mercoledì 13 marzo 2019

Anello di Lemie

Un anno fa.
Ho messo in agenda questa escursione circa un anno fa. Desideravo effettuare questo percorso da tempo, visitarne i luoghi carichi di storia, esplorare ogni angolo del bosco attraversato dal sentiero, contemplarne gli scorci panoramici più spettacolari.


Non ho mai dovuto attendere tanto per un tracciato così semplice e facilmente accessibile.
Le frequenti occasioni sfumate, che mi costringevano, mio malgrado, a posticipare e rimandare, avevano quasi reso questa escursione un'ossessione e spesso ho avuto il timore che l'attesa caricasse eccessivamente di aspettativa ciò che poi avrei vissuto, al punto da farlo apparire meno pregevole di quanto mi aspettassi.

Per fortuna nulla di tutto questo è avvenuto. L'anello di Lemie è davvero un percorso incantevole e si può vivere come "Il giardino segreto" di Burnett: un angolo di mondo che sembra possedere proprietà terapeutiche.
È sufficiente mettersi in cammino.
Frequentazione e permanenza forniscono benefici normalmente impensabili. Può sembrare impossibile eppure, una volta intrapreso il cammino, è difficile abbandonare questi luoghi.

Il percorso, come già accenato, è un anello semplice e alla portata di tutti, con numerosi punti di interesse storico e naturalistico assolutamente da non perdere.

Partiti da Forno di Lemie, dove lasciamo l'auto in un piccolo, comodo parcheggio antistante la Chiesetta di San Giulio, decidiamo di percorrere l'anello in senso antiorario. Ci dirigiamo quindi verso il ponte storico, risalente al XIV° secolo, coprendo tale distanza in parte su una vecchia strada nei pressi del centro abitato, in parte lungo il margine della provinciale SP32. Di questo ponte in pietra ad una sola arcata ne parla anche il Conte Luigi Francesetti di Mezzenile, in una sua lettera datata 17 Settembre 1820, realizzandone peraltro una pregevole litografia.
Subito dopo aver oltrepassato il ponte si incontra un bivio: a sinistra si sviluppa un percorso che segue la sinistra orografica della Stura, a destra, il sentiero dell'anello che conduce dopo un breve tratto in salita fino al Santuario della Madonna del Truc.









La primitiva cappella venne edificata nel primo decennio del XVIII° secolo (1705 - 1710) da Giovanni Battista Giorgis di Forno come ex voto, il Giorgis si era trasferito a Torino  ed aveva fatto fortuna come impresario edile e a lui si devono anche la prima cappella al Colle del Colombardo, quella di Forno, la gradinata della parrocchiale di Viù ed il presbiterio con l'altare maggiore della parrocchiale di Lemie.
La Cappella del Truc è dedicata alla Consolata e la primitiva tela raffigurante la Vergine è oggi collocata sopra l'arco di pasaggio fra la costruzione più antica e quella recente, la chiesa in seguito divenne proprietà di una famiglia di Pessinea, finchè nel 1830 passò nelle mani di un consiglio composto dei "più notabili possidenti della borgata".
Sul gradino dell'entrata della chiesa è visibile incisa la data 1830 e "S.Iachino" si tratta di un blocco in pietra riutilizzato probabilmente quando la cappella venne ampliata con la struttura rotonda che forma l'attuale edificio principale.
Tra il 1870 e il 1890 fu costruito il portico antistante, nel 1898 venne eretto l'altare in marmo dello scultore Gannio e venne decorata la chiesa dal rettore Don Giovanni Riva.
Nella chiesa sono conservati un centinaio di quadretti ex voto e numerosi cuori votivi, uno in particolare dipinto nel 1812 reca la firma di un pittore valligiano nativo di Pessinetto: Teppati Garino, un altro offerto dal Sindaco di Viù nel 1863, un ex voto ricorda l'incendio scoppiato nella frazione di Pessinea nel 1838.
In passato, nella ricorrenza della festa della Consolata (20 Giugno), una processione partiva all'alba da Viù, in località Cà Roussa accoglieva i fedeli di Pessinea, poi tutti insieme salivano al santuario dove già si trovavano quelli di Forno.
Dopo la Messa e l'incanto a favore della cappella, quelli di Viù e Forno tornavano a casa mentre gli abitanti di Pessinea facevano festa fino a sera.

Il pianoro erboso attorno al Santuario offre una panoramica vista sul tratto di valle che separa Forno da Trichera, e dall'altra parte della valle la cima di Punta Sourela (1777 m), separata dalle punte del Civrari come Torretta del Prete (2264 m) e Punta Imperatoria (2302 m) dal rio del Civrari.
Facilmente distinguibile è anche la Valle Orsiera scavata dal Rio Nanta che scende dal Civrari fino a Forno.
Proseguendo sul sentiero si incontra un tratto più semplice a mezza costa, ben battuto e fiancheggiato da quattro semplici edicole votive, che conduce a Pessinea. Due piccoli ponti in legno scavalcano un rio che scende giù dal Ciarm (1863 m).
Pessinea è l'ultima frazione del Comune di Viù, che conserva ancora intatte le caratteristiche vie pedonali che si inoltrano tra le abitazioni e il forno che serviva tutto il paese e veniva utilizzato a turno dagli abitanti.
Tempo fa erano ancora distinguibili i "benal" cioè i fienili con il tetto in paglia di segale.
Oggi sono stati quasi tutti sostituiti con delle coperture in lamiera, dal momento che la segale non viene più coltivata a causa dell'abbandono dell'agricoltura montana e dello spopolamento.
Punto di interesse che non può assolutamente mancare è la bella fontana in pietra realizzata nel 1880, come si può notare dall'incisione sul lato.
La fontana conta quattro getti e un particolare rosone in pietra scolpita, aveva la funzione di abbeveratoio per il bestiame, di lavatoio e ovviamente era un fondamentale approvvigionamento per l'acqua per tutto il paese.

