lunedì 21 febbraio 2022

Castello della Pietra e Sentiero dei Castellani

"Nel flusso continuo della routine, della vita che non sempre va come o dove vorrei, che ristagna a tratti o che scorre troppo in fretta nei vortici degli impegni, lungo il corso si creano delle piccole bolle.
Bolle in cui il tempo si ferma, l'ansia scompare, i pensieri tacciono e solo l'anima resta in ascolto, si sazia e si cura nella bellezza. Ognuno ha le sue bolle, una delle mie è la montagna.
Camminando e ascoltando il cuore si rigenera e si alleggerisce, gli occhi si riempiono e la realtà resta chiusa fuori.
Solo il presente esiste ed è pura meraviglia."

Quando per la prima volta ho pensato di far nascere questo Blog, desideravo integrare gli articoli con dei contenuti che andassero oltre le basi nozionistiche e le descrizioni degli itinerari.
Pensavo alla storia di alcune montagne e di alcuni luoghi: la storia dal punto di vista prettamente geologico ed orografico oppure la storia dell'uomo intrecciata con i rilievi come ad esempio i primi insediamenti, la vita degli abitanti delle montagne e gli avvenimenti che hanno visto nella montagna una protagonista.
Pensavo alle leggende e alle curiosità che sovente circondano le montagne: narrazioni, spesso tramandate di generazione in generazione con arricchimenti fantasiosi e sovrannaturali, che rendono le montagne la dimora di masche, gnomi, giganti e folletti.
Pensavo anche a tutte le occasioni in cui la montagna diventa una solida protettrice di pregevoli tesori ambientali: nicchia ecologica per piante e animali o persino estremo baluardo per forme di vita a rischio, o persino riserva fondamentale di risorse naturali.

Ma soprattutto pensavo a tutte le volte in cui la montagna diventa componente indispensabile per mettere in vibrazione le nostre corde più profonde, silenziosa custode dei nostri pensieri, granitica cassa di risonanza delle emozioni che albergano dentro chi la osserva e chi la vive, anche solo per il breve lasso di tempo di un'escursione.

Tutto questo si può trovare lungo il Sentiero dei Castellani, sotto la vigile attenzione del massiccio Castello della Pietra.
Appuntamento a Torino, sotto un'improvvisa pioggia mattiniera che pareva avesse unicamente l'obiettivo di dissuaderci a partire, ci dirigiamo verso il piccolo comune di Vobbia (GE) gustandoci lungo il viaggio il diradarsi delle nubi e il sorgere del disco rosso del sole. Dopo aver deviato a Sud, lasciandoci alle spalle densi banchi di nebbia nella provincia di Alessandria, raggiungiamo la Liguria e lasciamo l'auto proprio nei pressi di un'area di sosta dove scorre il Rio Fornè, stretto corso d'acqua che si immette nel Torrente Vobbia. Aggiriamo a piedi la base del contrafforte roccioso su cui si erge il Castello della Pietra, a sua volta appendice del Monte Cravì (990 m di altezza) e saliamo lungo il sentiero che conduce all'antica fortezza.

La sua aura colpisce sempre più mentre ci si avvicina alle mura. Lungo il sentiero si possono trovare magnifici punti d'osservazione, ma è a mio avviso proprio quando ci si trova sotto il corpo principale che la suggestione raggiunge il vertice massimo. Osservandolo si ha l'impressione di avere a che fare con la piccola parte di una enorme creatura celata ed imprigionata dalla montagna stessa.



«Grixio dragon chasciù pietrificoo,
ch'o tegne ancon potense de magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante... o Castello da Pria»

(Grigio dragone quassù pietrificato,
che ha ancora potenza di magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante... il Castello della Pietra)

[Edoardo Firpo]

È difficile datare con certezza la costruzione del Castello della Pietra a causa della mancanza di documenti storici, si ipotizza tuttavia la sua edificazione intorno all'anno 1000 d.C.
Non abbiamo la possibilità di accedere per una visita, così ci limitiamo ad ammirarne la parte esterna per poi proseguire il nostro cammino lungo il Sentiero dei Castellani.

