Alpinismo: "Un'attività in cui soprattutto ci si cimenta per il piacere di venir fuori da situazioni pericolose e a volte disperate, ma scelte volontariamente!"
[John Bachar]
Alpinismo: "Un'attività in cui soprattutto ci si cimenta per il piacere di venir fuori da situazioni pericolose e a volte disperate, ma scelte volontariamente!"
[John Bachar]
Avigliana, splendida città con i due laghi situata all'imboccatura della Val di Susa, custodisce una curiosa storia circa le sue origini, una storia che sembrerebbe nata per essere un monito, un avvertimento tanto serio quanto scarsamente verosimile.
Una fredda sera d'inverno, mentre la neve scendeva copiosa come farina rovesciata dal cielo, giunse al paese un vecchio viandante vestito di bianco.
neanche i più ricchi, che di cibo e calore ne avevano in abbondanza, si degnarono di aprire. Il vecchio, tremante, giunse pieno di sconforto all'ultima casetta ai margini del paese: era una baracca così malandata che pareva tenuta insieme dalla miracolosa volontà di alcuni mattoni e qualche vecchia asse di larice.
Quella notte, mentre dormivano, la nevicata si fece pesante ed infuriò una tormenta. Al mattino il sole svegliò la vecchina che guardò vicino alla stufa ma il viandante non c'era più.
Il paese venne ricostruito nei pressi del lago e divenne l'odierna Avigliana. Da allora, un vecchio proverbio risuona occasionalmente a ricordare che l'antipatia viene punita: "Vian-a vilan-a për soa bontà l'è përfondà" che significa "Avigliana villana per la sua bontà è sprofondata".
Un gesto gentile, anche piccolo, può cambiare un destino; l'egoismo collettivo, invece, può far sprofondare un intero paese, se non sotto le acque di un lago, almeno nella propria misera morale.[Walt Whitman, Giorni rappresentativi, 1883.]
L'assenza di rifugi naturali, grotte o anfratti, capaci di offrire una protezione incaso di maltempo, fu verosimilmente la ragione principale della costruzione realizzata intorno al 1870, del "vecchio" riparo, una semplice susta in pietre senza basamento che integrava il preesistente pilonetto votivo, la cui facciata si poteva osservare entrando nel ricovero. Nel 1992 la cappelletta-riparo fu interamente smontata e ricostruita dagli Alpini della Quinta zona della Provincia di Torino.
La piccola costruzione in pietra che appare sul lato di una spianata erbosa, dalla quale sporgono alcune rocce basse, sembra volgere le spalle alla cresta Nord-Est del Monte Arpone e al sentiero 02A . Davanti al rifugio, invece, un sentiero conduce al Colle Lunella (1372 m) mentre dall'altra parte del Colle Portia il sentiero discende verso gli alpeggi citati all'inizio di questo post e al Rio Casternone.