la strada scende e dopo circa 400 m raggiunge l'osservatorio per l'ambiente alpino "Palazzina Sertorio", a destra invece un cartello indica verso gli Alpeggi del Sellery (1726 m) raggiungibili con circa un'ora di cammino e il Colle della Roussa (2019 m) che richiede invece almeno un paio d'ore.

Il Colle della Roussa separa la val Sangone dalla vicina Val Chisone e in passato vennero edificate delle fortificazioni difensive a protezione della vallata dalle invasioni nemiche.

La strada più battuta, che sale gradualmente e aggira la cima del Fortino (1684 m) si può evitare con il sentiero 414, restando più a sinistra e vicini al torrente, ora coperto da uno spesso nevaio, per raggiungere il Rifugio Fontana Mura in meno di 40 minuti.

Le basse nuvole che ora vanno addensandosi impediscono di raggiungere la sorgente del Sangone, posta proprio nei pressi di Fontana Mura a circa 1756 m di quota, e di osservare attorno a noi Rocce Crot, Rocce dei Mortai e Punta dell'Ila (2243 m), entriamo quindi in Rifugio alla ricerca di ristoro.
Lo spazio è ridotto ma sufficiente per accogliere noi e i numerosi altri gruppi di escursionisti per nulla scoraggiati dal maltempo.

L'itinerario percorso non è impegnativo, si tratta davvero di una passeggiata adatta a tutti senza eccessivi sforzi. Un'accurata selezione del meteo adatto permette di gustare al meglio l'ambiente circostante, consigliata verso il principio dell'estate.
Ringrazio Cristina, Francesco, Massimo, Valeria e Zuzanna per aver condiviso insieme il cammino di questa escursione.










































lunedì 30 aprile 2018

Perla del mese - Aprile

Quando le tue scarpe si saranno consumate, 
la forza del loro cuoio si sarà trasferita nelle fibre del tuo corpo.

[Ralph Waldo Emerson]


domenica 29 aprile 2018

Falesia Montestrutto

Ci troviamo a Settimo Vittone, un piccolo comune situato tra Quincinetto e Ivrea, più precisamente nella frazione di Montestrutto, dove nel 2008 è stata realizzata una falesia di roccia di notevole interesse per la grande varietà di vie che può offrire.

Ai piedi del Monte La Torretta (2179 m) si estende un contrafforte roccioso che quasi termina sulle rive della Dora, alle spalle del centro abitato, davanti ad una zona erbosa che va poi ad allargarsi verso Borgofranco d'Ivrea.
Questo articolo non descrive in maniera esaustiva tutti i settori disponibili, ma illustra semplicemente alcune delle vie sperimentate per tentare, anche solo in minima parte, di delineare la ricchezza di tracciati che il sito propone agli scalatori, siano essi neofiti o esperti.

POLENTA E MERLUZZO 5b
La via presenta un'iniziale rampa appoggiata che raggiunge i primi spit su un piccolo terrazzino. Un incavo a sinistra e uno a destra fino ad una roccia che emerge sotto una macchia di alberi aiutano l'arrampicata fino agli ultimi spit rinviabili passando a destra su una placca oppure a sinistra su una sporgenza più semplice da affrontare.

AURIGA 4a
Una via di circa 16 metri molto interessante perchè pare suddivisa in due parti molto differenti tra loro. Nella prima parte si incontra una serie di gradini in appoggiata per i primi tre o quattro spit. Nella seconda parte la via cambia inclinazione propendendo decisamente di più per una linea verticale. Si può affrontare sulla sinistra sfruttando un gradino naturale e una faglia inclinata. Questa via risulta molto divertente da affrontare perchè offre diversi tipi di approccio e di soluzioni specialmente nella seconda parte.

SCACCHI 4a
Una via su placca appoggiata un po' scivolosa nella parte iniziale. Il primo spit è raggiungibile sfruttando due tagli inclinati della roccia. Dal primo spit, uno dei due tagli diventa verticale e continua ad offrire appigli e prese fino quasi a metà della via. Verso la fine la placca appoggiata diventa meno impegnativa e facilmente affrontabile fino alla conclusione.

