NORME COMPORTAMENTALI PER ESCURSIONISTI RESPONSABILI IN CASO DI INCONTRO CON GRANDI CARNIVORI
Nelle plaghe selvagge delle nostre montagne, dove il bosco si rende ombra e quiete dal sole implacabile, sopravvive ancora la possibilità, rara ma non per questo meno significativa, di un incontro con i grandi carnivori che popolano le Terre Alte: il lupo dalla maestà antica, l'orso bruno e (anche se ancor più raramente) la lince.
Si tratta di creature che, alla vista dell'uomo, tendenzialmente scelgono quasi sempre di ritirarsi rapidi e discreti nel folto del bosco come a voler sottolineare che la loro presenza non è concessione ma semplice, e spesso forzata, coabitazione.
In questo equilibrio sottile che regge il rapporto tra l'umano e il selvatico, esistono circostanze in cui la distanza si accorcia più del necessario: una curva del sentiero che nasconde la visuale, un vento foriero di odori inattesi, una madre orsa che veglia i suoi piccoli con la severità che la natura le impone...
È allora che la montagna chiede all'escursionista azioni ben precise, non dettate da sconsiderata impulsività ma da rispetto e misurata cautela.
Poiché ogni animale selvatico va trattato come tale, con la prudenza che si deve alla libertà e alla sopravvivenza altrui e con la consapevolezza che la nostra presenza è sempre un fattore di forte agitazione per la fauna selvatica, occorre ricordare poche semplici norme.
Sono regole minime, quasi ovvie, eppure decisive per mantenere intatto quel fragile accordo di convivenza che lega l'uomo agli abitanti più antichi delle nostre montagne.
1) Rispettare la quiete della fauna selvatica
Non turbare la tranquillità degli animali, non forzare incontri, non avvicinare i grossi carnivori o la loro prole, lasciare sempre loro spazio per allontanarsi nella macchia.
2) Non creare punti di alimentazione
Non lasciare né abbandonare sul territorio avanzi di cibo, portare via eventuali rifiuti, non generare punti di alimentazione per osservare o fotografare gli animali, non lasciare tracce che possano alterare il loro comportamento o abituarli ad avvicinarsi a noi e alle nostre abitazioni.
3) Tenere il proprio cane al guinzaglio
Evitare che il nostro animale domestico, che ci accompagna durante l'escursione, possa inconsapevolmente disturbare la fauna o innescare reazioni difensive e aggressive nei grandi carnivori nei paraggi.
Disposizione specificata dalla normativa nazionale:
Ordinanza del Ministero della Salute del 13 luglio 2016, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale n.209 del 7 settembre 2016. Si tratta della proroga dell'ordinanza contingibile e urgente del 6 agosto 2013, già modificata nel 2015, relativa alla tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani.
Questa ordinanza, pur non essendo una legge in senso formale, ha valore normativo e stabilisce obblighi comportamentali per i proprietari di cani tra cui: tenere il cane sempre al guinzaglio negli spazi pubblici, salvo aree specificamente destinate allo sgambamento; adottare misure idonee a prevenire rischi per persone, altri animali e fauna selvatica; responsabilità piena del proprietario per la gestione dell'animale.
IN CASO DI INCONTRO CON IL LUPO
Il lupo non considera facilmente l'uomo come preda e di norma lo evita.
I casi registrati più recenti si sono verificati quasi sempre con esemplari divenuti "confidenti" a causa di un errato comportamento dell'uomo che li abitua al contatto frequente o perché attirati da cibo di origine antropica. L'incontro ravvicinato è raro, ecco cosa fare per non renderlo pericoloso.
Le regole qui sotto valgono sia per esemplari solitari che per branchi.
-Mantenere la calma. Restare fermi, non avvicinarsi.
-Lasciare che il lupo ci osservi e si dilegui senza manifestare aggressività.
-Quando si allontana evitare di seguirlo.
-Non interferire in alcun modo in caso di lupi che predano o si alimentano. Allontanarsi subito.
-In caso di branchi non addentrarsi tra di essi, cercare il percorso più agevole per allontanarsi.
-Urlare potrebbe essere interpretato come un segno di minaccia o aggressività.
-Non correre dandogli le spalle, allontanatevi con calma per non stimolare l'inseguimento.
