giovedì 12 dicembre 2013

La piccozza da montagna

La piccozza classica è, nell'immaginario comune, il simbolo dell'alpinismo stesso, sinonimo di ghiacciaio e nevaio. Quando infatti effettuiamo un'escursione o una salita di qualsiasi tipo (escursionismo, scialpinismo, arrampicata e alta montagna) dove incontriamo questi tipi di terreni, sia per la progressione che per la sicurezza che per un'eventuale autosoccorso, questo attrezzo non può mancare, e a parte rarissimi casi esso deve essere sempre accompagnato ai ramponi.
La piccozza è uno dei principali attrezzi alpinistici utilizzati per la progressione su neve e ghiaccio e si può considerare come l'evoluzione del bastone ferrato utilizzato dalle guide alpine nelle prime spedizioni in montagna agli inizi dell'800.
Una piccozza compare nello stemma di vari Club Alpini tra cui il CAI italiano.

 
In linea di massima la piccozza classica nel suo utilizzo basilare, ossia nella camminata su terreno ripido con appoggio della stessa, si impugna afferrandone la testa, due dita sulla paletta. Due dita vanno appoggiate sul puntale con il pollice che chiude sul manico, tenendo la punta sempre in direzione del monte, sia che saliamo, sia che scendiamo un pendio. In discesa essa risulterà quindi girata al contrario, questo per essere sempre pronta ad essere conficcata il più rapidamente possibile nel pendio, qualora scivolassimo.
 
Inizialmente la piccozza era costituita da un manico in legno e da una massa battente di ferro.
Con il passare degli anni il legno è stato sostituito dall'acciaio o dall'alluminio, con impugnatura ergonomica e dragonnes di fibre sintetiche che forniscono supporto nella progressione ed evitano che l'attrezzo venga perso nel caso scivoli via dalla presa della mano.
La piccozza si compone delle seguenti parti: la testa formata dalla becca e dalla paletta solitamente forgiate in un unico pezzo a meno che non sia un modello modulabile con la possibilità di diventare martello/piccozza, o secondo attrezzo.
L'inclinazione della becca può variare a seconda delle varie case costruttrici, sempre con estrazione però verso il basso, il manico dritto o a seconda dei modelli leggermente inclinato ma assolutamente non assimilabile alle curvature per la tecnica piolet-traction per la quale si utilizzano invece piccozze specifiche.
Il puntale, leggermente diverso a seconda delle varie soluzioni adottate nei diversi modelli.

 
Esistono sul mercato piccozze classiche pensate per l'uso scialpinistico competitivo dal peso davvero ridotto, è evidente che le prestazioni straordinarie per quanto riguarda il peso, possono diventare un problema nell'uso su ghiaccio molto duro dove una buona massa battente risulta sicuramente più efficace.
Le piccozze tecniche specifiche per la cascata di ghiaccio hanno caratteristiche particolari. Si tratta comunque di una speciale evoluzione della piccozza classica che seguì l'avvento della tecnica piolet-traction, quando cioè si iniziò ad utilizzare due piccozze in trazione con le braccia per poter progredire su ghiaccio molto ripido.

Le caratteristiche tecniche più importanti di questi attrezzi sono innanzitutto la curvatura estrema della becca, studiata per una maggiore tenuta nel ghiaccio se l'attrezzo subisce una trazione verso il basso.
Oltre alla sezione ed alla forma dei denti della becca ed ai materiali utilizzati per la massa battente, l'altra sostanziale differenza riguarda la curvatura del manico per evitare di impattare con la mano la superficie ghiacciata durante la battuta.
Solitamente per la progressione su cascata ghiacciata vengono utilizzate due piccozze differenti, una con la paletta dietro la becca ed una con il martello, utilizzato per piantare chiodi da ghiaccio sulla parete.
Si raccomanda di fare molta attenzione all'uso di questo attrezzo e alla cura in fase di affilatura con macchine utensili poiché si potrebbe compromettere lo stato dei materiali che compongono la piccozza.



 
 
 

Nessun commento:

Posta un commento