giovedì 26 marzo 2020

Anello alla Certosa di Monte Benedetto

Mesi fa avevo effettuato una breve passeggiata tra i boschi in montagna. 
Nulla di impegnativo, molto semplice, quasi unicamente per il gusto di fare qualche passo all'aria aperta.
Il percorso è stato così semplice e leggero da considerarlo di scarsa rilevanza e così, col passare dei giorni, avevo scartato l'idea di recensirlo sul Blog.
In questo periodo però, isolato e bloccato da stringenti vincoli, impossibilitato da necessarie contromisure sanitarie ad effettuare qualsiasi tipo di escursione, mi sono reso conto di quanto ogni possibile avventura all'aria aperta, anche la più piccola e apparentemente insignificante, possa risultare importante.

Così, almeno fintanto che solo la mente sarà libera di viaggiare, ho deciso di ripercorre l'itinerario effettuato e di viverlo con la memoria nella speranza di tenere a bada il desiderio di evadere dalla città alla ricerca di quegli spazi ora così lontani, divenuti inevitabilmente la destinazione di fuga dei miei sogni.

Ed eccomi dunque lasciare l'auto davanti alle ultime abitazioni delle borgate di Villarfocchiardo, intenzionato ad immergermi negli ombrosi boschi dell'inverso durante una Domenica di Dicembre dal clima insolito; diretto alla Certosa di Monte Benedetto.

Non appena si lascia la strada asfaltata che sale alla Borgata Castellaro, in favore del sentiero N° 506 coperto dall'alto tappeto di foglie, il bosco di castagni comincia a svolgere il suo lavoro attenuando i suoni della valle e lasciandoti godere un ambiente più silenzioso e piacevole.

Il percorso si sviluppa su un piede del Salancia (2087 m) che scende fino a valle fiancheggiato dal Rio Frangerello a destra e dal Torrente Buggia a sinistra.
Si risale tramite il sentiero che taglia agevolmente i tornanti asfaltati diretti alle case di Mongirardo Inferiore (834 m), Case Lantera (944 m), Case di Cara (981 m) e Mongirardo Superiore (995 m).
Il suono di qualche operoso taglialegna ci raggiunge verso metà percorso ma viene smorzato fino a sparire quando, a quota 980 m circa il sentiero piega a destra ed abbandona la strada per sporgersi maggiormente verso il Torrente Buggia ed il suo leggero mormorio.

Lungo il tracciato ci si imbatte nei resti dell'antica Correria di Monte Benedetto.
Le Certose più antiche erano costituite da due complessi edifici separati, distanti tra loro alcune centinaia di metri: la correria o casa bassa e il monastero maggiore o casa alta.
Poichè le antiche certose erano tutte costruite in montagna, i termini "casa alta" e "casa bassa" avevano un preciso significato geografico in quanto la correria veniva a trovarsi sulla via per il monastero maggiore, situato più in alto.
Nella correria vivevano i monaci laici o conversi che avevano il compito di provvedere con il lavoro dei campi, la pastorizia e altre attività, ai bisogni materiali del monastero. Uno dei "padri", il procuratore, dirigeva i conversi sia sul piano pratico che su quello spirituale.

La vita dei conversi non era molto diversa da quella dei padri, tuttavia la loro solitudine era meno severa in quanto lavoravano spesso insieme seppure in silenzio. I conversi che svolgevano particolari attività, come il maestro dei pastori o il fratello addetto alle bestie da soma, potevano allontanarsi dalla certosa, ma era loro raccomandato di limitare i contatti con il "mondo" allo stretto indispensabile. La correria era provvista di una chiesa ove un monaco predisposto celebrava l'ufficio divino nei giorni feriali. Nei giorni festivi i conversi salivano alla casa alta per le funzioni solenni, celebrate insieme ai padri.

Le rovine più evidenti della correria sono i resti dell'abside della chiesa. Si notano una mensola che sosteneva l'arcata della volta e l'arco della finestra rivolta a est dell'abside.
Con una osservazione attenta si notano anche una delle porte laterali della chiesa, l'intero perimetro della navata e il vano situato a destra dell'altare. Tutto il complesso risulta fortemente inclinato a causa di un cedimento del terreno. Appare evidente che la chiesa della correria era una copia, in scala ridotta, della chiesa superiore.

