domenica 31 marzo 2019

Perla del mese - Marzo

"Comunque...questo è il risultato che ottengo camminando in montagna."
mi disse indicandosi con entrambe le mani il viso sorridente.


mercoledì 13 marzo 2019

Anello di Lemie

Un anno fa.
Ho messo in agenda questa escursione circa un anno fa. Desideravo effettuare questo percorso da tempo, visitarne i luoghi carichi di storia, esplorare ogni angolo del bosco attraversato dal sentiero, contemplarne gli scorci panoramici più spettacolari.


Non ho mai dovuto attendere tanto per un tracciato così semplice e facilmente accessibile.
Le frequenti occasioni sfumate, che mi costringevano, mio malgrado, a posticipare e rimandare, avevano quasi reso questa escursione un'ossessione e spesso ho avuto il timore che l'attesa caricasse eccessivamente di aspettativa ciò che poi avrei vissuto, al punto da farlo apparire meno pregevole di quanto mi aspettassi.

Per fortuna nulla di tutto questo è avvenuto. L'anello di Lemie è davvero un percorso incantevole e si può vivere come "Il giardino segreto" di Burnett: un angolo di mondo che sembra possedere proprietà terapeutiche.
È sufficiente mettersi in cammino.
Frequentazione e permanenza forniscono benefici normalmente impensabili. Può sembrare impossibile eppure, una volta intrapreso il cammino, è difficile abbandonare questi luoghi.

Il percorso, come già accenato, è un anello semplice e alla portata di tutti, con numerosi punti di interesse storico e naturalistico assolutamente da non perdere.

Partiti da Forno di Lemie, dove lasciamo l'auto in un piccolo, comodo parcheggio antistante la Chiesetta di San Giulio, decidiamo di percorrere l'anello in senso antiorario. Ci dirigiamo quindi verso il ponte storico, risalente al XIV° secolo, coprendo tale distanza in parte su una vecchia strada nei pressi del centro abitato, in parte lungo il margine della provinciale SP32. Di questo ponte in pietra ad una sola arcata ne parla anche il Conte Luigi Francesetti di Mezzenile, in una sua lettera datata 17 Settembre 1820, realizzandone peraltro una pregevole litografia.
Subito dopo aver oltrepassato il ponte si incontra un bivio: a sinistra si sviluppa un percorso che segue la sinistra orografica della Stura, a destra, il sentiero dell'anello che conduce dopo un breve tratto in salita fino al Santuario della Madonna del Truc.









La primitiva cappella venne edificata nel primo decennio del XVIII° secolo (1705 - 1710) da Giovanni Battista Giorgis di Forno come ex voto, il Giorgis si era trasferito a Torino  ed aveva fatto fortuna come impresario edile e a lui si devono anche la prima cappella al Colle del Colombardo, quella di Forno, la gradinata della parrocchiale di Viù ed il presbiterio con l'altare maggiore della parrocchiale di Lemie.
La Cappella del Truc è dedicata alla Consolata e la primitiva tela raffigurante la Vergine è oggi collocata sopra l'arco di pasaggio fra la costruzione più antica e quella recente, la chiesa in seguito divenne proprietà di una famiglia di Pessinea, finchè nel 1830 passò nelle mani di un consiglio composto dei "più notabili possidenti della borgata".
Sul gradino dell'entrata della chiesa è visibile incisa la data 1830 e "S.Iachino" si tratta di un blocco in pietra riutilizzato probabilmente quando la cappella venne ampliata con la struttura rotonda che forma l'attuale edificio principale.
Tra il 1870 e il 1890 fu costruito il portico antistante, nel 1898 venne eretto l'altare in marmo dello scultore Gannio e venne decorata la chiesa dal rettore Don Giovanni Riva.
Nella chiesa sono conservati un centinaio di quadretti ex voto e numerosi cuori votivi, uno in particolare dipinto nel 1812 reca la firma di un pittore valligiano nativo di Pessinetto: Teppati Garino, un altro offerto dal Sindaco di Viù nel 1863, un ex voto ricorda l'incendio scoppiato nella frazione di Pessinea nel 1838.
In passato, nella ricorrenza della festa della Consolata (20 Giugno), una processione partiva all'alba da Viù, in località Cà Roussa accoglieva i fedeli di Pessinea, poi tutti insieme salivano al santuario dove già si trovavano quelli di Forno.
Dopo la Messa e l'incanto a favore della cappella, quelli di Viù e Forno tornavano a casa mentre gli abitanti di Pessinea facevano festa fino a sera.