ARDUINI 4a
L'inizio della via presenta un'area di roccia da affrontare in aderenza, ma basta spostarsi leggermente a destra per trovare una faglia con una presa per la mano destra, che rende agevole rinviare il primo spit. Si segue la faglia per arrivare al secondo spit, poi si può scegliere di continuare a destra su dei comodi gradini oppure raggiungere il terzo spit superando un tetto non eccessivamente sporgente al termine del quale la via prosegue con un facile percorso in appoggiata fino al penultimo spit.
Per raggiungere la sosta, dove la roccia cambia inclinazione diventando più verticale, è sufficiente procedere con equilibrio e cercare con attenzione alcune comode tacche per le mani a destra e a sinistra di una massicciata rocciosa sulla cui sommità è posta la catena.

DIAVOLI 4c
Ad eccezione del primo, tutti gli spit di questa via sembrano seguire una immaginaria linea a destra rispetto ad una spaccatura nella roccia, facilmente sfruttabile quest'ultima per risolvere ogni passaggio e raggiungere la catena. Molto vicina alla via Credendari.

CREDENDARI 4b
Una piccola incisione inclinata porta al primo spit, poi ci si sposta a sinistra e si sfrutta una profonda fessura che termina in una sporgenza all'altezza del penultimo spit, concludendo poi su un terrazzino ampio e comodo per la sosta e la calata.

IL GENERALE 4b
Ecco una via estremamente intrigante. Le numerose tacche, non eccessivamente scivolose, offrono diverse possibilità di movimento permettendo all'arrampicatore di dare sfogo alla libera interpretazione della parete. Venature ferrose attraversano tutta la via screziando di rosso il grigio del gneiss e donando così alla parete una colorazione incantevole.

IL TIRO DELLE ARANCE 6a
Una via dall'inizio un po' insidioso per via della scivolosità della roccia.
Sotto il primo spit, all'altezza di una macchia chiara di minerale, si trovano una sere di fessure sfruttabili per le mani. Per raggiungere il secondo spit occorre spingere in alto fino ad una sporgenza  e poi spostarsi a sinistra dove piccole tacchette e una lieve inclinazione vantaggiosa della parete consentono di procedere fino alla sosta su un ampio terrazzino.

MORTE 6a
Una delle vie, a mio avviso, più interessanti di questo settore. 
la base di partenza è piuttosto liscia e scivolosa, ma basta osservare con attenzione per notare sulla sinistra una faglia ed un gradino. Sopra il gradino sono individuabili due fori nella parete. Utilizzando i fori per le mani ed il gradino per il piede sinistro si rinvia e ci si sposta a destra utilizzando tre fori allineati in orizzontale posti a circa venti cm sopra il primo spit.
La via poi cambia leggermente inclinazione e colorazione, ci si sposta nuovamente a sinistra per trovare una gobba ed una pendenza più lieve che permette di concludere in appoggiata fino alla sosta.

PANTERE 3c
Una via con chiodatura molto ravvicinata, su placca appoggiata.
Facendo appoggio sul piede sinistro tramite un piccolo gradino chiaro a circa un metro da terra si raggiunge il primo spit. Occorre affidarsi alla tenuta delle scarpette e procedere in aderenza prima fino ad una gobba per le mani all'altezza del terzo spit e poi proseguire fino ad un diedro all'interno del quale si trova il penultimo spit.

LO SCARLO 6a+
Una via decisamente frequentata, forse per via della sua inclinazione o della lunga faglia che la percorre.
Un grande tronco d'albero alla base agevola il raggiungimento di un primo appoggio per le mani. Da qui si raggiunge un grande puntone dove e possibile persino accoppiare.
Bilanciando il peso del corpo e spostandosi sulla strapiombante fessura che percorre la via in verticale, si raggiunge prima un secondo ampio davanzale per le mani e poi un paio di fessure, parzialmente nascoste ma molto comode, fino a un dente di roccia, superato il quale termina la via.

Ringrazio Alessandro, Dario, Federica, Ivan, Massimiliano, Simone, Stefano P. e Stefano V. per la piacevole compagnia in parete. La falesia di Montestrutto ha davvero molto da offrire e non mancheranno certo altre occasioni per mettersi alla prova sulle sue pareti.

