L’ebrezza di quell’ora passata lassù,
isolato dal mondo nella gloria delle altezze,
potrebbe essere sufficiente a giustificare qualunque follia.
In effetti il primo tratto di sentiero
appare poco utilizzato, a vantaggio della più comoda strada
asfaltata, ma decido comunque di percorrerlo. La mia determinazione
viene premiata con l'inaspettato incontro con un piccolo cervo che,
per nulla intimorito dalla mia presenza, mi concede uno scatto a
distanza relativamente ridotta per poi esibire tutta la sua selvatica
agilità scomparendo fulmineo con tre balzi dall'altra parte del
torrente.
Passando tra le abitazioni di Frazione
Margaula si possono distinguere i segni gialli e bianchi a terra che
indicano la direzione da percorrere. Una bacheca in legno riporta il
percorso su un pannello informativo e un cartello in legno indica la
destinazione: Madonna degli Alpini.
Non lontano dall'ultima abitazione si
incontra un bivio, occorre tenere la destra (indicata anche da frecce
rosse su cartelli di legno posti sugli alberi) e camminare per un
lungo tratto a mezza costa.
Poco prima del punto più alto del
rilievo, segnato da un omino di pietra marcato di blu, un cartello
indicherà un delizioso capanno sulla destra: la meta finale della
nostra rapida escursione.
Una targa in legno accanto all'ingresso
porta subito al pensiero agli Alpini caduti per la Patria (o che come
si dice in gergo sono “andati avanti”) poco più in basso la
statua della Vergine degli Alpini veglia sulla valle sottostante e la
croce di ferro, sostituzione di quella in legno posta dagli abitanti come voto a
protezione dalla grandine nel lontano 1765, ci accoglie scintillando
con i raggi del sole.


Per
la sopravvivenza e la sicurezza in montagna sono utili nozioni
elementari sulla formazione e l'evoluzione della neve, sia che si
tratti di sci o di escursionismo, nozioni che servono comunque per un
miglior adattamento agli ambienti innevati in generale.
«La
natura ha orrore del vuoto», e questo passaggio da una forma
sofisticata a una forma arrotondata partecipa all'assestamento
progressivo della neve.
La
neve si sovrappone agli altri due strati: sotto il peso degli strati
successivi, i cristalli si saldano, consolidando l'insieme (salvo se
sono posati su una base di neve fluida!), esattamente come fanno in
un secchiello i cubetti di ghiaccio, che hanno la tendenza a saldarsi
e a comprimersi. Questa metamorfosi consolida il manto nevoso.
La piccozza classica è,
nell'immaginario comune, il simbolo dell'alpinismo stesso, sinonimo
di ghiacciaio e nevaio. Quando infatti effettuiamo un'escursione o
una salita di qualsiasi tipo (escursionismo, scialpinismo,
arrampicata e alta montagna) dove incontriamo questi tipi di terreni,
sia per la progressione che per la sicurezza che per un'eventuale
autosoccorso, questo attrezzo non può mancare, e a parte rarissimi
casi esso deve essere sempre accompagnato ai ramponi.
In linea di massima la piccozza
classica nel suo utilizzo basilare, ossia nella camminata su terreno
ripido con appoggio della stessa, si impugna afferrandone la testa,
due dita sulla paletta. Due dita vanno appoggiate sul puntale con il
pollice che chiude sul manico, tenendo la punta sempre in direzione
del monte, sia che saliamo, sia che scendiamo un pendio. In discesa
essa risulterà quindi girata al contrario, questo per essere sempre
pronta ad essere conficcata il più rapidamente possibile nel pendio,
qualora scivolassimo.
Con il passare degli anni il legno è
stato sostituito dall'acciaio o dall'alluminio, con impugnatura
ergonomica e dragonnes di fibre sintetiche che forniscono supporto
nella progressione ed evitano che l'attrezzo venga perso nel caso
scivoli via dalla presa della mano.
Esistono sul mercato piccozze classiche
pensate per l'uso scialpinistico competitivo dal peso davvero
ridotto, è evidente che le prestazioni straordinarie per quanto
riguarda il peso, possono diventare un problema nell'uso su ghiaccio
molto duro dove una buona massa battente risulta sicuramente più
efficace.![]() |
Leonardo Emilio Comici
(Trieste, 21
Febbraio 1901 – Selva di Val Gardena, 19 Ottobre 1940)
|