Il pianoro erboso attorno al Santuario offre una panoramica vista sul tratto di valle che separa Forno da Trichera, e dall'altra parte della valle la cima di Punta Sourela (1777 m), separata dalle punte del Civrari come Torretta del Prete (2264 m) e Punta Imperatoria (2302 m) dal rio del Civrari.
Facilmente distinguibile è anche la Valle Orsiera scavata dal Rio Nanta che scende dal Civrari fino a Forno.
Proseguendo sul sentiero si incontra un tratto più semplice a mezza costa, ben battuto e fiancheggiato da quattro semplici edicole votive, che conduce a Pessinea. Due piccoli ponti in legno scavalcano un rio che scende giù dal Ciarm (1863 m).
Pessinea è l'ultima frazione del Comune di Viù, che conserva ancora intatte le caratteristiche vie pedonali che si inoltrano tra le abitazioni e il forno che serviva tutto il paese e veniva utilizzato a turno dagli abitanti.
Tempo fa erano ancora distinguibili i "benal" cioè i fienili con il tetto in paglia di segale.
Oggi sono stati quasi tutti sostituiti con delle coperture in lamiera, dal momento che la segale non viene più coltivata a causa dell'abbandono dell'agricoltura montana e dello spopolamento.
Punto di interesse che non può assolutamente mancare è la bella fontana in pietra realizzata nel 1880, come si può notare dall'incisione sul lato.
La fontana conta quattro getti e un particolare rosone in pietra scolpita, aveva la funzione di abbeveratoio per il bestiame, di lavatoio e ovviamente era un fondamentale approvvigionamento per l'acqua per tutto il paese.

Il rosone centrale è il cosiddetto "rosone dei pastori" a sei petali, millenario simbolo presente presso vari popoli del mondo che rappresenta il sole e la ruota e quindi raffigura la vita che si rinnova e si perpetua nel tempo, vita che non può esistere senza l'acqua.
A Pessinea si trova anche la cappella di San Matteo, la prima citazione si trova nella visita Pastorale del 1674, l’odierna fu edificata nel 1805 e nella casa adiacente vi abita il cappellano che aveva anche il compito di maestro.

Attraversiamo il centro abitato di Pessinea e ci imbattiamo in un bivio: a destra il sentiero diventa il N° 129B che sale verso il Ciarm e il Passo Miette, lungo una cresta che separa da Tornetti e Pian delle Mutte, a sinistra si prosegue sul sentiero N° 131.
I cartelli indicano Villaretti ma tra le tappe intermedie possiamo trovare numerose borgate, ormai in stato di abbandono come La Sauna a 820 m di quota, La Tinetta a 950 m, Parneri a quota 1175 m ed il suo pilone panoramico, la fontana di Bermasse e il bivio per Grange dl'Om, il bosco di castagni che circonda il pendio tra Case Erta e Case Pianfai, la panoramica Cresta del Vento, per arrivare al ponte di Villaretti e alla sua Chiesa di San Grato dove ci fermiamo per una pausa e per il pranzo.
Da Villaretti la vista sulla cima del Truc (2263 m) dall'altra parte della valle è magnifica.

Scendendo da Villaretti si incontra il bivio per la Cascata d'Ovarda, uno dei siti più caratteristici ed affascinanti del comune di Lemie, di grande interesse per la valorizzazione turistica del territorio.
Per raggiungere la cascata si accede con Via Villaretti in un'area privata, gentilmente concessa al pubblico dagli eredi di Giuseppe Giacoletto. L'area prende il suo nome.
Continuando sul sentiero si raggiunge Lemie. La città meriterebbe ben di più che una rapida distratta occhiata, ma a causa dello scarso tempo a mia disposizione ho dovuto mio malgrado velocizzare il passo. Conto di poter tornare a visitarla con maggiore tranquillità in un'altra occasione, nel frattempo mi diverto ad immaginare come potesse apprire nei tempi passati affidandomi nuovamente agli scritti di Luigi Francesetti:

Lemie, la cui chiesa e casa parrocchiale sono edificate su un'enorme roccia che domina l'intero fondovalle e dalla quale si può anche scoprire la cima del Rocciamelone.
Il comune di Lemie è alto circa 484 tese sul livello del mare (1 tesa = 1,9499 m), 83 su Viù, e conta 357 famiglie per una popolazione di 1715 abitanti sparsi in dieci frazioni, compreso il capoluogo. Laboriosissimi, durante l'inverno emigrano in proporzione di circa un terzo per recarsi in Piemonte a lavorare come pettinatori di canapa, segantini, manovali, dandosi cioè ai lavori più rudi, pur vivendo in assoluta frugalità.
Di qui fino all'estremità della valle, uomini e donne sono rigorosamente vestiti d'un tessuto di lana grossolano, con la sola differenza che l'abbigliamento degli uomini è bianco e quello delle donne di color caffè, ed entrambi portano un largo cappello di feltro nero. Tuttavia, quello delle donne, che hanno la civetteria di portare un po' di lato e su una cuffia bianca, ha le falde più corte e un po' più arrotolate. Molte di loro, così acconciate, sono graziosissime.

