In un remoto passato, gruppi di donne e uomini intrapresero la risalita a piedi delle profonde e selvagge valli interne della Val San Martino, spinti dalla necessità di individuare un luogo sicuro in cui stabilirsi.
La loro migrazione li condusse in una conca naturale caratterizzata dalla presenza di alcuni piccoli laghi glaciali, un ambiente geograficamente favorevole che offriva spazio, riparo e risorse.
In quest'area, decisero di edificare un insediamento alla testa della valle, nella zona immediatamente sottostante i laghi, oggi denominata Ribba.
I primi abitanti di questa regione, sebbene ancora legati a forme di vita arcaiche, avevano acquisito competenze significative nell'ambito della pastorizia, attività che costituiva il fulcro della loro sussistenza.
I primi abitanti di questa regione, sebbene ancora legati a forme di vita arcaiche, avevano acquisito competenze significative nell'ambito della pastorizia, attività che costituiva il fulcro della loro sussistenza.
Durante una giornata dedicata alla custodia del bestiame, furono testimoni dell'apparizione di un uccello dalle piume multicolori, il cui canto, per quanto indecifrabile, evocava la modulazione della voca umana. Tale evento fu interpretato dai pastori come un presagio: un segno che preannunciava l'imminente manifestarsi di un fenomeno
straordinario.
In seguito all'apparizione dell'uccello multicolore, gli abitanti si radunarono in un prato per deliberare sul significato del prodigio. Fu allora che l'animale riapparve in volo, avvicinandosi agli uomini e articolando suoni che, questa volta, risultarono chiaramente intelligibili. Con stupore, essi udirono parole pronunciate in una lingua a loro comprensibile: "Fuyez, fuyez, que le lac de la carotte s'élarguerà!" un monito inequivocabile che prefigurava l'imminente tracimazione di uno dei laghi sopra Ribba.
La comunità comprese subito la gravità del presagio e si affrettò a raggiungere la conca dei tredici laghi, in alto. Lì, con sgomento, osservò la rapida fusione del ghiaccio e della neve sui versanti che si elevano verso il Monte Cournour e il Passo del Roux. Il disgelo alimentava copiosamente i piccoli torrenti che confluivano in un bacino lacustre dalla peculiare forma di carota, minacciando di provocarne lo straripamento.
Presi dal panico, gli abitanti di Ribba discesero precipitosamente verso le loro dimore, raccogliendo in tutta fretta quanto fosse possibile salvare e conducendo le mandrie verso i pascoli più elevati, fuori dalla portata dalla furia delle acque. Il lago, ormai fuori controllo, riversava enormi masse d'acqua a valle, trascinando con sé tronchi, fango e massi di dimensioni colossali che devastarono ogni struttura sul loro percorso, incluse le abitazioni dei poveri montanari.
La piena si riversò nel torrente Germanasca, il quale, pur gonfiandosi oltre misura, riuscì a contenere l'impeto distruttivo delle acque. Gli abitanti della valle di Ribba furono così risparmiati dalla catastrofe. In seguito, ricostruirono le loro abitazioni nel medesimo luogo in cui avevano trovato rifugio, conferendo al nuovo villaggio il nome originario. La Ribbo, nella parlata locale, sopravvive ancora oggi come ultima borgata del comune di Prali, posta al limite degli alpeggi ed è un ottimo punto di partenza per numerose escursioni ed itinerari nel verde, come ad esempio l'escursione al Lago Bout du Col.Un ringraziamento ad Enrico Bertone, autore del libro che ha ispirato questo breve post.

Nessun commento:
Posta un commento