Il passo lento, quel passo che non misura la distanza percorsa sulla nostra carta 1:25000 ma misura l'intima relazione che intercorre tra il nostro corpo e il sentiero, è guardato con sospetto nel mondo di oggi, schiavo del cronometro e del profitto in breve tempo, inseguito come durante una caccia alla lepre, e tuttavia quel passo custodisce un rispetto ed una dignità al nostro respiro; una restituzione graduale e cadenzata al nostro corpo di un ritmo dimenticato ma essenziale, oggi più che mai.Camminare lentamente in montagna significa sottrarsi alle convenzionali regole di efficienza e di raggiungimento del traguardo ad ogni costo. È un gesto politico, che si oppone all'idea di velocità divoratrice di record e di risultati da mettere in evidenza per gli altri, non appena scesi a valle dove la connessione torna a funzionare. È una forma di rinuncia, ma non quel tipo di rinuncia che ti lascia senza nulla di valore, bensì quella che ti offre qualcosa di insospettato e di straordinario in cambio: è in grado di riportarti, un passo dietro l'altro, ad un accordo tra il battito del cuore con quello più recondito delle pietre, dei larici, dei ruscelli e della brulicante vita che popola il sottobosco.
"Pole pole" come ripetevano sovente in swahili le guide ed i portatori lungo il tracciato per la vetta del Kilimanjaro.Solo così acquisisce senso raggiungere alla fine la vetta, senza trionfalismi, per naturale conseguenza, comprendendo che a trasformarci non è il traguardo raggiunto ma il percorso vissuto.
Qual è stata la tua ultima o più recente esperienza di passo lento? Scrivilo nei commenti.


Nessun commento:
Posta un commento