Superato il sito dell'antica Correria si attraversa il ponte che sorpassa il Rio di Molesecco, che insieme al Rio Fontane forma il già citato Buggia, e si raggiunge la piana erbosa dove si erge la Certosa di Monte Benedetto a quota 1149 m.
Il ponte, realizzato con un unico arco in pietra costituiva, nel passato, l'unico accesso alla Certosa.
Consumiamo un rapido pasto nella quiete del pianoro antistante il complesso della certosa, mentre il sole già basso sparisce dietro la cresta montuosa tra Colle del Vento e Piano dell'Orso.

Con l'attuale situazione, così sterile di relazioni sociali, osservare nuovamente con la memoria quei luoghi di clausura e di deserto individuale, crea un contrasto di pensieri. Il primo pensiero ad emergere nella mia mente è naturalmente l'idea che, per quanto lungo possa risultare il nostro isolamento, si tratta pur sempre di un periodo, un intervallo di tempo con un inizio e con una conclusione, affrontabile dunque con sano ottimismo.
Timidamente però affiora anche la considerazione che per molti di noi oggi risulta molto complesso, se non persino impossibile, comprendere il valore ed il potenziale di un tempo dedicato a qualcosa di diverso dalla produttività materiale e dallo sfrenato bisogno di una connessione con chi ci circonda e ci giudica per ciò che facciamo, per come investiamo il nostro impegno e le ore delle nostre giornate.
È arduo comprendere cosa possa essere un'alternativa all'affermazione sociale, all'importanza che assegniamo a ciò che abbiamo e a ciò che riusciamo ad ottenere.
Scopriamo dunque di non essere adeguati a restare con noi stessi, a fare i conti con il silenzio fuori per ascoltare dentro, a rinunciare agli altri per incontrare chi siamo. Ci mette a disagio, a volte persino in imbarazzo e sentiamo la necessità di ricorrere a sistemi telematici in grado di non farci perdere i contatti col mondo. Come se, temendo di affrontare chi siamo e cosa abbiamo, ricorressimo al puerile pretesto di avere l'impegno di parlare con gli altri.

È vero che la privazione di qualcosa ne acuisce l'importanza nella nostra vita.
Resto dunque in quel luogo con me stesso e la mia coscienza, poichè sempre più rare sono state le occasioni per avere tale privilegio.

Concludo, quasi unicamente per consuetudine, la descrizione del giro ad anello, che ci vede nuovamente ripercorrere il ponte e dirigersi a sinistra verso Grangia, si attraversa la piana erbosa e ci si inoltra nuovamente nel fitto del bosco, in discesa sul sentiero N° 523, si superano alcuni ruderi e si guada il Torrente Gravio per ricongiungersi al sentiero N° 512 proveniente dalla sinistra orografica del torrente e che raggiunge Adret a quota 1143 m.
Proseguendo la discesa si attraversa la Certosa di Banda dove una moltitudine di sorveglianti felini scruta sospettosa il nostro passaggio.
Oltrepassata la Certosa, distratti dall'ampio panorama delle cime innevate sull'opposto lato della valle, occorre non prendere la strada sterrata ma restare sul sentiero che si ricongiunge con due tornanti al ponte di Castagneretto e alle borgate nei pressi di Villarfocchiardo, nostro punto di partenza.

L'anello escursionistico della Certosa di Monte Benedetto non ha suscitato immediatamente nessuna particolare emozione. Dal punto di vista meramente escursionistico non presenta alcuna difficoltà ed è adatta a tutti.
È stato necessario metabolizzarla, ripercorrerla con la mente dopo un lungo periodo per viverla pienamente e per comprenderne il valore, per non confonderla con qualsiasi altra escursione di pari entità.
Ringrazio Cristina, Elena e Giorgia per avermi accompagnato durante il cammino.













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