Il rosone centrale è il cosiddetto "rosone dei pastori" a sei petali, millenario simbolo presente presso vari popoli del mondo che rappresenta il sole e la ruota e quindi raffigura la vita che si rinnova e si perpetua nel tempo, vita che non può esistere senza l'acqua.
A Pessinea si trova anche la cappella di San Matteo, la prima citazione si trova nella visita Pastorale del 1674, l’odierna fu edificata nel 1805 e nella casa adiacente vi abita il cappellano che aveva anche il compito di maestro.

Attraversiamo il centro abitato di Pessinea e ci imbattiamo in un bivio: a destra il sentiero diventa il N° 129B che sale verso il Ciarm e il Passo Miette, lungo una cresta che separa da Tornetti e Pian delle Mutte, a sinistra si prosegue sul sentiero N° 131.
I cartelli indicano Villaretti ma tra le tappe intermedie possiamo trovare numerose borgate, ormai in stato di abbandono come La Sauna a 820 m di quota, La Tinetta a 950 m, Parneri a quota 1175 m ed il suo pilone panoramico, la fontana di Bermasse e il bivio per Grange dl'Om, il bosco di castagni che circonda il pendio tra Case Erta e Case Pianfai, la panoramica Cresta del Vento, per arrivare al ponte di Villaretti e alla sua Chiesa di San Grato dove ci fermiamo per una pausa e per il pranzo.
Da Villaretti la vista sulla cima del Truc (2263 m) dall'altra parte della valle è magnifica.

Scendendo da Villaretti si incontra il bivio per la Cascata d'Ovarda, uno dei siti più caratteristici ed affascinanti del comune di Lemie, di grande interesse per la valorizzazione turistica del territorio.
Per raggiungere la cascata si accede con Via Villaretti in un'area privata, gentilmente concessa al pubblico dagli eredi di Giuseppe Giacoletto. L'area prende il suo nome.
Continuando sul sentiero si raggiunge Lemie. La città meriterebbe ben di più che una rapida distratta occhiata, ma a causa dello scarso tempo a mia disposizione ho dovuto mio malgrado velocizzare il passo. Conto di poter tornare a visitarla con maggiore tranquillità in un'altra occasione, nel frattempo mi diverto ad immaginare come potesse apprire nei tempi passati affidandomi nuovamente agli scritti di Luigi Francesetti:

Lemie, la cui chiesa e casa parrocchiale sono edificate su un'enorme roccia che domina l'intero fondovalle e dalla quale si può anche scoprire la cima del Rocciamelone.
Il comune di Lemie è alto circa 484 tese sul livello del mare (1 tesa = 1,9499 m), 83 su Viù, e conta 357 famiglie per una popolazione di 1715 abitanti sparsi in dieci frazioni, compreso il capoluogo. Laboriosissimi, durante l'inverno emigrano in proporzione di circa un terzo per recarsi in Piemonte a lavorare come pettinatori di canapa, segantini, manovali, dandosi cioè ai lavori più rudi, pur vivendo in assoluta frugalità.
Di qui fino all'estremità della valle, uomini e donne sono rigorosamente vestiti d'un tessuto di lana grossolano, con la sola differenza che l'abbigliamento degli uomini è bianco e quello delle donne di color caffè, ed entrambi portano un largo cappello di feltro nero. Tuttavia, quello delle donne, che hanno la civetteria di portare un po' di lato e su una cuffia bianca, ha le falde più corte e un po' più arrotolate. Molte di loro, così acconciate, sono graziosissime.

Superato il centro abitato di Lemie si scende verso la Stura superando la Cappella della Sindone, dove secondo il parroco lemiese Don Caccia vi avrebbe soggiornato il Sacro lino nel Settembre del 1578 quando venne trasportato da Chambery a Torino, si oltrepassa un ponte e si percorre la rimanente parte dell'anello situata sull'inverso, superando il bivio che conduce a Case Invers.

Si supera la centrale elettrica, l'abitato di Villa e si raggiunge nuovamente Forno e la bella Cappella di San Giulio, che custodisce al suo interno alcuni tra i più pregevoli affreschi risalenti al 1486. Tra questi risalta sulla parete di destra un affresco di San Giorgio alle prese con il suo leggendario scontro con il Drago. La piccola struttura in stile romanico fu eretta su uno sperone roccioso per volere della Famiglia Goffi originaria della Val Sesia che immigrò per lo sfruttamento dei giacimenti minerari. Per noi rappresenta anche la conclusione del tracciato.

L'anello di Lemie è un tracciato da effettuare, da vivere. Un percorso che non può deludere, in ogni periodo dell'anno.
Ringrazio Giorgia per avermi accompagnato in questa escursione.


































































































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