mercoledì 22 maggio 2024

Sarvan e Sarvanot

Secondo numerose leggende che circolano, in particolare nel territorio piemontese, i Sarvan sono piccoli esseri magici e misteriosi, abitatori di boschi e foreste di montagna. Il loro carattere viene descritto a volte come allegro e giocoso, altre volte invece come bisbetico e vendicativo. A volte risultano amichevoli e cortesi con le persone che hanno la fortuna di ricevere le loro attenzioni, altre volte invece paiono dispettosi ed indisponenti nei confronti degli uomini che cercano di scacciarli.
Nell'aspetto ricordano spesso l'Om Sarvaj: camminano in posizione eretta su un paio di zampe simili a quelle di caprone, hanno il corpo ricoperto da folta peluria, preferiscono muoversi di notte col favore del buio per non essere avvistati, possiedono delle abilità straordinarie che permettono loro di svolgere molti lavori in poco tempo, ma anche di compiere burle e malefatte di ogni sorta.
Spesso, proprio per evitare di scatenare le loro malignità, l'uomo cercava di trattarli con rispetto evitando ad esempio di invadere o danneggiare gli spazi che si credeva fossero le loro dimore nei boschi: grotte, pertugi tra le rocce, tronchi cavi ed anfratti sotto le radici degli alberi.
In altri casi invece, si riteneva che i Sarvan avessero un debole per le belle fanciulle ed erano disposti a fare tutte le faticose faccende domestiche di notte mentre le ragazze riposavano. Così se una giovane al risveglio trovava il bucato lavato e steso, il fieno tagliato, la lana cardata e filata...significava che certamente un Sarvan si era invaghito di lei e si adoperava per aiutarla nei lavori quotidiani per corteggiarla.
Esistono anche nel resto d'Europa delle creature magiche, simili nei comportamenti ai Sarvan appena descritti, sovente paragonate a troll, gnomi o folletti, ma il loro aspetto è differente, secondo l'immaginario comune.

A colpire sono le numerose leggende giunte fino ai giorni nostri, tramandate sia oralmente che attraverso brevi scritti.
Proviamo a citarne alcune:
La prima leggenda attribuisce l'arte di creare il formaggio, più precisamente il delizioso formaggio Raschera, ad un Sarvan che abitava in una grotta in Valle Corsaglia. Secondo la leggenda alcuni giovani seguirono il Sarvan in una grotta dove lo videro rimescolare del latte posto in un grande paiolo sul fuoco.

Osservando in silenzio l'affascinante procedimento per molto tempo, i giovani appresero l'arte di quel Sarvan nella produzione di quel formaggio che ancora oggi delizia il palato dei più golosi.

Un'altra leggenda vede i Sarvan interagire con gli animali nei pascoli e nelle stalle degli uomini.
In Val Maira una famiglia possedeva un mulo con una bella e folta criniera. Curiosamente una mattina i proprietari del mulo trovarono la criniera dell'animale acconciata in lunghe trecce perfettamente pettinate.
Si pensò inizialmente ad uno scherzo, ma dato che ogni notte il fenomeno si ripeteva il padrone decise di vegliare una notte nella stalla insieme ad alcuni uomini.
Chiusero ogni accesso e vegliarono a turno ma verso la fine caddero tutti addormentati, quando si risvegliarono trovarono il mulo con la criniera perfettamente raccolta in lunghe trecce. Così decisero che quella era certamente opera di un Sarvan e lasciarono il mulo così.

Nell'ultima leggenda narrata i Sarvan interagiscono con gli uomini, in una modalità più avvezza a dispetti e piccole vendette.
In Val Varaita un Sarvan viveva in una grotta nei pressi di un piccolo borgo dove abitava un bambino.
I due erano diventati amici al punto da mangiare insieme: a mezzogiorno il bambino usciva di casa con la sua scodella di minestra, incontrava il Sarvan e condivideva il pasto.
Quando il padre del bambino li vide in cortile a mangiare la minestra dalla ciotola sul terreno come due cani si arrabbiò e cacciò il magico essere dei boschi che fuggì rapido nella sua grotta. Vedendo l'ingresso della grotta l'uomo decise di murarlo dentro, ma non sapeva che la grotta aveva un'uscita secondaria; così giorni dopo il Sarvan uscì dalla sua grotta e si avvicinò nuovamente alla casa dove vide la moglie dell'uomo che stendeva il bucato. Per vendicarsi decise di rubare tutta la biancheria.
L'uomo seppe del furto del bucato dalla moglie e quando vide i panni del Sarvan nel bosco lo ripagò con la stessa moneta sottraendo tutti i piccoli panni del Sarvan. Quella notte il Sarvan, infuriato, prese a lanciare pietre contro la casa dell'uomo che rimbombava per le sassate come sotto una grandine estiva.
L'uomo dalla finestra propose una tregua con la reciproca restituzione del maltolto. Il Sarvan accettò, ricevette indietro la sua biancheria e la mattina dopo la donna trovò nuovamente tutto il suo bucato steso esattamente come era il giorno del furto.

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