mercoledì 18 aprile 2018

Arrampicata

L'attività dell'arrampicata sportiva, sia indoor che in falesia all'aperto, è uno sport che ha acquisito, specialmente negli ultimi anni, sempre più consensi e popolarità.
Complici di tale successo possono essere stati il cinema con alcune adrenaliniche sequenze di personaggi su strapiombanti pareti di roccia, oppure il Comitato Olimpico Internazionale che ha ufficialmente riconosciuto l'arrampicata come sport olimpico presente a Tokyo 2020.
Forse più semplicemente tra gli sportivi e gli appassionati si è diffuso il desiderio di ritornare alle origini del movimento fluido e coordinato del proprio corpo oppure, nel caso dei frequentatori delle pareti di roccia, è emersa in maniera ancor più preponderante la voglia di rimettersi in gioco alla ricerca di un contatto autentico con la natura.
Del resto il termine stesso "sport" trae le sue origini proprio da "extra portes" vale a dire "fuori dalle porte", in un ambiente cioè estraneo alle città, ai centri abitati e più vicino alla natura incontaminata ed alla sua dimensione più pura e selvaggia.

Va aggiunta, a mio avviso, una componente importante che la disciplina dell'arrampicata è in grado di fornire: si tratta del forte ed armonico rapporto tra corpo e mente, indispensabile per eseguire il movimento corretto ad ogni passaggio. Non si arrampica semplicemente trazionando sulle braccia e non è solo una questione di muscoli, occorre invece sviluppare la propria personale capacità di osservazione dell'ambiente e di percezione dell'equilibrio al fine di raggiungere il miglior risultato con il minor sforzo fisico. La pratica unita alla riflessione e l'esercizio costante portano a questo risultato.
Inoltre il raggiungimento di un traguardo, di un "top", oppure la conclusione di una via non sono gli unici momenti che forniscono soddisfazione personale. Per un arrampicatore riuscire a risolvere un passaggio in modo efficace, anche dopo numerosi tentativi, senza necessariamente raggiungere la sosta di calata o la fine di una via, può essere considerato un traguardo importante. Questa continua ricerca del miglioramento personale nella competizione con la gravità forniscono, al raggiungimento di ogni piccolo obiettivo, una sensazione di benessere che mette in gioco una complessa successione di processi fisiologici, i quali aiutano a combattere lo stress e a migliorare l'autostima, la determinazione e la fiducia in sè stessi.

Parlando di fiducia non può mancare una menzione sullo speciale rapporto tra chi arrampica ed il suo assicuratore.
Definire l'assicuratore come colui che protegge chi scala da una rovinosa caduta, permettendo di svolgere l'attività sulla parete in sicurezza, è riduttivo e ne sminuisce l'importanza.
Di certo l'assicuratore a terra, che oggi può fare affidamento su moderni dispositivi e sistemi di bloccaggio di ultima generazione, ha il compito di ridurre il rischio ma ha anche piena consapevolezza del movimento del suo scalatore. Non stacca mai gli occhi da lui e ne conosce le debolezze e i punti di forza, sa quando è necessario concedere maggiore libertà di movimento e di azione sulla parete oppure quando è invece utile far percepire la sua attenzione attraverso quel legame che la corda solo parzialmente è in grado di rappresentare.
In definitiva l'arduo compito di un assicuratore è scomporre il concetto di rischio e di pericolo, azzerando il primo senza intaccare quella componente di pericolo intrinseca nell'ambiente naturale, tanto cara allo scalatore (e fin troppo osteggiata dalla società contemporanea) che ne acuisce i sensi, lo rende vigile, controllato e rispettoso dei limiti propri e dell'ambiente. In una parola: responsabile, cioè "abile a rispondere" a tutte le situazioni che la parete di roccia e la via di scalata gli presenteranno davanti.

Senza una minima ed affrontabile percentuale di pericolo, l'avventurosa esperienza dell'arrampicata verrebbe svuotata della sua parte più ricercata, ossia quella parte che rende l'arrampicata stessa non solo uno sport all'aria aperta ma anche un esercizio indispensabile per la propria formazione come scalatore.
Ciò non esclude naturalmente la rilevanza che occupa il proprio buonsenso durante la pratica dell'arampicata, perchè non si tratti solo di un incauto modo di affrontare la roccia.
Il buonsenso guida ad una arrampicata meditata e di valore a differenza dell'imprudenza che porta soltanto ad uno smodato e vanaglorioso compiacimento di sè.

Alla luce di tutte queste considerazioni non si può che essere lieti del successo che l'arrampicata sta avendo tra gli sportivi, poichè si tratta di uno sport completo, divertente e carico di emozioni forti. Occorre però tenere sempre presente che si tratta anche di una disciplina nella quale è bene "non improvvisarsi", seguire rigorosamente le direttive di professionisti e di istruttori qualificati e soprattutto ragionare prima di agire.

sabato 31 marzo 2018

Perla del mese - Marzo

Ci si sveglia con un'altra energia
quando la prima cosa che vedi sono le montagne.