Il primo tratto del sentiero scende lungo speroni leggermente sconnessi, ma protetti dall'installazione di un parapetto, di conglomerato, roccia sedimentaria clastica a grani grossi dall'aspetto meraviglioso. Si raggiunge quindi un ombroso ed angusto vallone dalle pareti strette e ravvicinate, frutto probabilmente dell'erosione del Rio del Campo, facilmente attraversabile grazie ad una passerella di tronchi.
L'ambiente boschivo circonda ed assorbe nel muschio tutte le formazioni rocciose che si incontrano lungo il sentiero. Non si può evitare di immaginare quel bosco come parte di un'unica immensa creatura viva, dotata di un respiro regolare e cadenzato con il ritmo dell'alternarsi delle stagioni; fermando il passo per non produrre rumore con il tappeto di foglie sul sentiero pare quasi di percepirlo.

Il sentiero riemerge alla luce a quota 550 m e piega a sinistra proseguendo parallelamente alla strada S.P. 8 e al Torrente Vobbia più in basso.
Si prosegue a mezza costa per un tratto di circa 600 m aggirando un prolungamento del Monte Bricchetti, derivante a sua volta dal già citato Cravì, mentre dall'altra parte della valle scavata dal Vobbia si possono vedere i boscosi versanti del Biurca e della Sella del Diavolo (Carega do Diao).
Osservandoli riesco solo a provare l'ardente desiderio di programmare un'altra escursione nel più breve tempo possibile alla scoperta di quelle cime.

Abbiamo da poco oltrepassato la metà del sentiero che serpeggia all'interno della Riserva Naturale del Monte Antola, sito di grande interesse naturalistico.
Nel sito, in cui sono presenti habitat rupestri ed acquatici di particolare interesse, si evidenziano accostamenti inusuali fra piante a gravitazione mediterranea e piante più propriamente europee o alpine: tra le specie legate al substrato conglomeratico sono presenti la sassifraga alpina (Saxifraga paniculata) e l'arabetta alpina (Arabis alpina), mente tra le più termofile il timo (Thymus vulgaris) e l'eliantemo appenninico (Helianthemum apenninum). Tra le formazioni forestali emergono quelle riparie ad ontano nero (Alnus glutinosa) di interesse prioritario.
Superiamo il Rio Ronchetti e proseguiamo per un altro semplice tratto sempre a quota 550 m lungo il perimetro roccioso del Bric della Torre (753 m di altezza).

Raggiungiamo "il Poggetto" un punto panoramico da cui si può facilmente osservare il centro abitato di Vobbia, il ponte e la frazione di Torre, destinazione finale della nostra escursione, procediamo quindi in discesa fino dove il sentiero si congiunge con il Rio delle Creuze e con la strada asfaltata.

Decidiamo di approfittare del sole tiepido per cercare un luogo adatto a consumare il pranzo e optiamo per il piazzale della Chiesa di Nostra Signora delle Grazie di Vobbia, situata sulla sommità del poggio su cui sorge l'intero centro, nella confluenza tra il torrente Fabio e il Vobbia stesso.
Dal sagrato la vista è davvero piacevole. Consumato il pasto soltanto il vento freddo ci induce a ripartire giacché la bolla di serenità che si era appena andata a formare si stava rivelando davvero ristoratrice.

Ritorno rapido all'auto lungo la strada asfaltata e cogliere l'occasione per un'ulteriore breve passeggiata sopra le alture attorno a Crocefieschi, partendo dalla Cappella degli Alpini di Crebaia, situata a circa 900 m di quota.

Ringrazio profondamente Valentina per avermi accompagnato lungo questa escursione, un'escursione semplice ma di cui avevo un grande bisogno.







































































lunedì 31 gennaio 2022

Perla del mese - Gennaio

L’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve,
ma il ghiacciaio è la neve degli inverni lontani,
è un ricordo d’inverno che non vuole essere dimenticato.

