Una montagna è come l'istruzione:
quanto più alta l'ascesa, tanto più esteso il panorama.
mercoledì 31 luglio 2024
domenica 14 luglio 2024
La leggenda di Ribba
I primi abitanti di questa regione, sebbene ancora legati a forme di vita arcaiche, avevano acquisito competenze significative nell'ambito della pastorizia, attività che costituiva il fulcro della loro sussistenza.
Presi dal panico, gli abitanti di Ribba discesero precipitosamente verso le loro dimore, raccogliendo in tutta fretta quanto fosse possibile salvare e conducendo le mandrie verso i pascoli più elevati, fuori dalla portata dalla furia delle acque. Il lago, ormai fuori controllo, riversava enormi masse d'acqua a valle, trascinando con sé tronchi, fango e massi di dimensioni colossali che devastarono ogni struttura sul loro percorso, incluse le abitazioni dei poveri montanari.
La piena si riversò nel torrente Germanasca, il quale, pur gonfiandosi oltre misura, riuscì a contenere l'impeto distruttivo delle acque. Gli abitanti della valle di Ribba furono così risparmiati dalla catastrofe. In seguito, ricostruirono le loro abitazioni nel medesimo luogo in cui avevano trovato rifugio, conferendo al nuovo villaggio il nome originario. La Ribbo, nella parlata locale, sopravvive ancora oggi come ultima borgata del comune di Prali, posta al limite degli alpeggi ed è un ottimo punto di partenza per numerose escursioni ed itinerari nel verde, come ad esempio l'escursione al Lago Bout du Col.Un ringraziamento ad Enrico Bertone, autore del libro che ha ispirato questo breve post.
domenica 30 giugno 2024
venerdì 21 giugno 2024
La necessità di “raccontare” la montagna
Articolo a cura di Marco Blatto
Il tema: “Comunicare e raccontare la montagna” può sembrare banale, addirittura scontato per un’accademia come la nostra, che da quasi cento anni restituisce il mondo delle altezze e delle terre altre attraverso la letteratura, la pittura, la fotografia, il cinema, la scienza e l’alpinismo vissuto come esperienza ideale e totalizzante.I tempi che viviamo, tuttavia, ci dimostrano che non è per niente un tema scontato e che è proprio la comunicazione di montagna a mostrare segni di sofferenza. La diffusione delle riviste cartacee, un tempo vero pilastro dell’informazione e veicolo di cultura alpina e dell’alpinismo, ha ceduto il posto al variegato e capillare mondo del web.
Possiamo senz’altro affermare che i temi alpini siano oggi diventati alla portata di chiunque.Un cambiamento che offre indubbi vantaggi avendo però sovente come contraltare una banalizzazione e una superficialità diffuse, un giornalismo generalista sempre di più alla ricerca del sensazionalismo e, mal celatamente, contento di alimentare un dibattito sempre polemico e poco competente. La diffusione dell’idea di una “montagna per tutti”, corrisponde altresì a una maggiore attenzione che la “società” riserva a questo nostro mondo rispetto a un tempo. Purtroppo, quest’attenzione è accompagnata da una semplificazione etica spicciola, per esempio riguardo al tema “sicurezza”, con gli incidenti che sono in costante aumento.
Se da un lato questa crescita è fisiologica, dall’altro si finisce col trasformare un “fenomeno sociale” in un “allarme sociale”, scandito dai giudizi talvolta impietosi di schiere d’opinionisti sempre più estranei alla montagna, dall’invocazione di divieti, regole e sanzioni. Una situazione che è strettamente collegata al tema delle libertà e che rischia di condurre a conseguenze negative per tutti. Anche gli appassionati “tradizionali” di montagna, che utilizzano i social media, sono diventati parte di questo meccanismo e si sono adagiati alla necessità di una comunicazione maggiormente basata sull’immagine. “Storie” e “reel” hanno sostituito la narrazione, la condivisione delle emozioni attraverso le parole, con la scusa che i social non sono fatti per dilungarsi nella scrittura. Ci si sofferma all’impatto visivo, all’apparenza, spesso ricorrendo a fotografie che non hanno neppure più un gran valore semantico. Certamente lo scopo è di procurare il consenso immediato di amici virtuali.
Una certa resistenza culturale è offerta dai web journal di montagna e dai blog, che si sono inseriti nel vuoto editoriale cartaceo, continuando a puntare sulla competenza e proponendo contenuti di altissima qualità. Vi è poi il fenomeno delle “community alpinistiche”, piattaforme di utile scambio d’informazioni – in tempo quasi reale – sulle condizioni delle vie in montagna, del ghiaccio, della neve, dove però è necessario creare una progressiva rete di fiducia con chi sta dall’altra parte di uno sconosciuto nickname e senza che questo tipo d’informazione si sostituisca del tutto alla necessaria valutazione personale.
Quale ruolo per il G.I.S.M. - Gruppo Italiano Scrittori di Montagna - in un mondo in così continua evoluzione?Da sempre il nostro gruppo, più di qualsiasi altra associazione o istituzione alpina, ha fatto del racconto della montagna il perno centrale della sua esistenza, nel segno di un ideale e nella convinzione che la conoscenza sia il cardine di ogni processo evolutivo.Il nostro compito è continuare a farlo essendo i protagonisti e i promotori di una comunicazione “etica”. Non solo affrontando i temi a noi cari e le sfide cui saremo chiamati a rispondere con competenza ma promuovendo un “rinascimento alpino”, contro ogni tentativo di banalizzare la montagna, di trasformarla in un mondo senza ideali e asservito alle logiche del mercato.Una dimensione in cui si fa largo la rissa mediatica ed è in incubazione la tentazione del controllo e della “norma”. L’annuario “Montagna”, che oso definire una rivista di cultura alpina a tutto tondo, è la sintesi di questa volontà di accettare la sfida dei nostri tempi forti dei solidi ideali del passato.
Laddove si sentirà il bisogno di raccontare la montagna, il G.I.S.M. ci sarà.
Marco Blatto
venerdì 31 maggio 2024
Perla del mese - Maggio
Ël bòsch
D'Istà ël bòsch a t'ancanta:
l'erba dij pra a l'é brilanta,
le feuje vërde, fòrt j'odor,
le fior at sorido con ij sò color,
j'erbo vestì a stërmo 'l cel,
a smija na fàula, a l'é tant bel,
a svaniss ël mond con ij sò magon,
ma sta atent, a l'é n'ilusion;
it treuve 'dcò 'l luv malandrin
e, pen-a fòra, a të speto ij tò sagrin.
Il bosco
D'estate il bosco t'incanta:
l'erba dei prati è brillante,
le foglie verdi, forti gli odori,
i fiori ti sorridono con i loro colori,
gli alberi, vestiti di foglie, nascondono il cielo,
sembra una favola, è tanto bello,
svanisce il mondo con i suoi problemi,
ma sta attento, è un'illusione;
trovi anche il lupo malandrino
e, appena fuori, ti aspettano i tuoi fastidi.
[Beppe Sinchetto, Il bosco (frammento)]