[V. Musti]

domenica 18 marzo 2018

Parco della Dora 2018

Articolo a cura di Lodovico, Maria, Franco, Giampiero e Arnaldo.


La diciassettesima edizione dell'escursione finalizzata alla valorizzazione e alla conoscenza dei territori attorno alla Dora Riparia quest'anno si svolgerà Domenica 8 Aprile.
Il ritrovo sarà presso la stazione ferroviaria di Bussoleno alle ore 08:40.
Il treno che parte da Torino P.N. alle 07:45, con fermate in tutte le stazioni (ad Avigliana alle ore 08:14), arriva alle ore 08:32. Si segnala anche che da Bardonecchia il treno parte alle ore 06:48 ed arriva a Bussoleno alle ore 07:27.

Partenza escursione per il Centro Storico di Bussoleno (Ponte sulla Dora Riparia, Locanda della Croce Bianca, Mulino Varesio, Casa Aschieri). Saluto del Sindaco in Piazza Cavour (sede Municipio) e proseguimento sino al Piazzale della Fiera dove si troveranno il bus del C.A.I. e la "navetta" messa a disposizione dal Comune di Chianocco. Tali mezzi condurranno a Chianocco all'inizio del "Sentiero delle Vigne" che si percorre a piedi per ammirare il Campanile della vecchia Chiesa di San Pietro, la Casaforte, la Cappella di Sant'Ippolito presso il Cimitero e il Castello. Nella vicina piazza del Municipio ci sarà il saluto delle autorità locali.
Dopodichè si raggiunge l'ingresso dell'Orrido di Chianocco e si imbocca il "Sentiero degli Orridi" che inizialmente percorre il vallone del Rio Prebec. Si raggiunge Borgata Molè (Cappella di San Barnaba, forno, torchio, lapide) e in seguito le borgate di Lorano, Pietrabianca e Falcimagna, passando per la "Comba delle foglie" e la casa di Campo Benello. Dalle successive Case Trucco si scende, transitando per le "Oasi xerotermiche della Valle di Susa - Orridi di Chianocco e Foresto" (SIC IT 1110030). Un guardiaparco dell'Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie illustrerà l'importanza del "sito", poi si raggiunge l?orrido di Foresto, con successiva visita all'imbocco del medesimo (lazzaretto) e alla frazione. Da qui partenza del bus del C.A.I. - T.A.M. (Tutela Ambiente Montano) e della navetta, messa a disposizione dal Comune di Bussoleno, per la stazione medesima.
In alcune delle zone attraversate si avrà modo di constatare i danni procurati dai devastanti incendi di fine Ottobre 2017, richiamo e monito per difendere e salvaguardare i territori in cui viviamo.

Pranzo al sacco.
Dislivello 500 m circa (complessivo tra discesa e salita)

Per chi non usufruirà del bus C.A.I. il rientro da Bussoleno può avvenire col treno in partenza per Torino alle ore 19:28, con arrivo ad Avigliana alle ore 19:44 e a Torino P.N. alle ore 20:15.
Per l'Alta Valle i treni partono da Bussoleno alle ore 18:32 e alle ore 20:32, con fermata in tutte le stazioni.

Per informazioni rivolgersi a:

lodovico.marchisio@gmail.com
arnaldo.reviglio@tiscali.it

Per usufruire del bus C.A.I. scrivere a:
lodovico.marchisio@gmail.com
maria.tamietti@alice.it

mercoledì 7 marzo 2018

La Valle [Ri]Trovata

Dal 9 Marzo 2018 fino al 20 Maggio 2018 al Museo della Montagna verrà presentata una selezione di 40 scatti originali di Kalischer affiancati da 55 foto realizzate dai 5 finalisti del concorso fotografico omonimo, curato da Luca Prestia e sviluppato insieme a Erica Liffredo, Raffaella Simonetti e Giorgio Ariaudo.
Obiettivo del concorso: restituire dignità alla narrazione contemporanea.