Superato il centro abitato di Lemie si scende verso la Stura superando la Cappella della Sindone, dove secondo il parroco lemiese Don Caccia vi avrebbe soggiornato il Sacro lino nel Settembre del 1578 quando venne trasportato da Chambery a Torino, si oltrepassa un ponte e si percorre la rimanente parte dell'anello situata sull'inverso, superando il bivio che conduce a Case Invers.

Si supera la centrale elettrica, l'abitato di Villa e si raggiunge nuovamente Forno e la bella Cappella di San Giulio, che custodisce al suo interno alcuni tra i più pregevoli affreschi risalenti al 1486. Tra questi risalta sulla parete di destra un affresco di San Giorgio alle prese con il suo leggendario scontro con il Drago. La piccola struttura in stile romanico fu eretta su uno sperone roccioso per volere della Famiglia Goffi originaria della Val Sesia che immigrò per lo sfruttamento dei giacimenti minerari. Per noi rappresenta anche la conclusione del tracciato.

L'anello di Lemie è un tracciato da effettuare, da vivere. Un percorso che non può deludere, in ogni periodo dell'anno.
Ringrazio Giorgia per avermi accompagnato in questa escursione.


































































































giovedì 28 febbraio 2019

Perla del mese - Febbraio

La vetta era una cresta di neve con cornici e i precipizi del versante opposto, che si abbassava verticalmente sotto di noi, erano terrificanti, insondabili. Le nuvole galleggiavano a metà versante, nascondendo la fertile valle di Pokhara, oltre 7000 metri più in basso. Sopra di noi non c'era più nulla!

[Maurice Herzog]
(durante la conquista del primo ottomila: l'Annapurna)


giovedì 7 febbraio 2019

Rifugio Maria Luisa

Si sente parlare sempre più spesso di quanto sia necessario ridurre l'ansia e lo stress di ogni giorno al fine di raggiungere uno stile di vita più sano. Sovente si fa l'elenco dei rischi, come ad esempio il senso di stanchezza cronico, il nervosismo e l'incremento dell'insoddisfazione e delle distrazioni professionali, il calo della determinazione... e si comincia a suggerire alcune modalità per affrontare il problema e reagire a questa situazione. Si tocca spesso il dolente tasto dell'organizzazione del tempo, la difesa del proprio spazio personale dalle costanti interruzioni e richieste esterne, la necessità di alleggerirsi dagli incarichi che non appagano il nostro benessere, ma soprattutto emerge sempre il consiglio risolutivo, quello che pare essere la soluzione a tutti i problemi sopra citati: ogni tanto spegni tutto.
Staccare la spina, sconnettersi dal web, abbandonare il telefono sul comodino, dimenticare la usuale consultazione regolare della posta elettronica.
Questi sono solo alcuni dei più frequenti consigli identificati come gli ingredienti per la perfetta ricetta del benessere e del relax. Il modo migliore per ritornare a vivere in modo pieno quella appagante sensazione di soddisfazione che si prova quando si porta a compimento un sogno personale, quando si conclude con l'ultimo tassello un puzzle da tempo lasciato in sospeso, quando si mette finalmente una spunta ad un obiettivo che ci eravamo prefissati ma che avevamo perso di vista perchè assorbiti totalmente dalla quotidiana routine.

Ed è quella stessa sensazione che ho provato in Val Formazza, diretto al Rifugio Maria Luisa a quota 2060 m. Per Cristina e per me è stata la possibilità, dopo molto tempo, di portare finalmente a compimento un intento accantonato da parte per lasciar posto ad altre faccende, oppure perchè le condizioni meteo non erano favorevoli.
La Val Formazza si estende nell'area più settentrionale del Piemonte, al confine con la Svizzera e il parco della Valle del Binn, comprendendo una zona dell'arco alpino straordinariamente bella e suggestiva, finora purtroppo poco considerata nei piani di escursioni degli anni precedenti.
Il Rifugio si trova nella zona di confluenza della Valrossa con la più ampia Val Toggia, tra le dighe dei Laghi Toggia e Castel, rispettivamente a quota 2191 m e 2210 m.

