sabato 22 giugno 2013

L'alta montagna - l'errore più grave è sottovalutarla.

L'alta montagna è un ambiente particolarmente faticoso, quando al freddo e all'altitudine si aggiungono la tempesta, l'angoscia dei passaggi difficili, l'ansia di vedere un compagno di spedizione cedere, la paura di non essere all'altezza. La montagna non seleziona solo gli individui, ma anche le squadre. Non perdona coloro che s'impegnano alla leggera senza conoscersi profondamente. È anche spietata sia con il giovane che sopravvaluta la sua forma sia con il vecchio arrampicatore esperto troppo sicuro di sé che forza le cose.
Uno dei fattori naturali da tenere maggiormente sotto controllo è la temperatura.
Con l'altitudine il freddo aumenta: la temperatura scende di circa 1° C ogni 100 m negli strati medi.
Nello stesso tempo aumenta il vento e con esso il raffreddamento da convezione, che è proporzionale alla superficie corporea esposta.
Un terzo fattore varia con l'altitudine, controbilanciando parzialmente i due precedenti: l'umidità relativa.
La conduzione termica dell'acqua è venti volte superiore a quella dell'aria, il che spiega perché un freddo umido è sopportato meno bene di un freddo secco. Con l'altitudine questa umidità diminuisce molto in fretta (certamente più in fretta della pressione):
- a 2000 m l'umidità relativa è diminuita del 50% in rapporto al livello del mare.
- a 4000 m è diminuita del 75%.
Si può morire di freddo di notte in alta montagna e rischiare un colpo di calore durante la giornata. I peruviani che, da secoli, hanno adottato un cappello a larghe tese, ne sanno qualcosa. L'irradiazione solare apporta all'organismo un flusso di calore che è proporzionale alla superficie cutanea esposta, potendo raggiungere valori considerevoli di 1000 watt/m², particolarmente nell'atmosfera rarefatta dell'alta montagna. Non bisogna trascurare neppure i raggi infrarossi di grande lunghezza d'onda che rimbalzano dalle rocce. Bisognerà dunque tenerne conto in queste circostanze e proteggersi la testa.
Abbiamo detto che a 4000 m l'umidità relativa è diminuita del 75%. Oltre i 6000 m l'aria inspirata è praticamente secca.
Qualunque sia l'altitudine, in compenso, l'aria dei polmoni è satura di vapore acqueo dopo il suo tragitto attraverso le mucose delle vie aeree superiori e la sua permanenza negli alveoli polmonari dove si è liberata di una parte dell'ossigeno e si è arricchita di anidride carbonica. La conseguenza è che ad ogni espirazione, l'organismo si disidrata un po'. Come del resto la mancanza d'ossigeno è compensata da un'iperventilazione tanto più forte quanto più siamo in alto e in pieno sforzo, cosa che aggrava maggiormente il nostro bilancio idrico. Ne risulta una perdita respiratoria d'acqua che raggiunge normalmente i 200 ml all'ora, ossia un litro per 5 ore di avanzamento in altezza.
Per poco che si sia esposti ai raggi del sole, particolarmente intenso in altitudine, avremo una nuova perdita attraverso la sudorazione, che conduce a bilanci giornalieri di 4 o 5 litri. Quasi altrettanto che nel deserto!
Bere ghiaccio è un errore per una duplice ragione: per il raffreddamento ch'esso provoca con i possibili rischi di congestione e per il fatto che, come la neve, il ghiaccio fornisce un liquido ipotonico, privo di sali minerali, nefasto per l'equilibrio idroelettrolitico e la digestione.
Ultimo punto negativo, l'impossibilità di inghiottire sotto forma di ghiaccio l'equivalente di 4 o 5 litri d'acqua in una giornata.
Bere acqua regolarmente è dunque indispensabile, soprattutto per le lunghe ascensioni, perché la sensazione di sete diminuisce con l'altitudine anche se l'organismo è disidratato.

Nessun commento:

Posta un commento