[Paolo Cognetti]




sabato 15 gennaio 2022

I giorni della merla

Tratto dalla rivista Lepontica N° 15 di Gennaio 2022

Nella tradizione popolare del mondo contadino i "giorni della merla" sono gli ultimi tre di Gennaio.
Dovrebbero essere i giorni più freddi dell’anno, le giornate impercettibilmente si allungano e l’inverno è alle spalle; arriva il carnevale.

Da bambini andavamo a scuola imbacuccati in maglie e guanti di lana filati da mamme e nonne. Cantavamo: “Merla, merlascia … stria, striascia” (merla, merlaccia … strega, stregaccia).
Un mantra per combattere il freddo.
Poi erano scherzi: pacche sulla schiena che attaccavano biglietti con il disegno nero della merla. Un uccello che era quasi un Pesce d’Aprile.

Le tradizioni popolari italiane dicono che la merla non fu sempre nera.
Un tempo era bianca, ma per ripararsi dal freddo andò sul camino e divenne nera. Cosa non si fa per ripararsi dal freddo. Un freddo che non è detto sia ancora quello di una volta.

I vecchi raccontano che quando è freddo per i giorni della merla, la primavera sarà tiepida e precoce. Se fa caldo, arriverà in ritardo.

Oggi la scienza e i cambiamenti climatici ci obbligano a pensare al freddo come ad un ricordo, alla neve in pianura come memoria.
Gli eventi meteorologici estremi, possibili e che ci coglieranno sempre più alla sprovvista, ci ricorderanno di quanto, tutto sommato, fosse buono il freddo. 

Ringrazio Paolo Crosa Lenz, per l'articolo.


venerdì 31 dicembre 2021

Perla del mese - Dicembre

Gli alpinisti sono significativamente una forza della nazione e - diciamolo piano ma diciamolo - una categoria d'uomini privilegiati, che dalla vita hanno spremuto qualcosa, in fatto di gioie, di ebbrezze, di soddisfazioni interiori, che a nessun altro è dato conoscere. Gente che, sotto qualunque latitudine e in qualunque paese del mondo, si riconoscono istintivamente, da qualche segno misterioso, sia il colore della pelle, siano le rughe del volto, sia il modo di camminare, sia l'espressione dell'occhio abituato a scrutare i segreti della roccia e del ghiaccio.

[Massimo Mila]


domenica 26 dicembre 2021

Sella Morteis

Han tanto insistito per fare un'escursione. Nonostante non fosse esattamente il periodo migliore per me, ho dovuto cedere e anche se non propriamente con il mio consueto entusiasmo, ho preparato lo zaino, pensando che in fondo un po' di passi nella neve mi avrebbero aiutato a distrarmi dalle difficoltà personali che stavo vivendo.

L'escursione alla Sella Morteis non è assolutamente un'escursione impegnativa, si tratta di un percorso di tipo turistico con un dislivello complessivo che supera di poco gli 800 m.

Cosa occorreva fare prima di partire? Effettivamente poco: acquistare la Fraternali N° 16 (Val Vermenagna, Valle Pesio, Alta Valle Ellero e Parco Naturale del Marguareis), aprirla e cercare S. Bartolomeo, situata a metà circa della Valle Pesio.
Una volta rintracciata seguire con il dito il percorso che costeggia la destra orografica del Rio Paglietta, oltrepassarlo a quota 870 m, prendere a salire verso Combe a quota 1034, superare i due tornanti che separano da Rocca di Vinchiet a quota 1270 m e terminare lungo il tracciato in direzione dell'osservatorio fino a Sella Morteis a 1450 m di quota.

L'escursione è semplice come qui descritta. Poco potrei aggiungere alle descrizioni del percorso già esistenti sul web o alle immagini che ne mettono in risalto il valore panoramico con foto del Bisalta, dell'osservatorio che si protende su un'altura sopra il vallone del Rio dell'Oy, del boscoso Vallone Pittè o dell'ombrosa Comba Ruscun da cui siamo saliti.