Nello stesso modo, la mostra si muove sulle orme del reportage che Clemens Kalischer realizzò in Valle Grana nel 1963 -a cui il MuseoMontagna dedicò nel 1996 la mostra "La Montagna dell'esodo".
Oggi, "La Valle [Ri]Trovata" nasce dal desiderio di far conoscere l'essere attuale di questo territorio montano correndo sul filo del tempo con l'intenzione di rivedere con senso critico il passato, decifrare il presente e i significati che porta con sè, immaginare i futuri possibili.

Oltre cinquant’anni dopo "La Montagna dell'esodo", il Museo Nazionale della Montagna ospita il lavoro dell’Associazione Culturale Contardo Ferrini di Caraglio e la sua volontà di tornare, ancora oggi, negli stessi luoghi per osservarne l’ambiente e i momenti di vita quotidiana.


La mostra La Valle [Ri]Trovata prende le mosse dal reportage che il fotoreporter statunitense Clemens Kalischer realizzò in Valle Grana nel 1963 e nasce dal desiderio di far conoscere il tempo presente di questo territorio montano attraverso lo sguardo di 5 giovani fotografi professionisti.
Nel 1963 Kalischer visitò la Valle Grana, fazzoletto alpino pizzicato tra le Alpi Cozie e le Marittime, all’alba di un’inesorabile rarefazione delle sue comunità. Seppe cogliere i tratti essenziali di un sistema sociale che andava disgregandosi, cristallizzandoli in immagini di grande suggestione.
Nel 1996 il Museo Nazionale della Montagna dedicò al lavoro di Kalischer la mostra La montagna dell'esodo, racconti fotografici di Clemens Kalischer e oggi, oltre cinquant’anni dopo quegli scatti, ospita il lavoro dell’Associazione Culturale Contardo Ferrini di Caraglio che ha voluto tornare nei nostri giorni negli stessi luoghi per indagare l’ambiente e i momenti di vita quotidiana.

Il reportage del 1963 fu al centro di una storia rocambolesca. Al ritorno negli Stati Uniti, Kalischer sottopose gli scatti alla prestigiosa rivista “Life”. La testata espresse immediato interesse a pubblicare il lavoro e chiese al fotografo di corredarlo di informazioni precise dal punto di vista geografico. L’autore a questo punto si fermò. Spaventato dall’idea di contribuire alla distruzione di un luogo ancora pulito e non deformato, non volle rivelare come raggiungerlo. Per oltre trent'anni le fotografie rimasero riposte in un cassetto. Un giorno un’amica gli raccontò che sua figlia stava per sposarsi in Italia, in un luogo sperduto nel Nord, di cui mai nessuno aveva sentito parlare. Quel luogo era Cuneo. Clemens sobbalzò. Tirò fuori dal suo archivio le fotografie e dopo qualche mese furono esposte al Museomontagna.
Oggi in mostra una selezione di 40 scatti originali di Kalischer - conservati nel Centro Documentazione del Museomontagna - è affiancata da 55 foto dei 5 finalisti del concorso fotografico, curato da Luca Prestia e parte del progetto pensato e sviluppato dal gruppo di lavoro, formato da Erica Liffredo, Raffaella Simonetti, Luca Prestia e Giorgio Ariaudo che ha avuto come obiettivo quello di restituire una dignità alla narrazione contemporanea.

Un compito considerato un’urgenza culturale per almeno tre motivi, tutti legati al valore del tempo.
Il primo: la necessità di maturare un senso critico nei confronti del passato, ridimensionando l’aura nostalgica che aleggia intorno a una parte delle riflessioni sul mondo alpino. Una “sindrome da specchietto retrovisore” che non è amica dell’obiettività.
Il secondo: l’esigenza di identificare un presente, conferendo ad esso dei significati. Le comunità che vivono il margine hanno il diritto di essere raccontate. Un’azione concreta, in apparenza banale, ma comunque utile al recupero di una consapevolezza condivisa e a scongiurare una sorta di invisibilità collettiva.
Il terzo: un pungolo a immaginare futuri possibili. Accorgersi che esistono nuovi modelli di vita in montagna aiuta a guardare con un po’ di fiducia oltre l’orizzonte della consuetudine.
Per raggiungere lo scopo è stato indetto nella primavera 2017 un concorso per giovani fotoreporter dai 18 ai 30 anni, veicolato attraverso vari forum e siti internet di settore.