Raggiungere il rifugio non è complicato: si lascia l'auto a Riale a 1731 m ci si incammina sulla traccia della sterrata, evidente nonostante l'innevamento, che taglia con numerosi tornanti il più diretto sentiero G20.
Fin dai primi tornanti si distingue chiaramente Morasco, la diga dell'omonimo lago e la chiesetta sull'altura in memoria del centro abitato di origine Walser, ormai sommerso dall'acqua.
Verso l'imbocco della valle si stanno gradualmente addensando delle nubi e per evitare che ci raggiungano lungo il percorso acceleriamo il passo togliendo le ciaspole, il manto nevoso è così duro e compatto da permetterci di procedere senza sprofondare.
Procediamo quindi sulla sinistra orografica del Torrente Roni, celato dalla neve così come il suo piccolo specchio d'acqua, superato sicuramente una volta raggiunta la quota di circa 2140 m.
Terminano i tornanti e si supera una condotta dell'acqua, si procede quindi tenendo la sinistra. Le nuvole ci hanno raggiunto, ma le luci sulla diga del Lago Toggia alla nostra destra fanno da riferimento: superiamo il ponte sul torrente e raggiungiamo pochi metri più avanti il Rifugio Maria Luisa.
La cena calda e l'atmosfera confortevole delle camere rinfranca e fornisce tepore. Non c'è assolutamente, in nessun rifugio di montagna, atmosfera migliore di quella che possono creare delle coperte, un tè caldo e una finestra affacciata sul bianco manto della neve sotto il cielo notturno.
Il conciliante riposo infatti sopraggiunge quasi immediatamente al temine del pasto, consapevoli di voler approfittare ancora del giorno successivo per una tappa ai Laghi del Boden prima di intraprendere la discesa.


Le nuvole della sera precedente al mattino sono scomparse, il vento freddo è comunque molto forte e si sente specialmente se ci si trova all'ombra delle creste, ma appena la luce del sole ci raggiunge, tutto diventa più semplice. Superiamo il ponte sul torrente del giorno prima e deviamo a sinistra sul G24, proprio in prossimità di un casolare, raggiungiamo la diga del Lago Castel e proseguiamo intuendo l'itinerario sulla neve usando come riferimento la rocciosa formazione del Pizzo Fiorina e puntando verso di essa.

Come era facilmente immaginabile i Laghi sono coperti da un lucente strato di ghiaccio, ma la vista intorno a noi è meravigliosa nel suo fulgore: le creste rocciose che congiungono i Corni di Boden emergono come la schiena di un drago dormiente, i pochissimi sporadici punti di colore di altri escursionisti nel bianco della neve, distanti da noi e probabilmente diretti al Passo di San Giacomo, i grandi Laghi Toggia e Castel, situati più in basso e imprigionati nel ghiaccio che appaiono come lastre d'acciaio sbiancato, la casa guardiani del Lago Toggia, visibile sopra la diga, le cime in lontananza della testata della Valrossa e su tutto il colore intenso del cielo, così uniforme da apparire come solido.

Ammiriamo in silenzio il nostro bianco terreno di conquista finchè le raffiche di vento non si fanno più insistenti sollevando neve e polvere di ghiaccio dalle cime facendole apparire come fumarole di una solfatara e decidiamo di riprendere il sentiero del ritorno.
Man mano che ci avviciniamo a Riale incontriamo sempre più persone: fondisti, sciatori, ciclisti ed escursionisti...tutti indaffarati a godersi la Val Formazza e la sua neve; forse tutti intenti a cercare nella Val Formazza quel luogo dove poter recuperare il proprio tempo, il proprio spazio personale, il luogo giusto per staccare la spina, evadere dalla soffocante, abitudinaria successione di ritmi frenetici per riappropriarsi della sensazione di soddisfazione di una appagante giornata fuori dalla consuetudine.

Si conclude l'escursione con il suono degli sportelli dell'auto che si chiudono, pronti a riprendere la strada del ritorno, ma non prima di aver fatto una rapida tappa alla Cascata del Toce e alla Chiesa di San Gaudenzio a Baceno dove ci fermiamo anche per il pranzo.

La Val Formazza è stata per me non solo una gran soddisfazione da tempo attesa, ma anche una meta che ha gettato le basi per un anno ricco di nuove sfide, una rampa di lancio per pianificare e intraprendere nuovi viaggi.
Ringrazio Cristina per avermi accompagnato a calpestare la prima neve del 2019 e per l'ascolto dei miei interminabili "sproloqui da lungo viaggio in auto".

RIFUGIO MARIA LUISA di Maceraudi Giovanni
Loc. Valtoggia Formazza, 28863 (VB)
P.I. 02219300031
Rifugio: +39 0324 63086
Giovanni: +39 348 4444 316

Apertura
inverno: da Gennaio a Maggio
estate: Giugno fine settimana, Luglio-Settembre tutti i giorni. Telefonare.

www.rifugiomarialuisa.it
A inizio/fine stagione e in inverno telefonare in caso di maltempo

Posti letto: 70