Perché dunque scrivere del Sella Morteis?
Personalmente per un avvenimento verificatosi lungo la via del ritorno: già pronto a riprendere il sentiero appena effettuato per ripercorrerlo a ritroso mi viene posta la domanda "cambiamo tracciato e chiudiamo un anello?"
Può sembrare assolutamente naturale, nulla di sorprendente. Numerose escursioni si sono rivelate anche molto interessanti prendendo in considerazione l'idea di effettuare un giro differente per ritornare al punto di partenza.

Ciò che mi ha maggiormente colpito è stato scoprire che questa, invece di essere un'occasionale alternativa, per alcuni è una chiara scelta da mettere in atto ogni volta che si rivela possibile.
E così, mentre raggiungevamo Rocca di Vinchiet e piegavamo a sinistra per addentrarci in una macchia boscosa all'ombra del crinale e quindi coperta da uno strato ancora abbondante di neve, raggiungevamo Stalle Ciccioni prima e Tetti Ciccioni poi, scendevamo lungo un fianco incassato del Bric Ciccioni (1162 m) sciando su di un tappeto di foglie così abbondante da nascondere per intero i miei scarponcini, non potevo fare a meno di pensare a quante occasioni di stagnazione nell'ultimo periodo della mia vita avrei forse potuto evitare se solo avessi avuto il coraggio di valutare maggiormente l'opzione di cambiare totalmente percorso.
Invece di focalizzarsi sulle modalità (già note) per raggiungere un obiettivo, concentrarsi unicamente sull'obiettivo finale, dopodiché ignorare la strada già percorsa in passato e azzardare un itinerario nuovo, mai provato, ancora inesplorato.

Pensare di aver fatto tutto il possibile per arrivare dove siamo, ci porta a pensare che la strada intrapresa sia la migliore e la più sicura e induce a credere che ogni altra alternativa non sia da considerare. Ma cambiare mentalità, ragionare sulle possibili alternative, tutte le possibili alternative, anche quelle che non sono state vagliate in partenza, anche quelle che ci sembrano solo un inutile spreco di tempo, risorse ed energie, e decidere di rischiare, non occasionalmente ma di frequente, di mettere il piede su una strada innovativa, di muovere i passi su un terreno vergine, inedito, rivoluzionario, potrebbe essere in molti casi, il modo migliore per reinventarsi, per uscire dall'idea di aver già tentato tutto (tanto più se i risultati ottenuti hanno deluso le aspettative o non ci sono parsi soddisfacenti) e di non avere più alcuna scelta.

Potrebbe essere necessario adattarsi ripetutamente, scoprire di dover imparare ancora qualcosa, apprendere ed abituarsi a vedere le cose da una prospettiva diversa, obbligare noi stessi a ricordarci che ci sono più soluzioni, che esistono più strade, che le possibilità possono essere più numerose di quel che si pensa.

Il 2021 è stato un anno provante e difficoltoso. Ostico e complicato.
Non mi pento delle scelte fatte nè delle decisioni prese. Ma spesso mi sono domandato se fosse il caso di tornare sui miei passi, se fosse necessario riconsiderare il percorso effettuato e fare un passo indietro. Raramente però avevo pensato che per tornare indietro si potesse cambiare radicalmente strada, andare da un'altra parte, aggirare così gli ostacoli incontrati all'andata, magari incontrarne di differenti ed imparando qualcosa di nuovo anche da essi, memorizzando posti e volti nuovi, e ricordando che anche quando penso di non avere alternative, c'è sempre una nuova strada possibile da percorrere. 

Il tracciato al Sella Morteis mi ha colpito per la sua semplicità e per la sua bellezza, ma soprattutto ha rinnovato in me il proposito di impegnarmi a non lasciare spazio alla rassegnazione e a valutare più sovente che ogni strada nuova, ogni volto nuovo, ogni persona che decide di camminare al nostro fianco può essere l'aiuto giusto per raggiungere il nostro obiettivo, per arrivare al risultato cui ambivamo, o più semplicemente per vedere un nuovo angolo di mondo.

Ringrazio Cristina, Eleonora, Marcella, Marco e Valeria per avermi portato con loro lungo questa escursione.