"Comunque...questo è il risultato che ottengo camminando in montagna."
mi disse indicandosi con entrambe le mani il viso sorridente.
Per fortuna nulla di tutto questo è avvenuto. L'anello di Lemie è davvero un percorso incantevole e si può vivere come "Il giardino segreto" di Burnett: un angolo di mondo che sembra possedere proprietà terapeutiche.
La Cappella del Truc è dedicata alla Consolata e la primitiva tela raffigurante la Vergine è oggi collocata sopra l'arco di pasaggio fra la costruzione più antica e quella recente, la chiesa in seguito divenne proprietà di una famiglia di Pessinea, finchè nel 1830 passò nelle mani di un consiglio composto dei "più notabili possidenti della borgata".
Punto di interesse che non può assolutamente mancare è la bella fontana in pietra realizzata nel 1880, come si può notare dall'incisione sul lato.
I cartelli indicano Villaretti ma tra le tappe intermedie possiamo trovare numerose borgate, ormai in stato di abbandono come La Sauna a 820 m di quota, La Tinetta a 950 m, Parneri a quota 1175 m ed il suo pilone panoramico, la fontana di Bermasse e il bivio per Grange dl'Om, il bosco di castagni che circonda il pendio tra Case Erta e Case Pianfai, la panoramica Cresta del Vento, per arrivare al ponte di Villaretti e alla sua Chiesa di San Grato dove ci fermiamo per una pausa e per il pranzo.
Scendendo da Villaretti si incontra il bivio per la Cascata d'Ovarda, uno dei siti più caratteristici ed affascinanti del comune di Lemie, di grande interesse per la valorizzazione turistica del territorio.
Superato il centro abitato di Lemie si scende verso la Stura superando la Cappella della Sindone, dove secondo il parroco lemiese Don Caccia vi avrebbe soggiornato il Sacro lino nel Settembre del 1578 quando venne trasportato da Chambery a Torino, si oltrepassa un ponte e si percorre la rimanente parte dell'anello situata sull'inverso, superando il bivio che conduce a Case Invers.


















Si sente parlare sempre più spesso di quanto sia necessario ridurre l'ansia e lo stress di ogni giorno al fine di raggiungere uno stile di vita più sano. Sovente si fa l'elenco dei rischi, come ad esempio il senso di stanchezza cronico, il nervosismo e l'incremento dell'insoddisfazione e delle distrazioni professionali, il calo della determinazione... e si comincia a suggerire alcune modalità per affrontare il problema e reagire a questa situazione. Si tocca spesso il dolente tasto dell'organizzazione del tempo, la difesa del proprio spazio personale dalle costanti interruzioni e richieste esterne, la necessità di alleggerirsi dagli incarichi che non appagano il nostro benessere, ma soprattutto emerge sempre il consiglio risolutivo, quello che pare essere la soluzione a tutti i problemi sopra citati: ogni tanto spegni tutto.
Questi sono solo alcuni dei più frequenti consigli identificati come gli ingredienti per la perfetta ricetta del benessere e del relax. Il modo migliore per ritornare a vivere in modo pieno quella appagante sensazione di soddisfazione che si prova quando si porta a compimento un sogno personale, quando si conclude con l'ultimo tassello un puzzle da tempo lasciato in sospeso, quando si mette finalmente una spunta ad un obiettivo che ci eravamo prefissati ma che avevamo perso di vista perchè assorbiti totalmente dalla quotidiana routine.
Ed è quella stessa sensazione che ho provato in Val Formazza, diretto al Rifugio Maria Luisa a quota 2060 m. Per Cristina e per me è stata la possibilità, dopo molto tempo, di portare finalmente a compimento un intento accantonato da parte per lasciar posto ad altre faccende, oppure perchè le condizioni meteo non erano favorevoli.
Fin dai primi tornanti si distingue chiaramente Morasco, la diga dell'omonimo lago e la chiesetta sull'altura in memoria del centro abitato di origine Walser, ormai sommerso dall'acqua.
Procediamo quindi sulla sinistra orografica del Torrente Roni, celato dalla neve così come il suo piccolo specchio d'acqua, superato sicuramente una volta raggiunta la quota di circa 2140 m.
Come era facilmente immaginabile i Laghi sono coperti da un lucente strato di ghiaccio, ma la vista intorno a noi è meravigliosa nel suo fulgore: le creste rocciose che congiungono i Corni di Boden emergono come la schiena di un drago dormiente, i pochissimi sporadici punti di colore di altri escursionisti nel bianco della neve, distanti da noi e probabilmente diretti al Passo di San Giacomo, i grandi Laghi Toggia e Castel, situati più in basso e imprigionati nel ghiaccio che appaiono come lastre d'acciaio sbiancato, la casa guardiani del Lago Toggia, visibile sopra la diga, le cime in lontananza della testata della Valrossa e su tutto il colore intenso del cielo, così uniforme da apparire come solido.
Si conclude l'escursione con il suono degli sportelli dell'auto che si chiudono, pronti a riprendere la strada del ritorno, ma non prima di aver fatto una rapida tappa alla Cascata del Toce e alla Chiesa di San Gaudenzio a Baceno dove ci fermiamo anche per il pranzo.