Inaugurazione giovedì 8 marzo 2018 - ore 18.30

Per maggiori informazioni:
MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA, Piazzale Monte dei Cappuccini 7, 10131 Torino
Tel. 0116.604.104  /  comunicazioni.museomontagna@gmail.com  /  www.museomontagna.org

https://www.caitorino.it/

domenica 4 marzo 2018

Parete della Morena al Rifugio Paolo Daviso

Ci troviamo di fronte a ciò che resta della morena del Ghiacciaio Martellot. Qui durante il Pleistocene, ma anche durante una delle più recenti glaciazioni avvenuta tra il 1350 e il 1850, il lavoro di pulsione e di erosione del ghiacciaio ha modellato una porzione di gneiss tramutandola in una parete, a poca distanza dal Rifugio Paolo Daviso, che alterna tratti verticali, strapiombanti e in appoggiata, ideale luogo di interesse per gli arrampicatori.

La Parete della Morena si raggiunge in 20 minuti dal Rifugio Daviso seguendo il cartello e i bollini rossi in direzione della morena del Ghiacciaio Martellot. Le vie sono state aperte salendo dal basso da M.Blatto, R.Rivelli, F.Chiarottino, S.Cordero, U.Lardieri nel Giugno e Agosto 2017.
Difficoltà dal 5a al 6b. Materiale 10 rinvii.
Si tratta di un'area di arrampicata posta strategicamente vicina al Rifugio ed ha come principale obiettivo quello di permettere ai frequentatori del Daviso di sperimentarsi nell'arrampicata  godendo di una suggestiva visuale del vallone sottostante prodotto dal millenario lavoro di erosione del Ghiacciaio Martellot e del Torrente della Gura.

Per raggiungere il Rifugio Daviso si parte da Forno Alpi Graie, si oltrepassa il ponte dietro l'Albergo Savoia e si prosegue sul largo sentiero sotto le falesie.
Il sentiero poi piega a sinistra e si inoltra nel bosco di betulle ed ontani e sale con una discreta pendenza fino a Gias Roccetta a 1650 m.
Il sentiero si stringe leggermente, si raggiunge un alpeggio denominato "alpe delle tome" (baita di stagionatura de prodotti caseari) a quota 1768 m e si prosegue a Rua Piana a 1800 m.
Qui occorre prestare un po' di prudenza per oltrepassare una pietraia e guadare il Rio Bramafam e il Torrente Gura su un paio di passerelle di metallo.
Si prosegue sul sentiero ora più stretto e circondato da pendii erbosi fino a raggiungere tre differenti alpeggi: Gias di Mezzo (1898 m), Gias Milon (1993 m) e Gias Gran Pian (2132 m). 
Il sentiero sempre ben evidente qui è meno tracciato a causa delle mandrie al pascolo che cancellano la traccia con il loro frequente passaggio. Tuttavia si procede in modo sufficientemente intuitivo fino a una ripida cresta, ultimo tratto prima di raggiungere il Rifugio Paolo Daviso.

Dal Rifugio è individuabile il Rifugio della Gura dedicato in seguito a Eugenio Ferreri, posto a quota 2235 m e raggiungibile tramite un impegnativo sentiero (il n° 316) che sale dal Torrente della Gura, oppure dal Daviso attraversando con un traverso il vallone scavato dal Ghiacciaio Martellot.

Riporto l'articolo di Marco Blatto, pubblicato sull'annuario del C.A.I., che descrive nel dettaglio la storia di questa parete morenica e la sua trasformazione in una suggestiva area di arrampicata a pochi metri dal Rifugio Daviso.

Rifugio Daviso 2280 m – Parete della Morena
Quante volte siamo passati sotto la morena del Ghiacciaio Martellot diretti verso la grande parete della Punta Martellot e dei Dômes . In quest’angolo selvaggio e severo di Alpi occidentali abbiamo scoperto che dopo quasi 200 anni di storia dell’alpinismo, per primi avevamo salito in estate la parete est di quella che i francesi chiamano Roc du Mulinet 3452 m. Un itinerario complesso che sa di antico. Poi, nelle estati seguenti, sempre per mano nostra “cadevano” anche: il secondo spigolo – pilastro del Dôme Blanc 3337, e il terzo, più defilato, dove la roccia delicata è moneta corrente. L’alpinismo tradizionale classico, alberga tra queste grandi montagne, dove un passaggio aleatorio di A2 sospesi sulle staffe o un tiro di VII grado poco proteggibile, dialoga con facilità con canali sospesi, fughe di placche, spigoli di roccia incoerente. Così è l’alpinismo. Qui, tenere delle tacche di pochi millimetri serve a poco: bisogna sapersi muovere ed essere disposti a lunghi e non facili rientri. Salivamo la morena dell’ormai riducendo ghiacciaio e spesso ci chiedevamo come mai, a fronte di pareti così alte e di roccia metamorfica delicata, spuntassero qua e là affioramenti di gneiss ghiandone solidissimo. Peccato fossero alti spesso solo pochi metri, demoliti, fresati e ribassati dalle antiche glaciazioni. No, il Rifugio Daviso non sarebbe mai stato il punto di appoggio per comode arrampicate al sole protetti da solidi spit. Poi, un giorno, di ritorno da quelle alte montagne abbiamo osservato con occhi diversi un affioramento di questa “roccia madre” un po’ risparmiato dall’inesorabile discesa di grandi ghiacciai pleistocenici, di cui oggi conserviamo solo i segni.
Un po’ più elevato degli altri, era stato protetto in qualche modo dalla morena di sponda laterale del Ghiacciaio Martellot, anche se i segni di più antiche erosioni erano 

