sabato 4 ottobre 2025

Mechele Jacobucci

 Articolo di Irene Affentranger

4 Ottobre 2008. Convegno Nazionale del GISM a Valbruna. Dal parcheggio nei pressi della Malga Saisera contempliamo annichiliti un anfiteatro gigantesco di pareti vertiginose e di vette che sfumano nel cielo e il celebre Jof di Montasio ci avvolge nel suo fascino; le ultime creste già coperte dal velo di una precoce nevicata emanano l'incanto di un mite sorriso, ormai un po' intristito nell'ora crepuscolare. È la montagna di Julius Kugy, il grande triestino che l'amo e la salì per itinerari diversi fra cui il versante nord, da qui evidentissimo, culminante in una serie di dorsi seghettati che si direbbero le scaglie di un gigantesco dinosauro. Non per nulla le diede il nome di "cresta dei draghi".
L'indomani in un trionfo di luce, la visita al leggendario santuario di Lussari, da secoli meta di devoti pellegrinaggi per tre popoli e tre culture diverse, mi ammonisce dad adempiere un'altra, questa volta personale promessa. Così, pellegrina dell'amicizia, mi trasferisco in Abruzzo.
Tempo fa infatti mi ero solennemente impegnata a recarmi in visita dal carissimo amico e pluridecennale socio del GISM Bruno Sabatini, versatile pittore nonché geniale cesellatore di versi, cui è toccata la buona sorte di vivere all'Aquila, ai piedi del Gran Sasso, l'incontestato monarca di tutto l'Appennino.
La sera successiva al mio arrivo, per iniziativa di Bruno Marconi, Presidente della locale Sezione del CAI, è in programma la proiezione di diapositive su un mio recente trekking in Ladakh.
Il CAI ha una sede di eccezione: nel pittoresco centro storico, occupa i tre piani di un edificio barocco del settecento nei quali è sistemato con dovizia di spazio tutto quanto occorre a una sede prestigiosa: biblioteca, ufficio, sala per incontri e manifestazioni varie.
Entro nel locale adibito alle proiezioni e sulla parete di fondo leggo un nome: Michele Jacobucci, un concittadino illustre di cui si è voluto tramandare il ricordo: Michele Jacobucci... un lampo: il tempo si annulla e un passato coperto di polvere rivive nella commozione di un presente miracolosamente risorto. Rammento... l'Avv Jacobucci - proprio lui - socio del GISM fin dai primi anni del Gruppo, fu il Deus ex machina che con perfezione assoluta organizzò la nostra Assemblea all'Aquila dal 1 al 4 giugno 1961. Era allora Presidente Adolfo Balliano e la realizzazione del Convegno rivestì quasi l'aspetto di un'avventurosa spedizione.

Un pullman messo a disposizione dei Soci, partito all'alba da Torino, attraversò mezza Italia caricando nelle più svariate località i partecipanti all'incontro. Quando l'"allegra carovana" raggiunse finalmente L'Aquila erano le due di notte... e Jacobucci che ci aveva atteso imperterrito ci porse allora il saluto delle Autorità ottenendo addirittura dal Questore il permesso di tenere aperto il ristorante fino alle quattro del mattino. L'indomani poi il programma si svolse senza intralci né tentennamenti: visita della città, salita al Campo Imperatore, exploit da parte di alcune "temerarie fanciulle" (fra cui la sottoscritta) le quali raggiunsero la vetta del Corno Grande guidate da Federico Tosti che lassù, incurante delle sferzate di vento e di nevischio, declamò alcune sue delicate poesie. Al terzo giorno si toccarono altre tappe straordinarie, e sempre Jacobucci vigilava attento, onnipresente e onniveggente: un organizzatore pieno di risorse che si distinse per una generosità e signorilità di vecchio stampo.
Il Convegno fu in conclusione uno strepitoso successo e al momento del congedo tutti ne tributarono all'artefice applausi a non finire, io in particolare emozionatissima per aver finalmente conosciuto di persona l'autore di tante lettere indirizzate alla "Segretaria del GISM" e battute a macchina su quel suo inconfondibile nastro verde.

Negli anni successivi Jacobucci dimostrò ancora tangibilmente il suo attaccamento al GISM e malgrado il disagio dei lunghi spostamenti intervenne a parecchi altri incontri (Assemblea del 1962 a Lucca e del 1964 a Grimenz nel Vallese, Biennale del Libro di Montagna a Trento nel 1962) fino alla sua morte avvenuta nel dicembre 1966.

