mercoledì 29 luglio 2020

Laghi Verdi

Sono passati cinque anni da quando, terminata l'escursione al Lago Paschiet, mi ero ripromesso di trovare occasione di raggiungere i Laghi Verdi.
Avevo in programma di effettuare una camminata di due giorni, con visita ai laghi e sosta notturna al Bivacco Gandolfo, situato a 2210 m nei pressi del sentiero GTA n° 214 che unisce il Passo Paschiet con la frazione Cornetti di Balme.
Ma la situazione attuale mi impediva di impegnare due giorni della settimana, inoltre l'eventualità di trovare il bivacco chiuso o inagibile sarebbe stata troppo elevata. Il piano viene dunque ridotto a una gita rapida, senza bivacco, con pranzo ai Laghi Verdi.
Ridotte anche le possibilità di trovare quiete e silenzio in prossimità degli specchi d'acqua a giudicare dalla folla numerosa di escursionisti che fin dal parcheggio di Balme si apprestano a salire lungo il sentiero; la quarantena forzata ha indotto una caotica moltitudine di persone a cercare aria aperta e spazi naturali. Comprendendo più facilmente l'irrefrenabile entusiasmo di fanciulli e animali al guinzaglio, ritengo però che sul rispetto dell'ambiente e del civico vivere in montagna ci sia ancora ampio margine di miglioramento.

Con un sospiro di rassegnazione ci incamminiamo verso l'itinerario che prosegue accanto al Rio Paschiet.
Fino all'Alpe Paschiet il sentiero è il medesimo per raggiungere tutti i laghi situati al termine del Vallone degli Ortetti. Per raggiungere i Laghi Verdi occorre semplicemente ignorare la deviazione al Paschiet e procedere lungo il sentiero n° 214, tenere la destra al bivio per il meno battuto sentiero n° 215 che sale al Colle del Vallonetto (2485 m) e salire sull'altura tra gli arbusti di ontani che inizia all'Alpe Pian Buet e termina proprio dinanzi ai Laghi Verdi.

Come avevo pronosticato la folla di visitatori è più alta del previsto. Fatico persino a trovare un angolo adatto per scattare una foto dei Laghi senza la presenza dell'uomo. Rinuncio dopo pochi tentativi e mi contento di ammirare l'incantevole magia delle tonalità di colore dei laghi: inondati di sole risplendono dei colori della felce novella, della menta e della tormalina, in perfetta armonia con la rigogliosa vegetazione circostante...al sopraggiungere delle nuvole mutano il loro aspetto adottando i colori dell'acciaio come a voler mettere in risalto le formazioni rocciose circostanti.







I rapidi mutamenti meteorologici sembrano volermi ricordare i profondi cambiamenti che nel corso dell'anno ho attraversato: tante trasformazioni, riadattamenti, abitudini ricalibrate, perdite, quotidianità oggetto di continue e a tratti snervanti alterazioni...
Credo che la montagna voglia trasmettermi un messaggio: è un invito a non tentare disperatamente di controllare ogni aspetto del proprio destino. Il mondo cambia e devo armoniosamente adattarmi con esso. Anche la montagna cambia, sebbene accetti il cambiamento con una ben più ampia prospettiva degli eventi.
Non tutto può essere pianificato, non tutto può essere programmato. Occorre naturalmente essere preparati alle eventualità prevedibili, ma anche accettare ciò che non possiamo controllare.
E se la prima reazione istintiva, davanti a un fatto o un evento destabilizzante, è quella di cedere allo sconforto oppure dare la colpa alla sfortuna (o peggio) oppure tentare di contrastare con ostinazione il nuovo stato delle cose, negando o nascondendo le emozioni che non siamo abituati a provare, è necessario tenere a mente che può essere molto più utile e costruttivo osservare la difficoltà da un'angolazione diversa, analizzarla in ogni suo aspetto, magari arrivare persino a vederla come un gradino invece che un ostacolo, e soprattutto lasciando spazio alle emozioni, anche le più dure da affrontare.

Questo è stato un periodo difficile. Per molti. Forse qualcuno potrebbe arrivare a definirlo come il periodo più arduo della sua intera esistenza. E non nego di aver sfiorato questi pensieri nel corso degli ultimi mesi.
Ma i Laghi Verdi mi hanno costretto, seppur con uno sforzo, ad accettare che i cambiamenti, anche quelli che parevano far volgere la giornata al peggio, avevano dei risvolti positivi talvolta difficili da individuare se accecati dallo sconforto e dal pessimismo.
La frase "Grattando il fondo del barile, farò tesoro della polvere" mi continuava a rigirare in testa lungo il sentiero del ritorno, per la precisione il n° 214A che scende rapido fino alle sponde del Paschiet e poi resta sulla sinistra orografica del torrente per unirsi al sentiero naturalistico all'altezza di Alpe Pian Salè, e continua a tornare prepotentemente a farsi sentire nella mia mente ogni volta che sono sul punto di cedere e di rinunciare a tutto quando non riesco a raggiungere i miei obiettivi.
Non è sempre facile, anzi raramente lo è, ma diventa indispensabile col passare del tempo e colgo l'occasione per ringraziare non solo Cristina, Federica, Giorgia e Stefania che mi hanno accompagnato lungo il cammino, ma anche le persone che in questo periodo mi sono state accanto e mi hanno aiutato con il loro supporto e il loro affetto.










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