Il mio spazio di confinamento planetario.
martedì 31 gennaio 2023
lunedì 30 gennaio 2023
Cappella di San Vito

Questo è uno dei racconti che ci parlano della bianca chiesetta di San Vito in località Lunella (1300 m) nel comune di Viù ben visibile anche da lontano.
Fu costruita nel 1700 circa da pastori di Richiaglio (Viù) che si spostavano lì nel periodo estivo con i loro animali. È molto piccola e graziosa, con un fonte battesimale e un bel porticato.


Ma dopo un tempo ne segue sempre un altro e trascorso mezzo secolo l'uomo si ricordò della montagna cosicché pochi anni fa il sentiero dal Colle del Lys divenne una strada, alcuni sistemarono le loro baite ridando vita a questi luoghi.

Ad oggi la chiesetta ha il tetto nuovo, il quadro sopra l'altare ristrutturato e il pavimento nuovo ed aspetta tutti i viandanti che vogliono fare una breve sosta sotto il portico ammirando la montagna che la circonda.
Il testo di Milena Bonome, riportato qui sopra, mette in luce un frammento della vita delle persone che abitavano la montagna nel passato, una vita composta di fatica e di lavoro, ma anche di relazione di festa e di condivisione.

Come ogni album fotografico si vedono soltanto i momenti salienti, le cerimonie, i festeggiamenti e occasionalmente attimi fugaci di vita quotidiana che con la loro spontaneità rivelano anche la parte celata di ciò che le foto non mostrano: i periodi difficili, il vuoto di una perdita, gli inverni duri e gli addii.


Il sentiero permette di contemplare infatti l'ambiente circostante con scorci sulla valle in direzione di Niquidetto e Bertesseno, ma è sul bosco che si concentra maggiormente l'attenzione dell'escursionista, un bosco che odora di terra umida, di funghi e di vita in stasi, in attesa del disgelo; un bosco che sembra pronto ad accogliere nuovamente l'uomo, erede di colui che fu costretto ad abbandonare quei luoghi nel passato, ma che ora, con maggiore consapevolezza del suo contributo nei delicati equilibri che dominano le montagne, è pronto a tornare non più per vincere ma per valorizzare.
Ed è proprio la valorizzazione ciò che si percepisce giunti davanti alla Cappella di San Vito, dopo una breve pausa ad una fonte nei pressi del bivio per il Colle Portia, nuovamente alla luce del sole invernale: la valorizzazione di luoghi antichi ma non per questo destinati a rimanere desueti.
All'interno della Cappella un piccolo raccoglitore espone alcune fotografie. Eccolo l'album di foto! Una raccolta di momenti vissuti davanti al porticato antistante la piccola chiesa. Sfogliare quelle pagine è come osservare lo scorrere a ritroso del tempo, il tempo di una comunità a cui non si appartiene ma che emana aria di famiglia e di legami. I volti, i sorrisi, le famiglie...tutto fa solo desiderare che un luogo come quello non venga abbandonato che possa tornare ancora ad essere, come un tempo, un luogo di incontro, di ristoro, di convivialità, di festa.

Nei mesi estivi i pastori di Richiaglio si trasferivano, con gli armenti, nelle baite nei pressi del Col Lunella: a San Vito, Barbui, Barmot, Benna, Chiapè, Deagostini, Durandera, Giuglitera, Molar, Molinera e Pra.
La cappelletta di San Vito, dedicata al santo omonimo, è documentata sin dal 1769; fu ristrutturata nel 1902 e, in occasione del patrono, vi si officiarono le Messe fino al 1970, con balli campestri fino al 1961.
Sulle pendici del monte si può trovare l'Euphorbia gibelliana Peola, specie unica al mondo, descritta per la prima volta da Paolo Peola nel 1892 e dedicata all'allora direttore dell'orto botanico di Torino Giuseppe Gibelli.
L'atmosfera creata dall'aria fresca pungente di neve e dal sole debolmente velato dalle nuvole induce a fermarsi per una lunga pausa ristoratrice sul prato antistante la chiesa, sebbene il crinale del Monte Colombano spinga a proseguire il cammino per raggiungere punti ancora più esposti e panoramici.

L'ombra del bosco crea dei meravigliosi contrasti tra il bruno del tappeto di foglie di faggio ed il candore dei funghi nascosti ai lati del percorso.
L'escursione alla Cappella San Vito risulta semplice ed alla portata di tutti, il sentiero è percorribile anche in presenza di innevamento o fondo ghiacciato, grazia alla pendenza non eccessiva.
Una visita all'interno della cappella è assolutamente doverosa, in particolare per ammirare la pala d'altare.

Vi troviamo infatti raffigurati i santi dedicatari dell'edificio di culto: San Vito nella veste di giovane centurione romano recante la palma del martirio (in quanto difensore della fede cristiana martirizzato in età scolare) e San Bernardo con il drago incatenato (simbolo della vittoria sull'eresia), entrambi in contemplazione di Bambino Gesù e della Madonna, quest'ultima rappresentata in una versione "semplificata" dell'iconografia mariana successiva alla proclamazione del Dogma dell'Immacolata Concezione del 1854.
Date le comprensibili difficoltà, per l'epoca e per il luogo, di reperire una tela adeguata ad ospitare una raffigurazione di dimensioni abbastanza importanti, il supporto pittorico è stato realizzato con due pezze indipendenti di tessuto incollate con colla di pelle di coniglio e successivamente inchiodate lungo entrambi i perimetri per mezzo di chiodi a sellerina su un telaio in legno di pioppo con montante centrale in legno di castagno.
La pittura presentava cadute di colore diffuse, efflorescenze e depositi di materiali superficiali di varia natura, ma la problematica più grave riguardava la netta lacerazione delle due pezze di tessuto nella parte centrale del dipinto; la finitura policroma della cornice era scrostata in più punti e l'intera struttura lignea era infestata dai tarli.

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