Gran Sasso d'Italia, raduno interregionale Sezione CAI, 29 Giugno 1955. Sullo sfondo Pizzo Intermesoli. Primo a sinistra Michele Jacobucci. Archivio Dario Torpedine

A questo punto vorrei completare i ricordi di carattere in gran parte personale con un ritratto particolareggiato di sì eminente personaggio che al GISM dedicò abnegazione e passione e che merita quindi di essere riproposto alla conoscenza dei Soci di oggi anche per il ruolo svolto nel divenire del nostro sodalizio.
Nato a L'Aquila il 12 aprile 1897, Michele Jacobucci fu una rara figura di genuino amante della montagna. Di professione avvocato, trascorse nella città natale l'intera esistenza, salvo la parentesi bellica passata con gli Alpini dove alla fine ricoperse il grado di Maggiore. Nipote del primo Presidente della Sezione dell'Aquila del CAI, ereditò da lui quell'energia unita a una sconfinata passione per i suoi monti che aveva eletto a ragione di vita e diede un enorme contributo alla valorizzazione delle montagne abruzzesi. Sempre affidabile e sorridente, solidale fino al sacrificio, pieno di modestia, Michelino - così lo chiamavano gli amici - fu uno dei pionieri dello sci nell'Italia centrale, fondatore del Gruppo Aquilano Sciatori e sui monti di casa praticò con entusiasmo lo sci alpinismo.
Segretario, poi Presidente (1921 - 1934) della Sezione del CAI dell'Aquila, si addossò e adempì gli impegni relativi con dedizione illimitata, sempre pronto a pagare di persona, in particolare estinguendo il mutuo per il primo restauro del Rifugio Garibaldi. In quel ribollire di attività e di idee, compilò e fece stampare sempre a sue spese, dal maggio 1924 al novembre 1934, i centoventisei numeri del Bollettino mensile del quale fu Direttore responsabile. Quel Bollettino che, dopo anni di silenzio, nel giugno 1980 rinacque a nuova vita nel suo nome e nel suo ricordo vivificante. Anche al di fuori dell'ambiente alpinistico, Jacobucci svolse silenziosamente, fin quasi alla morte, amorevole opera di assistenza per gli amici alpini e gli amici montanari di tutta la regione interessandosi ai loro problemi (danni di guerra, pensioni, riconoscimenti e attività di servizio) e scrivendo anche centinaia di lettere con la sua leggendaria macchina a nastro verde.
Fin dalla prima gioventù respirò l'aria delle alture che è l'aria delle altezze spirituali ed anche materialmente l'aria del volo: infatti, chiamato in guerra, si offrì volontariamente di volare come ricognitore e infine seguì l'irresistibile impulso che la montagna dà, quello di esplorare e aprirsi verso spazi senza fine. Così fu il primo, fra i suoi conterranei, a scalare la Maiella e il Corno Grande, effettuò il 21 aprile 1927 la prima salita sci alpinistica del Monte Aquila e accompagnò nelle scorribande sciistiche sul Gran Sasso il già famoso Aldo Bonacossa, "l'alpinista venuto dal nord".

Ninì Pietrasanta (la grande alpinista milanese, compagna di Gabriele Boccalatte) proprio con Bonacossa, a cui si unì Luigi Binaghi di Como, effettuò dall'8 al 14 marzo 1932 la traversata completa del Gruppo del Gran Sasso e ne fece relazione in un articolo pubblicato sulla Rivista Mensile del CAI (1932, pp.733-739) in cui menzionando con espressioni di simpatia l'Avv. Jacobucci, così racconta: "Intanto...il Presidente della Sezione dell'Aquila, Miche Jacobucci...veniva a porgerci (sul Monte Prena), con la ben nota cortesia abruzzese...il saluto fraterno che accomuna, nella passione delle vette, genti così lontane, a farsi promettere che, ad escursione compiuta, noi saremmo stati loro ospiti all'Aquila". E poi quando alcuni giorni dopo tutti convennero all'Albergo Roma all'Aquila, lì..."durante e dopo il pranzo, regnò la cordialità più schietta, e mi è caro ricordarlo qui per un senso doveroso dell'animo grato".
E quando nel 1927 gli "Aquilotti del Gran Sasso" vinsero un canalone sulla parete orientale del Pizzo d'Intermesoli, proprio a Jacobucci dedicarono quella prima ascensione. Ma per il resto, purtroppo, non una cima, non un sentiero del Gran Sasso porta il suo nome.


Roccaraso, anni '30. Da sinistra Giuseppe Bavona, Michele Jacobucci con il cappello da alpino. Archivio Dario Torpedine

Noi anziani del GISM che avemmo la gran ventura di averlo amico ci inchiniamo nel rispetto di quell'uomo integerrimo, ricco di slanci a volte fanciulleschi e campione di generosità e rammentiamo che ci ha lasciato centinaia di articoli e monografie apparsi su varie pubblicazioni di montagna. Alle quali anche i Soci di oggi sono invitati ad attingere per onorare e rendere giustizia a questo personaggio straordinario. Ricordarlo qui è come saldare idealmente il nostro debito di riconoscenza.

Per sapere di più su Irene Affertranger

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