Avigliana, splendida città con i due laghi situata all'imboccatura della Val di Susa, custodisce una curiosa storia circa le sue origini, una storia che sembrerebbe nata per essere un monito, un avvertimento tanto serio quanto scarsamente verosimile.Tanto tempo fa al posto dei due laghi azzurri che oggi rendono felici velisti, fotografi e stormi di migratori, c'era un paese. Questo paese era noto per la totale assenza di simpatia, gentilezza ed accoglienza dei suoi abitanti. I residenti erano talmente avari e scontrosi che ogni viandante, ogni povero pellegrino di passaggio, aveva smesso di bussare alle loro porte; si diceva che in questo paese non fosse possibile rimediare neppure un sorriso, figurarsi un pezzo di pane.
Una fredda sera d'inverno, mentre la neve scendeva copiosa come farina rovesciata dal cielo, giunse al paese un vecchio viandante vestito di bianco.Si dice giungesse dalla Valle del Chisone e che volesse risalire la Valle di Susa, ad ogni modo era in cammino da tempo e per tutto il giorno non aveva mangiato nulla, si mise dunque a chiedere elemosina.
Forse non conosceva la fama del posto, o forse sì e voleva solo accertarsi che le dicerie fossero vere, e cominciò a bussare alle porte delle case chiedendo un tozzo di pane, un cucchiaio di minestra o almeno un angolo riscaldato dove non congelare per tutta la notte.
I risultati deludenti non tardarono ad arrivare: porte chiuse, facce ostili, risposte burbere, zero ospitalità.
neanche i più ricchi, che di cibo e calore ne avevano in abbondanza, si degnarono di aprire. Il vecchio, tremante, giunse pieno di sconforto all'ultima casetta ai margini del paese: era una baracca così malandata che pareva tenuta insieme dalla miracolosa volontà di alcuni mattoni e qualche vecchia asse di larice.Lì viveva una anziana donna molto povera ma di buon cuore. Aprì la porta al viandante, lo accolse e gli offrì l'ultima fetta di pane che aveva ed una scodella di minestra. Terminato il pasto lo lasciò riposare accanto alla stufa mentre lei si ritirò nel suo letto, felice di aver compiuto quell'atto generoso.
Quella notte, mentre dormivano, la nevicata si fece pesante ed infuriò una tormenta. Al mattino il sole svegliò la vecchina che guardò vicino alla stufa ma il viandante non c'era più.Pensò che si fosse appena messo in cammino ed uscì di casa per salutarlo...e rimase di sasso.
Il paese era sparito, sprofondato. Al suo posto, due splendidi laghi scintillanti divisi da una esigua striscia di terra. Solo la sua piccola casetta era rimasta, come premio per la sua buona condotta.
La vecchietta giunse alla conclusione che il viandante non era un uomo qualunque, era il Signore, venuto a testare l'umanità degli abitanti; e vista la situazione aveva deciso di far calare la sua collera su di loro come una sorta di ristrutturazione radicale: via il paese villano, dentro due laghi da cartolina.
Il paese venne ricostruito nei pressi del lago e divenne l'odierna Avigliana. Da allora, un vecchio proverbio risuona occasionalmente a ricordare che l'antipatia viene punita: "Vian-a vilan-a për soa bontà l'è përfondà" che significa "Avigliana villana per la sua bontà è sprofondata".Questa curiosa storia, nella sua semplicità, trasmette una morale molto semplice ma sempre sorprendentemente attuale: la qualità di un individuo non dipende da ciò che manifesta di possedere ma da ciò che sceglie di condividere.
Un gesto gentile, anche piccolo, può cambiare un destino; l'egoismo collettivo, invece, può far sprofondare un intero paese, se non sotto le acque di un lago, almeno nella propria misera morale.Chi non possedeva nulla, ma non si fa scudo dal mondo con l'egoismo, rimane in piedi. Chi aveva tutto sparisce e si inabissa come il proprio stesso cuore di pietra. Un messaggio diretto e chiaro che deve tornare alla mente di tutti mentre si ammirano le acque limpide dei laghi di Avigliana.
Conoscevi questa storia?

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