Troverai più nei boschi che nei libri.
Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.
[San Bernardo di Chiaravalle]
Il gesuita Pierre Teilhard de Chardin
(1881-1955), geologo e paleontologo, divenne noto per i suoi scritti
sull’evoluzione della specie e per la sua visione del mondo nella
quale sosteneva che la felicità dell’uomo è inscritta nella vita
del mondo e si armonizza nella sapienza e nel ritmo della creazione.
La felicità piena può essere vissuta attraverso la creatività,
l’amore e l’adorazione.
I primi, gli stanchi, i pessimisti, i
pigri, tendono ad abbandonare l’impresa prima ancora di averla
realmente cominciata. Si pongono la domanda “Ne vale la pena? A che
scopo?”
Si possono deridere o denigrare questi
uomini, trattarli da ingenui o trovarli noiosi. Ma secondo lo scritto
di Pierre Teilhard sono loro che preparano la Terra di Domani.
Edilizia, mobilifici,
produzione di carta e cellulosa, combustibile, materiali per
falegnameria, fino ad arrivare alle produzioni artigianali di
pregiati strumenti musicali. Questi sono solo alcuni dei principali
enti che attingono dal bosco, molto spesso anche con poca parsimonia.
Con il variare delle
stagioni e del clima, un gran numero di piante mostra variazioni nell’aspetto, nel
colore, nei fiori e nelle foglie. Altre invece, come un gran numero
di conifere resinose, rimangono con un aspetto approssimativamente
invariato per tutto l’anno. Proprio l’osservazione delle conifere
può fornire dati importanti per effettuare un’analisi delle
variazioni del nostro ambiente e dell’ecosistema in generale. Pini,
abeti e larici sono le principali specie di conifere presenti in
Piemonte, ma le conifere hanno origini antichissime facendo la loro
comparsa sulle terre emerse del nostro pianeta quasi 300 milioni di
anni fa e sviluppandosi nel periodo del Giurassico e del Cretaceo.
Si calcola che le
conifere, al massimo del loro splendore, fossero rappresentate da
almeno 2000 specie differenti. Oggi si sono contratte a meno di 600
specie ed alcune disseminano già in forma estremamente ridotta
denunciando una rinnovazione stentata e difficile. Le latifoglie che
invece si sono imposte in tempi successivi costituiscono oggi i 9/10
della vegetazione delle terre emerse.
Sono però molto
frequenti, a diverse altitudini, boschi misti che sono spesso il
frutto di un secolare intervento dell’uomo. Questo tipo di ambiente
ha favorito significative variazioni nella flora subordinata. Nei
vasti boschi di querce per esempio non è raro trovare il pino
silvestre, il ginepro ed ancora aceri, frassini, noccioli e carpini
neri. Nei boschi dei castagni, che in Piemonte si sviluppano anche
fino a 1000 mt. di altitudine, si possono trovare alte concentrazioni
di mirtillo nero, felci, rovi e orchidee selvatiche.
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