evidenti. 

Posta a soli venti minuti dal rifugio, non ne avrebbe certo soddisfatto le velleità “arrampicatorie” in senso sportivo, tuttavia, avrebbe valso una mezza giornata di scalata al sole, su roccia magnifica e al cospetto delle grandi montagne, rilassando la mente e tonificando il corpo prima di un’ascensione “d’avventura” il giorno seguente. Grazie al materiale offerto dalla Sezione del C.A.I. di Venaria Reale (tutto inox) è venuta così alla luce (si fa per dire) la “Parete della morena”. Placche levigate e compatte, fessure di “quarzo” e muri con piccole tacche, sempre al posto giusto, hanno così regalato piacevoli linee tutte aperte salendo dal basso con il trapano. Il rifugio è vicino, il posto è incantevole, il “salvataggio” di una giornata incerta è garantito, i gradi contenuti (max 6b), terminando magari con una buona polenta. Che si vuole di più?


Riferimenti tecnici: le vie sono state aperte salendo dal basso con il trapano con il contributo economico della sezione e sono tutte equipaggiate con spit inox da 10 mm. Soste con anelli di calata da collegare. Casco consigliato. 

  1. Alzo le mani  L1 5b - L2 5b
  2. La topomobile  L1 5b - L2 5c
  3. Stambecco curioso  L1 6a - L2 6b
  4. Silvia ed Egle  L1 6a - L2 6b
  5. Les montagnards sont là (friend o,75 – 1 e 3 BD)   5c
  6. La rage du glacieriste 5c
  7. Dolce vento 5a
Con immenso piacere descrivo due delle vie praticate, rendendole ufficialmente la prima ripetizione effettuata dal giorno dell'inaugurazione. Si tratta di due vie prevalentemente in appoggiata, levigate dal ghiaccio e dall'erosione, molto simili tra loro ma differenti dal resto della Parete della Morena, più verticale ma mitigata da crolli e frammentazioni schistose, avvenute nel corso degli anni:
DOLCE VENTO 5a
Approcciarsi a destra per raggiungere il primo spit posizionato poco sotto una faglia inclinata, sfruttabile per raggiungere e rinviare il secondo spit. Spostarsi quindi a sinistra su una placca liscia ma facilmente affrontabile procedendo in appoggiata fino a raggiungere una pancia della roccia appena accentuata. Superata la pancia, passando a sinistra e sfruttando un lieve appoggio per i piedi, il percorso torna semplice fino alla sosta.

LA RAGE DU GLACERISTE 5c
Una faglia inclinata verso sinistra viene sfruttata prima per le mani e successivamente per i piedi e permette di riviare i primi due spit. Con equilibrio, senza cercare disperatamente appigli per issarsi ma bilanciando il peso del corpo si raggiunge il terzo spit, dopo il quale si trova una spaccatura della roccia che offre numerose possibilità di movimento per salire fino al un ripiano erboso. Dopo il ripiano la via torna semplice appoggiata fino alla catena.

Ringrazio ancora Elena e Silvia per avermi accompagnato lungo il tragitto, Marco e gli altri partecipanti all'evento Val Grande in Verticale e Federica per la compagnia sulla via del ritorno.
Un ringraziamento speciale anche a Carlo Soldera, Presidente del C.A.I. di Venaria, sostenitore di iniziative ed attività di notevole interesse per gli appassionati di montagna e di arrampicata.