IN CASO DI INCONTRO CON L'ORSO
-Mantenere la calma, allontanarsi lentamente, indietreggiando senza perderlo di vista.
-Non avvicinarsi mai alla prole per non innescare comportamenti aggressivi dell'orsa.
-Non agire con gesti impulsivi e non correre per non stimolare l'inseguimento.
-Mantenere la calma se l'orso si alza sui quarti posteriori, spesso non è un segnale di aggressività, lo fa per identificarvi.
- Se sta per avvenire un contatto non urlare e non colpire, stendetevi a terra a faccia in giù, usate la giacca e lo zaino per proteggere nuca, spalle e schiena.
IN CASO DI INCONTRO CON LA LINCE
La lince è estremamente elusiva e non considera l'uomo come preda. Non sono noti casi di attacchi non provocati.
-Non avvicinarsi e non cercare di seguirla. Lasciare spazio all'animale per allontanarsi.
-Non cercare riparo nel folto del bosco, optare se possibile per uno spazio aperto dove d'istinto non andrebbe.
-Non urlare e non lanciare oggetti per non spaventarla o spingerla a difendersi.
-Non cercate di nascondervi tra gli alberi dove sarebbe stimolata a seguirvi per osservare i vostri movimenti e lasciare che sia l'animale ad allontanarsi.
Esiste poi un'ultima figura, meno selvatica ma altrettanto antica, che l'escursionista può incontrare lungo i pascoli alle quote alte: il cane da guardiania, custode del gregge, e del territorio, erede di un patto millenario tra il pastore e la montagna.
Quando il cammino incrocia una mandria o un gregge, è bene ricordare che la via più breve non è sempre la più saggia. Occorre aggirare l'area occupata dal bestiame con passo calmo e rispettoso, evitando di attraversarla come si farebbe con un semplice ostacolo. Il cane, infatti, non giudica le intenzioni ma vede solo la traiettoria, e la traiettoria che punta al gregge è per lui una seria minaccia.
Non meno importante è mantenere la distanza: non chiamare il cane, non cercare di accarezzarlo, non offrirgli cibo: ogni gesto affettuoso, per quanto innocuo o ingenuo, può essere frainteso come un tentativo di distrarre il guardiano dal suo compito.
E come sempre accade in montagna, la calma è la prima forma di saggezza, quindi niente corse, niente movimenti bruschi o improvvisi, nessun grido o gesto che possa turbare l'ordine nel pascolo.
Se poi l'escursionista è a sua volta accompagnato da un cane la regola diventa, come abbiamo visto, imperativa: tenerlo calmo, al guinzaglio vicino a sé, senza concessioni. Il cane da guardiania non vede nel nostro amico a quattro zampe un compagno di giochi ma un intruso; e la sua reazione naturale potrebbe essere rapida e decisa.
Ultima considerazione: non cerchiamo di interpretare i comportamenti del cane da guardiania come faremmo con un cane domestico. Il cane da guardiania non comunica secondo i codici a cui siamo abituati. La sua postura, la sua immobilità apparente, perfino il suo abbaiare non hanno lo stesso significato che avrebbero con un cane cresciuto in ambiente domestico o familiare.
La sua calma non è accoglienza: potrebbe apparire tranquillo mentre sta comunque valutando se siamo una minaccia. L'avvicinamento non è una richiesta di contatto ma un controllo territoriale; la sua posizione tra noi e il gregge è una seria dichiarazione di ruolo.
-Non attraversare i pascoli sorvegliati dal cane, mantenere la calma se abbaia e tornare indietro.
-Se siete in bici scendete e tornate indietro a piedi lentamente, frapponendo la bici tra voi e il cane.
-Se presente il pastore chiamarlo a voce alta, salutatelo. Sarà il pastore a richiamare il cane.
-Restare a distanza dal bestiame affinché il cane non vi consideri una minaccia e torni dal gregge.
Quindi anche in quest'ultimo caso di incontro la montagna ci ricorda la sua legge più antica: ogni creatura ha un ruolo, ogni percorso un dovere di rispetto.
L'escursionista responsabile, consapevole d'essere ospite, deve con i suoi gesti costruire una convivenza pacifica e sicura.






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